ED: Situazioni strane o comiche, Sistemi Bizzarri, Varie no bugs

Carissimi CMDRs,

Bighellonando nello spazio con la mia nave mi sono ritrovato qualche volta in alcune situazioni particolari (forse meglio dire mi sono andato a cacciare…). Nella mia ancora molto breve carriera di pilota spaziale ho testimoniato alcuni eventi penso difficilmente ripetibili.

Non ho purtroppo preso degli screenshot da postarvi (perchè alcuni avvenuti prima di conoscere gli spacejockers) quindi dovrete un po fare un esercizio di immaginazione per ora, ma nell’articolo potrei modificare in seguito le aggiunte di qualche bel screenshot di altre rarità in cui sono sicuro di imbattermi.

Eccone uno un sistema binario con nana bianca Gliese xxxx e wolf rayet (freccia rossa sullo sfondo) il sistema aveva anche un pianetino orbitante intorno alla wolf rayet 100% metallico completamente nero  😮  :

Questo diavolo di Elite “pericoloso” ti presenta realmente delle situazioni uniche anche se partorite da una mente di latta… e sorvolando velocemente su le sorprese da novizio come il sistema di Proxima Centauri e l’incredibile lunghezza del viaggio in supercruise per raggiungere lo Hutton Orbital distante 0,22ly dal punto di arrivo vicino la stella principale (circa 1 ora e 20 minuti di tempo reale se non si perde tempo con i segnali sconosciuti…) 😮  o l’effettiva mappa della Terra con i corretti continenti e un discreto grado di dettaglio…

Sui sistemi bizzarri gli spacejocker hanno postato alcuni screenshoot veramente da cartolina, vi invito a guardarli nei vari diari,ne vale veramente la pena.

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Non posso non menzionarvi di essermi imbattuto in un sistema ternario composto da:

  • una nana bianca e suoi jet cone;
  • una classe B (supergigante blu);
  • e una classe T taury

anche molto vicine tra loro, uno spettacolo inquadrarle tutte e tre contemporaneamente in un angolo di visuale stretto…sono rimasto 5 min fermo a fissare il video a bocca aperta, …era da fare un bel sefie in effetti 😉 non ricordo più il nome 🙁

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Premettendo che se dovessi grossolanamente priorizzare le varie specialità di ED metterei al primo posto il combattimento (Bounty Haunting e mission massacre sopratutto), subito seguito dall’esplorazione (che ancora devo provare per bene), poi il commercio, il trasporto passeggeri, il minatore…ecc. (approfitto per dire che è un peccato non poter cambiare nave se non si è nella stessa base…) Nell’ambito del combattimento puro le mission massacre sono il massimo e le più difficili, ci vuole una buona nave fittata bene e un discreto skill per portare la pellaccia in salvo dopo una sessione, trovo l’Alliance Chieftain perfetto per questo tipo di missioni, ho appena finito di fittare un Krait mkII che invece va avanti all’infinito nelle RES perfino hazardous se fittato bene e con il caccino al seguito, però il costo dell’assicurazione inizia ad essere molto rilevante (il mio si aggira attorno ai 5 milioni per il Krait)…Cercate di non farvi prendere dalla frenesia di provarlo subito se non è ben fittato rischiate di perdere molti soldi come è accaduto a me: 2 morti consecutive in una stupida mission massacre: con la prima esplosione ad opera della polizia per fuoco amico mi hanno dato l’ipoteca con esilio sulla nave punitiva e (dopo aver pagato le taglie) sulla seconda esplosione ho dovuto vendere un Dolphin perchè l’assicurazione non copriva…che brutta situazione) dopo questa esperienza mi sono chiesto qual’è la percentuale minima di hull ammissibile (per es col Chieftain) prima di scollare il deretano dalla zona di combattimento? e mentre mi chiedevo questo e schiantavo l’ennesima Piton in RES hazardous mi ero dimenticato che lo Hull era al 36%, finiti tutti i limpet repair,  cannons e multicannons out of ammo, AFMU a zero, ero già col dito sul FSD e mi compare sullo scanner una Gunship…ho pensato queste me le mangio a colazione solo con i beams, faccio l’ultimo bounty e poi taglio la corda…che ingordo!

DECISIONE ERRATA!,

per una serie di circostanze sfortunate ho perso gli scudi subito e mentre ci scambiavamo potenti colpi a scudi abbassati, non avendo più colpi balistici (efficaci contro lo scafo senza scudi) ma solo laser faticavo non poco a far scendere la % di hull del mio nemico, alla lotta mi si è alleata una cobra,…arrivati entrambi io e il mio nemico, sotto il 10% di integrità già molto oltre il limite minimo prefissato per me e con oltre 8 milioni di bounty nel cruscotto da rivendicare, decido di scappare.

Chiudo gli hardpoint e attivo il mio FSD, ricevo un paio di colpi di laser, COCKPIT BREACHED!, altro colpo  sul c…retro, credo il mio scafo al 5%, ma la Gunship al 2%…mentre l’FSD caricava facevo manovre evasive per evitare colpi, boost, ENG e manetta al massimo, hull al 3%…,2%…, 1%…

Quello che è successo dopo sarà durato qualche decimo di secondo: mi è comparso il messaggio con circa 400.000 cr bounty reward e il conteggio alla rovescia del FSD attivo con audio ovattato dal cockpit rotto, quando ormai le dita premevano tasti a caso ho realizzato di essere ancora con tutte (quasi) le molecole del mio corpo a posto.

fiuuu!…

punto il mio naso verso la base più vicina e aumento il capacitore SYS al massimo per ri-scudare…nei 30 secondi successivi sono in attesa solo; Io; e il rumore della mia fiatella… mi cade l’occhio sulla percentuale di integrità dello scafo:

0%!!! <- ZEROPERCENTO!!!

Facendo mente locale, mentre cercavo di sfuggire, devo aver preso l’ultimo colpo di laser che ha portato il mio scafo a qualche decimale 0,x% (non viene visualizzato) per cui la mia nave si è tenuta con gli elastici, nastro adesivo e qualche ciappetta, mentre il cobra deve aver sferrato il colpo di grazia alla Gunship. Credo sarebbe bastato meno di una scoreggia ancora per farmi fuori o come avrebbe detto un amico “…un tremito nella FORZA…” 😀 😀

Non descrivo come ho eseguito l’appontaggio con la tuta marrone bagnato…, vi dico solo che per entrare dal boccaporto della base andavo a 30 con i carrelli già estratti e quando finalmente ero in sicurezza atterrato, 30 secondi di immobilità…poi una sequenza di “ma Poor… £/%&%(£@#@[]#@!!!”, sigaretta, “ma Poor… P….!!!

Non sapevo se gioire per esserne uscito vivo o strapparmi i capelli per aver corso un rischio inutile del valore di una quindicina di milioni… 😀

 

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L’ultima volta che mi sono collegato per inespertirmi con L’Hotas ho acquistato una sidecaccher non fittata… un po di cannyoning, poi sono andato in una RES high non per far soldi, ma solo un po di manovre, dopo una mezz’oretta di su e giù, accelera, frena, schiva, spara, fuggi, ritorna e aver provato a raccogliere qualche pezzo lasciato dai distrutti con lo scoop, ho scorto davanti a me un grosso relitto, mi sono avvicinato per vedere meglio e, non era un relitto ma una Anaconda intera della polizia che ruotava su tutti gli assi con lo hull al 10%, quasi tutti i sottosistemi a zero a parte il Power, il Distributor, il generatore di scudi e lo scanner,…non mi era mai capitato di incontrare una nave da combattimento così grossa ma inoffensiva andare alla deriva come un qualsiasi asteroide ruotando all’infinito senza controllo sui 3 assi …(benchè avesse ancora gli scudi non sarei riuscito a distruggerla neanche volendo coi miei laserini sparamolecolediariafritta) ho cercato di inespertirmi col joistick manovrando e spingendo con la piccola massa del cartawinder e i thruster per stabilizzarla…ma credetemi ci sono riuscito solo dopo più di un’ora di manovre complicatissime e le mie spinte hanno si stabilizzato le rotazioni ma hanno anche conferito una velocità pari alla mia massima manetta…a quel punto sono andato via felice per l’impresa. 🙂

Ora manovro con l’Hotas come un pilota Elite e Dangerous  😀

20181011 Piccolo avviso ai naviganti: solo su piattaforma PS4, i Thrustmaster Rudder pedals  TMRP che si collegano con il HOTAS 4  e aggiungono 3 assi supplementari purtroppo non vengono riconosciuti da ED! nonostante la licenza ufficiale di Thrustmaster, Frontier, per adesso non supporta questo ulteriore controller opzionale!

——————————————————– UPDATE 20181005

Avevo appena pubblicato questo articolo su le possibili bizzarrie del Creatore di questo universo di gioco subito dopo aver iniziato il mio primo viaggetto test dietro l’angolo del sistema solare cercando di raggiungere una piccola nebulosa (Coalsack), nel mio path ho inserito una tappa in un curioso sistema che attirava la mia attenzione (notato in mappa galattica) una stella di Classe ‘O’ molto rara…il sistema HIP63835 (corretto), sarebbe stata la mia prima stella si classe ‘O’.

Già in mappa galattica veniva visualizzato con una misteriosa leggera “nebbia” intorno…bene, giusto ieri raggiungo questa tappa, attivo il salto, azzero la manetta e mi godo il viaggio…

Appena esco dal salto il video si satura completamente di un bianco intenso, l’intero angolo di vista del cockpit è completamente bianco!, dopo che i miei occhi si sono abituati alla luce accecante manovro per selezionare l’astro e scansionarlo, nel far questo noto una linea orbitale molto vicina alla superficie della enorme stella con il marker di un segnale che però non evidenziava nulla…

Finita la prima scansione seleziono il nuovo marker per ri-attivare la scansione, ma non succede nulla, mi avvicino lentamente per non essere inghiottito nell’inferno bianco, il radar di selezione però mi restituisce il disegno di astro che non avevo ancora visto prima…arrivo fino a 5 ls di distanza ma non succede nulla, a questo punto decido di visualizzare la mappa di sistema…

Il mio stupore è massimo! (perdonate la qualità pessima della foto fatta con un cell del video, cercherò di migliorare appena possibile):

OMG! Se il Creatore avesse voluto stupire qualcuno, credo che si sia fatto trascinare un bel po oltre l’immaginabile.

Un Sistema che comprende 17 corpi stellari di cui ben quattro molto rari! e alcuni pianeti in un intreccio gravitazionale complesso:

  • 2 sottosistemi binari che comprendono rispettivamente il primo con una Stella di classe ‘O’ e un BUCO NERO che gli orbita intorno, il secondo con ben 2 BUCHI NERI in rivoluzione tra loro;
  • intorno ai 2 buchi neri ruotano 4 nane brune e 2 giganti gassosi
  • intorno a tutti questi corpi ruotano altri 6 sottosistemi tra cui
  • uno con un ‘gigante d’acqua’
  • un altro con una stella di classe ‘A’ (come se fosse comune trovarla in giro)
  • altri 4 minisistemi a 2 stelle
  • pianeti vari, perlopiù ricchi di metalli

Non so quanto sia comune trovare un sistema del genere e ne se ne troverò altri ancora più stupefacenti, ma la visita è veramente  consigliata a tutti gli esploratori! 🙂

——————————————————– UPDATE 20181010

Ogni pilota che si vanti di essere riconosciuto tale dovrebbe fare un viaggetto sulla superficie di un mondo con gravità oltre i 3 terrestri.
Con tale premessa, ieri, ho provato sullo scafo della mia Asp quanto può essere complicato e dannoso un approccio “superficiale” in condizioni di 3 gravità terrestri e con una coda di evento inaspettata e quasi drammatica…Di ritorno dalla gita di esplorazione fuori porta con circa 9 milioni di dati cartografici e qualche canister trovato in giro (che bello trovare 1 tonnellata d’oro o di palladio tutta insieme 😉 ) ho pensato di rendere rotondo anche il numero dei magazzini di metalli che sono molto utili per varie cose, infine dovevo soddisfare la mia curiosità esplorativa in condizioni di gravità pesante…

Quindi senza perdere tempo nel racconto dell’atterraggio, già ben documentato da CMDR WOLF  qui , mi sono schiantato sulla superficie, pur con scudi al massimo e thruster in frenata la integrità dello scafo è sprofondata al 48%.

Finalmente atterrato, mi lecco le ferite, mi diverto con il rover SRV per un po, faccio il pieno di risorse, rientro, riparto.

Anche il decollo fornisce un idea della gravità accentuata: in hovering stazionario in quota, i truster rimangono sempre accesi e basta picchiare di 15 gradi per innescare una caduta più o meno controllata, inoltre è ben percepibile anche il ritardo per risalire di quota coi i thruster al massimo…
Comunque, punto il mio naso a 90 gradi per uscire con manetta al max, e nell’attesa di prendere quota, faccio un giro in mappa galattica e nell’inventario, seleziono il waypoint…il tutto sarà durato circa 5 minuti, ritorno ai comandi. L’altimetro misurava 250km dalla superficie, provo inutilmente ad attivare FSD per il salto ma la destinazione era occultata dal pianeta, muovo un po la nave per individuare la destinazione, decido di selezionare la stella del sistema in cui ero (Binario con due classe O) per andare in SC, attivo FSD e mentre carica manovro per trovare il punto di uscita…

dopo circa un 6 o 7 secondi primo allarme di surriscaldamento :O …???…

guardo il FSD era a circa metà carica …???…

temperatura a 180 gradi in rapido aumento …c…o!…

un secondo per decidere e penso (erroneamente, poichè andavo in SC e non in hyper) che se si attiva il FSD con temperatura oltre i 200 gradi per i circa 10 secondi di salto, farò in tempo a fondermi con il tunnel spaziotemporale…

Decisione critica: disattivo FSD,

temperatura a 240-250 gradi,

primi malfunzionamenti dei moduli, PANICO!, cosa faccio?

Cerco di livellare la nave in hovering,

intanto un malfunzionamento al portello di carico,

tra mille scintille e fumo in cabina il radar mi segnala che la nave stava espellendo i canister di oro, palladio, ecc, così faticosamente ottenuti.

Provo a ritracciarli per riprenderli a bordo, ma mi ritrovo con il muso in picchiata verso la superficie del pianeta,

vedo i canister allontanarsi da me alla velocità della luce cadere verso il pianeta e 1000 allarmi di malfunzionamento di tutti i moduli.

In tutto il casino la cosa peggiore è che non capivo cosa succedeva!, mentre la mia nave si stava disintegrando con me dentro.

OK! abbandono i canister, livello la nave e inizio a pregare in Klingoniano antico.

Lentamente la temperatura inizia a calare, la caduta verso il pianeta si arresta e dopo un paio di lunghissimi minuti gli allarmi cessano. Faccio un rapido rapporto danni: lo hull a 19%, i moduli variavano tra il 30% e il 90% di integrità, attivo l’autoriparazione ma evitando i thruster, uso i materiali per restockare l’autoriparazione, riparo tutto il possibile ma non i thruster che mi tenevano appeso per i capelli (la riparazione può esser fatta contestualmente allo spegnimento del modulo).

Finalmente tiro un sospiro di sollievo e cerco di capire cosa è andato male: l’enorme gravità del pianeta e il sostentamento continuo dei motori li aveva riscaldati a circa 45 gradi, l’attivazione del FSD fa innalzare la temperatura del motore con un gradiente proporzionale alla gravità a cui è sottoposto (infatti nel caricamento l’FSD innalzava la temp di circa 10 gradi al secondo, inoltre più si innalza la temperatura più tempo ci vorrà per ridurla) e partendo da quasi 50 gradi di base in pochi secondi mi sono ritrovato con la nave che stava letteralmente fondendo a più di 250 gradi, mentre il malfunzionamento del portellone hangar faceva cadere i canister dalla nave.

A questo punto, direte che chiunque sano di mente sarebbe scappato a gambe levate da quel sistema! …e invece no! 😀
Sono ridisceso sul pianeta cercando di mantenere la stessa verticale per cercare di ritrovare le 10 tonnellate di canister persi. 😀

Mentre monitoravo la caduta controllata riparavo i thruster dal 90% al 100%

Atterraggio perfetto, ma notte nera e buio pesto, rover SRV in giro a caso sulla superficie. Quando stavo per abbandonare, ricevo un segnale di PoI, mi dirigo lì e trovo (davvero non so come) 6 tonnellate di canister di altri materiali, però il mio oro non c’era più :(( .

Vabbè! per oggi è abbastanza!, mi sta bene!, riparto di nuovo, stavolta faccio tutta la procedura di fuga perfettamente, e finalmente abbandono questo avventuroso pianeta riprendendo il viaggio sulla via del ritorno.
Annoto che facendo tutto perfettamente la temperatura raggiunge comunque gli 80 gradi al suo picco massimo. Fate MOOOOLTA attenzione cari esploratori! I pianeti che superano di almeno 2 volte la gravità terrestre vanno gestiti con moooolto rispetto 😉

 

——————————————————– UPDATE 20181024

…Alla fine l’ho fatto! 😀

…cosa!? …il matrimonio? l’acquisto di una Ferrari? una colonscopia? COSA!?…

Ebbene, l’atterraggio su Achenar 3

…ci ho messo un po di tempo per ottenere i permessi di Achenar prima, poi ho acquistato la solita sidewinder da offrire in tributo agli Dei di Frontier e mi sono diretto sul fatidico pianeta da 6,73G terrestri. Questa volta volta usando tutte le accortezze per evitare un veloce trapasso, pur con thruster di classe D, sono atterrato sul pianeta. In realtà è molto meno difficoltoso di quanto si creda, bisogna solo essere moolto attenti all’altimetro e reattivi e alla manetta, inoltre ci sono un paio di tecniche distinte per un atterraggio sicuro.

Quindi all’approccio col pianeta e volo orbitale e glide ridurre al minimo l’angolo di attacco fino a -20 gradi di picchiata è perfetto, la nave vi lascia in hovering automatico a circa una ventina di km di quota e livellati, qui iniziano i problemi: ogni volta che si sfiora per un decimo di secondo il thruster solo per scendere di quota la nave innesca una caduta fino a circa 100 m/s e per il tempo che impiega a riportare l’hovering siete almeno un km più in basso (non ho provato a tenere i thruster per più di una frazione di secondo, ma credo che l’esito sia scontato 😀 ) in questo modo mi sono avvicinato cautamente a una quota di 10km dalla superficie, Per atterrare senza troppi danni in questa maniera bisogna calcolare bene i tempi di richiamo e usare i boost se necessario e con una certa frequenza…rimane comunque molto complicato! c’è un altro modo per scendere di quota più dolcemente picchiando o rollando o cabrando la nave un po oltre i -15 gradi la nave inizia a cadere ma riportando a zero l’angolo si recupera stabilità molto velocemente (è una specie di miniglide a velocità bassa) inoltre tenendo un leggero angolo si può giostrare con la manetta la velocità con cui scendere…in questa maniera sono riuscito ad arrivare a circa 10metri di quota senza danni…il contatto col terreno anche da questa quota fa danni ma gli scudi assorbono bene. In SRV la gravità cambia solo i tempi d’azione dei razzi ma poco altro. In decollo nessun problema con l’esperienza già passata, le temperature si alzano rapidamente per il caricamento del supercruise ma nessun problema se si prepara bene l’uscita, solo una ulteriore nota: decollando con i thruster up la nave sale di quota, ma se si lascia il tasto per raggiungere l’hovering come accade sui pianeti normali, su questo si riscende per molti metri prima della stabilità! quindi fare attenzione anche alla quota per gli spostamenti rapidi sulla sulla superficie. Basta veramente una disattenzione banale per schiantarsi senza controllo.

Il Pianeta è rosso ed enorme (più del doppio del raggio terrestre) La vista della stella di classe B dalla superficie eccezionale.

Cimentatevi pure con perizia…è preparatevi a pianeti che sfiorano i 10G terrestri :O come pare abbia sentito su radio sidewinder 😀

——————————————————– UPDATE 20181031

Ieri, vagabondando per la galassia nel settore della nebulosa California, mi sono avvicinato ad una piccolissima nebulosa NGC 1333 in basso, e approdato al sistema vicino popolato 😮 .

Sistema triplo 2 classi B e 1 classe G, ma la sorpresa per la mia prima “asteroid mining base” e la bizzarria di essermi imbattuto in uno strano cloud di stelle ultradenso “2mass” con la forma di una linea lunghissima puntata verso sol che contiene circa 1000 stelle vicinissime tra loro, una specie di striscia di stelle di cui non conosco la natura…PS dimenticavo che nello stesso sistema c’è un buco nero anche che facendomi coraggio ho provato ad avvicinarmi il più possibile con l’incredibile risultato di …NIENTE! 😀

non accade nulla di ciò che mi aspettavo: risucchio mortale, esplosione, spaghettificazione, perdita di senno…NIENTE!

sono arrivato a toccarlo fino a un poco più di un km 😮 e non sono morto, le foto però sono incredibili, gli effetti di luce che è possibile ottenere non sono quasi da meno agli effetti visivi di Interstellar  🙂

——————————————————– UPDATE 20181106

Il mio viaggetto un po oltre il fuori porta mi fa conoscere la NGC1514 nebulosa planetaria con una sola stella di classe B al centro, notata nello spazio da un altro sistema vicino come una piccola macchia blu intenso senza contorni. L’ho cercata nella mappa galattica e poi visitata ospita un faro turistico (little Blu), immagini e selfie spettacolari! dovrò scaricare un po di foto con lo sfondo della California rosso-gialla con sfondo blu e gruppo insieme stella B con Barnard loop rosso e nebulosa della strega…

Annunciazione.. PEEEEEEE… !!!

Il primo impulso che ho avuto è stato quello di utilizzare le immagini del compianto Massimo Troisi e Lello Arena.. ma sono poco “sai-fai” (sci-fi, come dicono gli ammerigani)..

Vorremmo che ci uniste a noi, con un fragoroso e tumultuoso coro di applausi, per dare il benvenuto al nostro nuovo membro dello Staff: CMDR FAX.

Alcuni dettagli su di se li ha già inseriti nella sua pagina personale.

Benvenuto e buon lavoro!
Ora la parola ai vostri commenti!

Il viaggio nel tempo (parte 3)

Dopo il nostro articolo serio sul cinema ed i viaggi nel tempo, vi riporto un dialogo realmente avvenuto fra me e Wolf.

Il suono della sveglia mi richiama con un sussulto dal morbido abbraccio del criosonno.
Guardo il display.. non è la sveglia, settata per risvegliarmi fra 15 anni.. ma un allarme di chiamata, codice preferenziale 135.
Solo una persona può chiamarmi e romper.. strapparmi dal criosonno, sapendo di farla franca: Wolf974
Cerco a tentoni il mio orecchio destro, senza successo. Devo averlo perso nella vasca.
Ci riprovo, questa volta stringo fra le dita (sicuramente non mie) un pezzo di carne molliccia.
Premo il microinterruttore per rispondere alla chiamata.

Nijal: “…mrff..wtf?”
Wolf974: “ciao bello, disturbo?”
Nijal: “…sgurt! adess..?”
Wolf ignora i miei monosillabi. Era ovvio.
Wolf974: “…allora la criostasi è fattibile! Leggi quì:

Niente.. ignora i miei grugniti che avrebbero fatto invidia ad un Cro-Magnon.
Mi faccio forza e rispondo.

Nijal: “sgrunt.. dobbiamo trasformarci in vermi?”
Wolf974: “ci faranno vermi ogm”
N: “gnam gnam.. comunque è la storia di “il senso di Smilla per la neve”.. non so se l’hai letto.. dove trovano dei vermi preistorici in una caverna al polo nord”
W: “no”
N: “non male, anche il film.. ”
W: “Interessante. Invece ti ho detto che devi guardare Sense8?”
N: “..dove lo guardo?”
W: “Netflix. Poi ho una domanda metafisica da farti riguardo ai viaggi nel tempo.”
N: “..dimmi”
W: “Sai che ci sono vari tizi che hanno detto di provenire dal futuro con varie profezie, uno su tutti John Titor. Adesso pare ce ne sia un altro di cui non ricordo il nome… ma al di là delle profezie, mi interrogavo su una cosa… ci sono coloro che affermano a prescindere che sono delle bufale e sicuramente lo sono…. però la cosa mi fa pensare…e se invece anche il solo fatto che questi si siano dichiarati e abbiano esplicitamente proclamato la loro profezia, abbia quindi cambiato il corso degli eventi?… noi non potremmo accorgercene e per noi risulta una bufala… ma nella realtà delle cose sono loro stessi ad avere cambiato le cose… mi segui?”
N: “chiamo la neuro?”
W: “:D”
N: “vai avanti”
W: “no solo x concludere…. che noi non possiamo affermar con certezza che siano bufale; semplicemente c’è il principio di indeterminazione delle cose che ci vieta di farlo. Capisci?”
N: “si, sono d’accordo”
W: “ok…sono un genio.. XD”
N: “1) non abbiamo modo di dimostrare che il viaggio nel tempo sia possibile o impossibile, con le conoscenze scientifiche attuali..”
W: “già..”
N: “2) è più bello immaginarlo possibile :)”
W: “Diciamo che è teoricamente fattibile ma tecnicamente irrealizzabile.. ed è più facile che l’uomo si estingua che si riesca a farlo…”
N: “Beh.. ammettiamo che diventerà possibile.. anzi.. di quanti “viaggiatori dal futuro” abbiamo notizia, oltre a John Titor?”
W: “Ne parlavano ieri di uno….ma nn ricordo il nome.”
N: “Se il viaggio dal futuro è possibile, c’è pochissima gente che viene a trovarci.. sarà perchè è troppo costoso o rischioso ?”
W: “se veramente ci sono secondo te si palesano??? sarebbero idioti.. andrebbero a sfasciare la continuità spazio temporale”
N: “magari non è troppo costoso o rischioso ma è estremamente controllato.. oppure non è possibile”.
W: “controllato tipo ‘agenti temporali’ .. questo mi ricollega a un gioco che sto giocando “life is strange“, avventura grafica narrativa. All’apparenza è la storia di una colleggiale americana un po nerd, le sue vicende si intrecciano con le trame della cittadina che è sconvolta da strani eventi. Lei ha poi delle visioni… e infine si trova con il potere di tornare indietro nel tempo… all’inizio x poco tempo… cmq… impersoni lei. La cosa buffa è che puoi rifare le scene che giochi per scegliere il finale che più ti aggrada dei dialoghi.. ed ogni evento che scegli ha delle conseguenze successive. Ebbene quasi alla fine del giochi scopri che tutti gli eventi strani che avvenivano in città: animali morti, doppia luna di notte, neve d’estate e infine un tornado epocale che devasta la città… è tutta colpa tua e dei tuoi poteri che hanno squarciato lo spazio tempo, oltre al fatto carino che durante la storia hai provato a sistemare il passato (salvando gente che era morta). Ma le conseguenze sono state peggiori.. salvi una persona per poi scoprire che la tua migliore amica era in sedia a rotelle morente.. quindi tornavi indietro alla situazione precedente.. scelte difficili… quindi ti ritrovi a dover rimediare ai cambiamenti che hai fatto.”
N: “Dovresti leggere questo romanzo di S.King.. 22/11/63
W: “cmq solo x ragionare che il viaggio nel tempo può creare grandi casini..”
N: “Si ma perchè?..”
W: “deve essere un po’ come incrociare i flussi…”
N: “..sei tu un Dio?”
N: “Oltre a creare conseguenze.. questi squarci temporali da cosa derivano? Dalla potenza necessaria al viaggio?”
W: “Si..no.. forse.. aspè, seguimi: lo spazio è come un foglio di carta curvo giusto? dove le grandi masse lo incurvano..”
N: “si”
W: “Secondo me, dove ci sono delle grandi masse, ci sono dei punti di congiunzione tra più fogli paralleli tra loro (dimensioni).. immagina come se la realtà fosse un libro… noi viviamo in più fogli ma siamo coscienti di uno solo..”
N: “ma come mai oggi sei così metafisico?”
W: “boh! comunque.. se congiungiamo dei fogli in punti distanti tra loro è come se facessimo un taglio e un ponte tra i due.. se i fogli sono congiunti solo dove c’è un enorme massa… vedi buchi neri o stelle.. se congiungiamo con dei punti i fogli, capisci bene che è come avere una singolarità (buco nero) in quel punto.”
N: “Eh certo, sono anni che studio fisica cosmologica!”
W: “..e di certo nn fa bene alla natura delle cose stare vicino a una singolarità! Questo spiegherebbe i disastri causati dal viaggiare nel tempo.. le forze in gioco.. cmq non so.. mi piace la teoria..”
N: “Quindi se potessimo avvicinarci ad uno di questi “buchi neri”, potremmo passare da un “foglio” all’ altro..?”
W: “Mah.. si.. forse.. Vabbè, ti saluto: il mio vicino, il Sig. Schrödinger mi ha chiesto 2 giorni fa di guardargli il gatto mentre lui è via.. e me ne sono dimenticato. Chissà se è vivo o morto..?”

Cade la linea, mi giro nuovamente e sprofondo nel criosonno..

Bilancio del terzo anno

Beh, qualcuno non se l’aspettava, qualcuno ci contava molto.. ma anche quest’anno siamo sopravvissuti. Lanciati a 108.000 km/h, anche questa volta abbiamo percorso 940 milioni di chilometri, fino a tornare dov’eravamo prima..

..Dov’eravamo? Ah già! E’ il terzo compleanno degli Spacejokers!!

E’ stato un anno un po’al ribasso.
Abbiamo avuto problemi tecnici con il caricamento delle immagini, in origine hostato sui server di Site5 ed ora residente su Aruba.
Abbiamo avuto problemi tecnici di collegamento dal lavoro (non penserete mica che perdiamo tempo a scrivere durante l’orario di lavoro, assolutamento no, non si fa, mai! mai! mai).
Abbiamo avuto problemi familiari che ci hanno giocoforza distratto dal magnifico passatempo che è scrivere su questo spazio e che ci hanno allontanato anche da Elite.

Siamo tornati?
Un po’, ora che i problemi tecnici si sono risolti, continueremo a scrivere anche se la traduzione delle newsletter, con il tempo attualmente a nostra disposizione, difficilmente continuerà.
Cercheremo comunque, come abbiamo appena fatto in questo articolo, di tenervi aggiornati su cosa accade nell’universo di Elite.

Di cosa abbiamo parlato quest’anno?
Beh, di Ridley Scott e dei suoi pre-sequel di Alien, del tanto atteso (inutilmente) Alien 5, di viaggi nel tempo e viaggi nello spazio ..aspetta, ma non è la stessa cosa?

Abbiamo parlato di Star Trek, sia della nuova serie, sia del GdR ispirato a Star Trek.

E sul fronte Star Wars? Bleah.. Lasciamo stare.. l’unica cosa che mi entusiasma è il mio nuovo acquisto:

Per quanto riguarda Elite Dangerous, abbiamo parlato del Gdr, dell’arrivo della espansione “The Commanders”, ed abbiamo continuato a pubblicare delle guide, come quella sulle autostrade a neutroni e quella realizzata dal nostro nuovo collaboratore, CMDR Zack J White, su come realizzare crediti a palate.

Cosa ci aspetta per il nuovo anno?

Per ora un caloroso saluto (siamo a meno 2, freddo porco) da noi Spacejokers!

Il viaggio nel tempo (parte 2)

Rieccoci quì, dopo un breve articolo introduttivo, a parlare di come la tematica dei viaggi nel tempo abbia influenzato la fantascienza.

time_machine_04 “When I speak of time, I’m speaking of the fourth dimension.”

Iniziamo con H.G.Wells “The Time Machine” (1895) perché è da qui che il viaggio nel tempo assume una forma di romanzo. Questo non significa che non ci fossero storie di viaggi nel tempo prima di Wells, anzi ve ne sono numerosi esempi. Lo stesso Wells pubblico una prima versione della sua storia con un titolo meno orecchiabile “The Chronic Argonauts” già nel 1988. Alcuni anni prima Edward Page Mitchell pubblicò “The clock that went backward” (1881), la storia di un magico orologio a pendolo che permette ai personaggi di tornare all’assedio di Leiden (Olanda) nel 1572 e salvare la città. In “A Christmas Carol” (1844) di Dickens, spiriti magici mostrano a Scrooge degli scorci del suo passato e del suo futuro. Ma è “La macchina del tempo” di Wells che mette in moto un intero genere di storie, romanzi e film. Questo punto di partenza, tuttavia, suscita una serie di domande. Potremmo chiederci, come mai il viaggio nel tempo è apparso dal nulla nel 1894 ed è diventato uno degli argomenti principali della narrativa fantastica e fantascientifica del 20esimo e 21esimo secolo?

Da ormai più di una generazione, il viaggio nel tempo è entrato nella nostra cultura. In televisione abbiamo visto la straordinaria popolarità che serie come Doctor Who (1963-) e Star Trek (1966-) hanno riscontrato, senza dimenticare che proprio la serie ideata da Roddenberry spesso include, nella narrazione dei suoi episodi, storie di viaggi nel tempo. Questo avviene anche nei film che hanno seguito la serie TV, ad esempio Star Trek IV The Journey Home (1986) ed il reboot, diretto da J.J.Abrams, Star Trek (2009). L’utilizzo del viaggio nel tempo viene usato ancora in altri film di attualità, da The Time Traveller’s Wife (2009) fino ai film di Harry Potter (dove fra i trucchi magici troviamo il ‘time turner’). Nel primo indimenticabile film di Superman (1978), l’eroe (o meglio il supereroe) torna indietro nel tempo, invertendo ingenuamente (ma in maniera molto efficace per la narrazione) il senso di rotazione della Terra, per annullare l’opera di Lex Luthor (il lancio di un missile contro la Faglia di San Andrea… niente di che) e per resuscitare così la sua (eterna) fidanzata, deceduta nel terremoto scatenato dal missile. Nel fiorire di film basati sui supereroi Marvel (e D.C.Comics), ne troviamo anche uno che sfrutta il viaggio nel tempo come elemento narrativo X Men: Days of Future Past (2014).

Ciò che le storie precedenti a quella di Wells hanno in comune, è la casualità, l’arbitrarietà di questi “spostamenti temporali”. Non c’è un interesse attivo verso cosa ci attende nel futuro o una ricerca storica; inoltre in queste storie non traspare che il viaggio nel tempo possa appartenere in qualche modo al mondo materiale della scienza e della tecnologia, anzi essi sono “pilotati” da magie, sogni, fantasmi.

L’importanza del romanzo di Wells non sta nella narrazione (per quanto avvincente) ma per il suo rimettere ad un meccanismo, ad un “veicolo” realizzato dall’uomo, la potenzialità di spostarsi nel tempo. L’uomo decide (tranne eventuali guasti alla macchina stessa) dove andare. Questo è il motivo che spinge Wells a modificare il titolo della sua opera da “The Chronic Argonauts” a “The Time Machine”; è la macchina che permette lo svolgersi della storia, è verso la macchina che si rivolge la nostra attenzione. E come non possiamo allora citare la pura meraviglia ed onesta (e condivisibile) invidia che esprime Marty McFly nel memorabile Ritorno al Futuro (1985): ”Mi stai dicendo che hai costruito una macchina del tempo… con una DeLorean?”. E per tutti i numerosi fan di Doctor Who, il TARDIS è un personaggio reale come qualsiasi altro assistente del dottore stesso.

Una ragione per questa nuova attenzione sulla “macchina” è che rende controllabile qualcosa che, fino allora, era aldilà delle nostre capacità di controllo. I sogni, la magia.. sono cose che ricadono su di noi, che viviamo passivamente, come accade a Scrooge. La memoria, i ricordi del passato, possono tormentarci o farci sognare con nostalgia.. ma non possiamo fare nulla per modificarli. Una macchina del tempo, invece, è qualcosa che possiamo controllare. Questo è il sogno che cattura l’immaginario del ventesimo secolo. Si potrebbe fare un parallelismo storico fra questo “controllo” della macchina del tempo e la diffusione delle prime autovetture.

Non è possibile fare un resoconto completo dei racconti, dei romanzi e dei film in cui si parla del viaggio del tempo, ma fra il 1950 ed il 1960 furono scritte centinaia di storie, al punto da renderlo un concetto ben codificato nella cultura contemporanea. La maggior parte di queste storie ruota attorno alle due principali tipologie di paradossi temporali che, se il viaggio nel tempo fosse possibile, si potrebbero generare. Il primo è il paradosso del “loop temporale”, ovvero: potrei tornare indietro e diventare il mio stesso antenato se non addirittura genitore ?”. Il secondo è il “paradosso del nonno” : se tornassi indietro nel tempo ed uccidessi i miei nonni, i miei genitori non sarebbero mai nati e di conseguenza neanche io; ma se io non esistessi, non potrei tornare nel tempo per uccidere i miei nonni, di conseguenza io esisto e così potrei tornare indietro nel tempo per uccidere i miei nonni… etc. etc. Per quanto riguarda il primo paradosso, i testi chiave per la lettura sono due storie brevi di Robert Heinlein: By His Bootstraps (1941) ed All You Zombies (1958). Nel secondo, grazie allo svolgimento di una particolare trama temporale, il personaggio principale ha un figlio (che è se stesso) da una versione femminile di se stesso (precedentemente ad un cambio di sesso). Bizzarro. Potremmo anche dire che si tratta di un caso limite di “controllo” : la fantasia maschile di una perfetta autonomia ed autosufficienza; la propria esistenza scaturisce da se stessi, senza il bisogno di alcuna interazione con gli altri. Il fatto che questa fantasia sia “claustrofobica” (e anche un po’ psicopatologica) non ha impedito a questa storia breve di diventare uno degli esempi più significativi del genere. Il cinema si è spesso fatto “prendere” dalla bellezza strutturale di questo tipo di paradosso temporale: Groundhog Day (1993), Donnie Darko (2001), Deja Vu (2006), Source Code (2011) ed il recente Looper (2012) si appoggiano ad esso.

Qualsiasi paradosso invita alla ricerca di una soluzione. Quella più utilizzata nella narrativa è che il viaggio a ritroso nel tempo risulti in una realtà alternativa (o time-line) che parte e si dirama dal momento dell’arrivo del viaggiatore. Un esempio molto influente (e che è stato ripreso fino alla nausea) è il racconto di Ray Bradbury “A Sound of Thunder” (1952), nel quale un appassionato di caccia grossa, con licenza di viaggio nel tempo, durante una battuta al Tyrannosaurus Rex, accidentalmente calpesta una farfalla; al ritorno nel suo tempo di appartenenza trova che tutto è cambiato. Spesso sembra che tutto avvenga in maniera casuale, priva di controllo, ma l’importanza del protagonista, il suo ruolo centrale, ne esce rafforzato. Nel racconto di A.E. van Vogt “The Weapon Shops of Isher” (1951), un viaggiatore nel tempo perde il controllo della propria nave, iniziando ad altalenare fra gap temporali sempre più ampi, immagazzinando una energia così potente da proiettarlo verso un ultimo salto indietro nel tempo, fino al BigBang, il momento della creazione del cosmo, di cui lui stesso è artefice (e vittima). Come immagine dell’onnipotenza catastrofica dei viaggiatori nel tempo, ammetterete che questa è difficile da battere.

Facciamo una piccola parentesi su come i viaggi nel tempo vengono illustrati. I libri, come sappiamo, sono degli strumenti per facilitare il nostro accesso alla narrativa, mentre il cinema e la televisione utilizzano strumenti più complessi e moderni per fare lo stesso. Cine e Tele mostrano immagini in movimento mentre i libri usano parole statiche (anche se le parole non sono mai ‘statiche’). Di fatti il concetto stesso di “viaggio” (come movimento) nel tempo rende chiara la differenza di applicazione: la facilità con cui delle immagini possono scorrere in avanti o indietro può rappresentare l’apparente movimento nel tempo. Non solo: queste immagini, questi “spezzoni di tempo” possono essere delle foto (cioè immagini statiche) od il consueto scorrere della pellicola.
Un esempio (anche di ricerca estetica) del primo caso lo abbiamo con il film di Chris Marker “La Jetée” (si tratta del termine che indica uno spazio, in questo caso una terrazza, che consente, ai visitatori di un aeroporto, la veduta del traffico aereo). Il “film” del 1963 si svolge in un mondo devastato dalla Terza Guerra Mondiale. Un prigioniero (Davos Hanich) è inviato decenni indietro nel tempo nella Parigi pre-guerra, dove scoprirà la verità su una memoria che lo assilla dalla sua infanzia: era accanto ad una donna (Helene Chatelain) sulla terrazza (la jetée) dell’aeroporto di Orly mentre un uomo viene ucciso. Viene definito come film ma in realtà è composto quasi esclusivamente da foto in bianco e nero, una modalità di realizzazione che contrasta con la “fluidità temporale” del cinema convenzionale, ma che evoca la umana abitudine di consultare il nostro passato, guardando vecchie foto in bianco e nero, poiché è una riflessione sulle memorie ed i traumi dell’infanzia e di come esse si schiudano, mostrando il loro significato, quando si è adulti. Ovviamente l’uomo ucciso nella memoria del protagonista, da bambino, è se stesso, un riferimento esistenzialista d’inevitabilità, di come la nostra morte sia predeterminata. Il titolo stesso ‘La Jetée’ evoca il passato: ‘là j’étais’ ovvero ‘ero là’.



Gli adattamenti cinematografici della narrativa dei viaggi nel tempo sono estremamente numerosi, anche se la pietra miliare fu l’adattamento fatto da George Pal, nel 1960 della storia di Wells “La macchina del tempo”. A dire il vero questo film primeggiava più per i costumi di scena ed allestimenti di età Edwardiana che per le sue caratteristiche di “fantascienza”… come in fondo anche alcune serie TV della BBC come Doctor Who e Adam Adamant Lives! (1966-68).
Negli anni ’80 vi fu un ritorno di fiamma relativo ai viaggi temporali, scatenato da un blockbuster particolare, non più un esercizio di nostalgia Edwardiana ma con del sano terrore Cyber tecnologico. Parliamo ovviamente di Terminator di James Cameron (1984) il quale collega i viaggi nel tempo con il senso di pericolosità (ed ansia) dovuto al crescente aumento di meccanizzazione e di computerizzazione che stava dominando l’Occidente. Di nuovo, il “desiderio di controllo”, come già successo ad inizio secolo ?

La trama la conoscete sicuramente: Arnold Schwarzenegger è un robot umanoide proveniente dal futuro, un Terminator, inviato nel passato da un malvagio network di computer “Skynet”, per uccidere una donna chiamata Sarah Connor che, nella Los Angeles del 1980, darà la luce a John Connor, il bambino che crescerà fino a divenire l’artefice della sconfitta dei computer nella loro lotta contro l’umanità. Dal futuro gli uomini inviano uno dei loro soldati a proteggere Sarah Connor. Il colpo di scena è che Kyle Reese, il soldato, e Sarah Connor, si innamorano; è lui il padre di John Connor e, nel tentativo di distruggere il figlio di Sarah Connor, Skynet non fa altro che provocare la sua stessa sconfitta. Reese si era innamorato di Sarah guardando, nel futuro, una sua foto. Come ne “La Jetée”, troviamo una certa simmetria narrativa e la nostra sensibilità ne esce rincuorata dal fatto che, nonostante la cronologia sia stata perturbata, si aggiusta tutto fino ad arrivare ad una linea temporale dove la razza umana vince. Il tema di “Terminator” è l’implacabilità. Reese descrive il Terminator a Sarah Connor :”non si può patteggiare con lui, non si può ragionare con lui, non conosce pietà, ne rimorso, ne paura… niente lo fermerà prima di averti eliminato, non si fermerà mai.”
Questo aspetto immaginativo deriva dalla tradizione culturale del “memento mori”, ovvero “ricordati che devi morire”. D’altronde la vera forma del Terminator, tolta la finta carne che lo riveste, è quella di uno scheletro cromato, completo di teschio ghignante. Nella tradizione storica l’implacabilità della morte viene spesso associata ad un concetto naturale, malattia, carestia, vecchiaia. Ora è invece trasfigurata in un ordigno creato dall’uomo, il che lo rende ancora più spaventoso.

L’altro grande franchising cinematografico degli anni 80 è “Ritorno al Futuro” di Robert Zemeckis, che giocava con i paradossi del viaggio temporale, creando trame complesse e più che piacevoli; una ragione del suo successo era anche dovuta al suo appigliarsi alla possibilità di esaminare il passato della propria famiglia, una sorta di “Happy Days”, in una piccola cittadina americana. Il secondo episodio (forse il meno riuscito) mostrava una visione satirica sulla società dei consumi del prossimo futuro (quello che stiamo vivendo ora?), per concludersi poi con il nostalgico e romantico finale del terzo episodio, sulla scia de “C’era una volta il West”.

Comunque sia, nonostante le differenze stilistiche ed il tono ovviamente più allegro, anche il succo di questa serie non si discosta da quello di Terminator. La “storia” (la successione degli eventi) non deve essere modificata – la linea temporale registra questi cambiamenti fino a cancellare lentamente Marty McFly da una fotografia, denotando il suo passaggio a creatura inesistente. Ciò che deve cambiare invece è la personalità degli individui. In particolare, il padre di Marty deve imparare ad affrontare i bulletti che lo assillano (“Pronto, McFly, c’è nessuno in casa?”) e a vincere la sua codardia, mentre Marty deve imparare qualcosa di diametralmente opposto – controllare la sua irascibilità, resistere alla provocazioni (“Nessuno può chiamarmi fifone!”) ed in generale comportarsi in modo meno aggressivo e sconsiderato. Entrambi gli uomini imparano queste lezioni e sono ricompensati – non solo il padre di Marty è nel presente un uomo di successo, ma ha realizzato il suo sogno di diventare un scrittore di fantascienza. Marty torna dalla sua fidanzata ed evita di essere annullato. C’è, in altre parole, una sorta di conservazione esistenziale nei viaggi del tempo del cinema, qualcosa che torna ad essere quello che è. Alcuni critici hanno esplorato le analogie fra le qualità formali della rappresentazione cinematografica ed il viaggio nel tempo.

Nei film si può facilmente velocizzare o rallentare l’apparente passaggio del tempo; far andare un film a ritroso da il senso di come il mondo esterno possa apparire a qualcuno che viaggia contro il vettore della freccia del tempo. Tagliare alcune scene permette di “tagliare” senza sforzo momenti (o eoni) di tempo (forse uno dei più famosi tagli cinematografici è quello fra l’uomo preistorico che lancia l’osso in aria e l’astronave che percorre la sua orbita in 2001: Odissea nello spazio (1968). Mentre guardiamo un film non viaggiamo letteralmente avanti di migliaia di anni.. ma l’illusione incanta maggiormente lo spettatore perchè viene resa in modo visuale.

A questo proposito citiamo un film di Rene Clair “Paris qui dort” (Parigi che dorme) del 1925. Si tratta di un film muto, della durata di 35 minuti, rilasciato in Inghilterra con il nome “The Crazy Ray”. Uno scienziato pazzo ha inventato un raggio misterioso che sperimenta su Parigi, facendo addormentare tutta la popolazione cittadina, con le persone che rimangono congelate, immobili come statue. Albert, il guardiano di notte della Torre Eiffel – rimasto immune assieme alla nipote dello scienziato grazie all’altezza – si accorge, al suo risveglio, che la capitale è paralizzata. Solo cinque persone arrivate in aeroplano sono sfuggite all’incantesimo e camminano per la città deserta. Anche se non si tratta nello specifico di narrativa “dei viaggi del tempo”, mostra le possibilità “ludiche” dell’obbiettivo fotografico: la stessa macchina che crea l’illusione del movimento è in grado di fermarlo, accelerarlo, rallentarlo, mandarlo a ritroso. Il rapporto fra le immagini statiche de “La Jetée” e le riprese in costante movimento di “Terminator” è incarnato nella iterazione fra i parigini “congelati” e quelli in movimento di questo divertente film. E’ certamente una pellicola che parla della cinematografia.

Abbiamo iniziato a parlare dei viaggi nel tempo con H.G.Wells nel 1890.. ma non è una strana coincidenza che in quegli stessi anni i film diventano una forma d’arte e non più una “curiosità” ? Vi sono quindi dei punti di contatto, sia metaforici che reali, fra fotoni e tachioni?

Nel prossimo articolo parleremo dei nostri deliri sul viaggio nel tempo.. a presto (si fa per dire).

P.S. Ho iniziato a scrivere questo articolo a Novembre 2016… più viaggio nel tempo di così..

Criostasi temporanea

data stellare 20170503,

un piccolo annuncio per informare i nostri (forse cari) lettori che gli Spacejokers si prendono un periodo di criostasi (o sonno controllato, complice il freddo di questi giorni), causa viaggio interstellare… ehm… ma torniamo un attimo coi piedi per terra…

Purtroppo vari impegni, sia privati che professionali (eh sì, lo ammettiamo, abbiamo anche un vita terrena) ci terranno un pò lontano da questi schermi… Ma speriamo di tornare operativi al più presto.

Nel frattempo manterremo la manutenzione attiva al sito e controlleremo i vostri messaggi.

I nostri collaboratori estemporanei (come ad esempio CMDR 10 Bad), potranno comunque continuare a scrivere se ne avranno il tempo… Ogni altro lettore che voglia dire la sua sull’universo di Elite Dangerous o sulla fantascienza in generale è pur sempre ben accetto. Chiunque può contattarci liberamente, anche con commenti in questo articolo, per sottoporre la sua candidatura come potenziale giovane cadetto Spacejokers! 🙂 (la paga sarà una bella pacca sulla spalla, così come ce la diamo noi stessi, e un bel “bravo”!)

See you Spacejokers!

 

Bilancio del secondo anno

Eccoci, esattamente un anno dopo il nostro primo bilancio, a raccontarvi come stiamo e a fare il punto della situazione. Come stiamo ? a parte le influenze venusiane e le indigestioni di conigli arturiani, tutto bene, grazie. E voi ?

Durante il 2016:

Abbiamo partecipato alla spedizione Distant Worlds, con risultati divergenti (io sono morto…), ma alla fine siamo riusciti ad incontrarci a Sag A.

In Elite abbiamo scoperto i primi segni di vita aliena, vi abbiamo parlato di The Engineers, del messaggio nascosto nella Unknown Probe, della caccia ai segnali alieni. Vi abbiamo inoltre parlato delle scoperte dei relitti alieni,

Come per l’anno scorso, le traduzioni in italiano delle newsletter ufficiali di Frontier ci hanno portato molti accessi.

Dal punto di vista cinematografico vi abbiamo presentato le recensioni di “Il risveglio della forza“, di “Gravity“, di “Deadpool“, di “Star Trek Beyond” e “Passengers

Vi abbiamo parlato di Fangs, il fumetto ispirato da Elite Dangerous e ne abbiamo anche tradotto alcune uscite.

In ambito videoludico il nostro CMDR 10Bad ha recensito il gioco “Star Trek: timelines” e “Tom Clancy’s The division“.

E nel mondo reale ? Il 2016 si è portato via David Bowie, il giovane Anton Yelchin, abbiamo osservato le onde gravitazionali, abbiamo partecipato allo Star Wars day, e alla Star Wars music parade. Non dimentichiamo la partecipazione di Wolf974 alla conferenza “Spazio e Design“.

Veniamo ai numeri, ecco la statistica sugli accessi che mostra quanti di voi si sono collegati al nostro blog.

I risultati rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso? 92% di sessioni in più, 117% di visualizzazioni delle pagine in più, ed è aumentato del 62% il tempo di permanenza sul sito.

Beh, cosa ci aspetta per il 2017 ? Sicuramente festeggeremo il nostro anniversario e posteremo un reportage dell’evento. Stay tuned!!

Se elimini l’impossibile….

…quel che resta, seppur improbabile dev’essere la verità…

 

Così scrisse Arthur Conan Doyle nei suoi libri su Sherlock Holmes, ma anche Data e Spock hanno pronunciato queste parole, per rendergli omaggio. Proprio quest’ultimi hanno influito molto su di me.

Quel che vi dirò oggi, è parte del mio piccolo “viaggio” che mi ha portato ad amare la fantascienza e Star Trek in particolare….

Mettetevi comodi! Ma non abbiate troppo Hype 🙂

Bhè cosa dire sin da piccolo (molto piccolo) con quei vecchi mattoni di computer armati di Windows 98, cominciai a interessarmi ai videogiochi e parlando di fantascienza il mio primo contatto, fú un vecchio gioco chiamato Far Gate, (se non lo avete giocato recuperatelo, non ve ne pentirete) per poi passare a quel “mostro” di gioco chiamato Alpha Centauri padre dei nuovi civilization, se non altro uno dei primi giochi di Sid Meyer. Questi mi insegnarono che in fondo lo spazio é davvero grande, e mi aprirono all’idea che sicuramente ci saranno altre civiltà e forme di vita…

Con questi videogiochi cominciai ad interessarmi, ma non mi smossero più di tanto, insomma avevo altri interessi!

Chi riuscì a farmi interessare alla fantascienza?

Sempre da piccolo ho scoperto Star Wars (che ho consumato) ma non mi ha ispirato più di tanto, visto che per me è e sarà più un action su sfondo spaziale che un film basato sulla fantascienza pura e realistica. Chiaramente il termine fantascienza può essere interpretato in vari modi da chiunque, la vastità di questa parola non ha limiti, proprio come lo spazio.

Ok ora andiamo molto in avanti, diciamo nel 2013, uscì Star Trek Into darkness….

Avevo visto Star Trek (2009) ma vedendo il seguito aprii gli occhi (per così dire 🙂 ) mi interessai molto a Star Trek, al punto che suscito in me molto interesse, e per citare DiCaprio:

 

Avevate la mia curiosità, ora avete la mia attenzione!

 

Però però, Stesso anno….

Sulla nostra TV nazionale, ogni venerdì sera trasmessero Star Trek (1-10)…. Inutile dire che mi cambiò, realizzai con l’ira di Khan la portata di questo franchise, facendomi cambiare idea sui nuovi film, (che ora definisco Fuffa), e così via con Enterprise-The Next Generation-Serie Classica. (In ordine di visione) 

Ancora non ho visto Voyager e DS9, ma non credo di perdermi molto… (Illuminatemi se sbaglio!)

In poche parole la mia visione di fantascienza è basata sull’ideale di Gene Roddenberry, nonostante guardo molti film niente è riuscito a superare Star Trek!  Parlando del suo incredible universo, se vi chiedete qual’è la mia serie preferita, nonostante sono molto critico ho molta difficoltà!

 

Dal trio perfetto inarrivabile Kirk- McCoy- Spock alla bravura e saggezza di Stewart/Picard…..

 

Forse non esiste la serie migliore, ma sta il fatto che data la brutta fine che ha fatto, supporto molto enterprise.

Mentre sul campo videoludico, il solo fatto che mi trovo su questo sito indica che mi piace molto Elite: Dangerous 🙂

Ma se vi chiedete a cos’altro gioco oltre ad Elite, la lista è molto lunga..

Non penserete mica che gioco solo ad Elite? Come molti di voi gioco un po’ di tutto! Quindi mi limito a dire che Fallout è nella mia Top list, per citarne uno… 😉

Vi invito a seguirci e per qualunque curiosità o altri motivi la chat è in basso, si lo so è incredibile ma vero 🙂

Se volete aggiungermi su Twitter sono: @andrea96ven

Ci vediamo nella distesa. ENGAGE!

 

Nota di CMDR Wolf974:

con questo articolo noi Spacejokers annunciamo che,

per lo sprezzo del pericolo dimostrato in battaglia,
per il preciso e puntuale compimento dei suoi doveri,
con la consapevolezza che ogni resistenza è inutile
e considerando che la Forza è grande in lui…

Lt 10Bad viene promosso sul campo a grado di Commander e da oggi ci si riferirà a lui come CMDR 10Bad. Con tutti gli onori e oneri che gli competono! (Ora devi lavorare di più! 😀 )

Ecco cosa bolle in pentola! (parte 3)

Vi stavate forse chiedendo se il nostro progetto di riproduzione in scala 1:500 dell’Asp Explorer prosegue? I più attenti e fedeli seguaci si ricorderanno che ne abbiamo parlato qui.

E comunque sia, eccovi accontentati! Per il momento, abbiamo rimosso il materiale di supporto del modello riprodotto tramite stampa 3D.

Vi mostro qui la procedura.

Per prima cosa va preparata una vasca con acqua (se calda agisce meglio) a cui aggiungere la polverina magica fornita dal produttore della stampante 3D (Stratasys). Attenzione però che la polvere va aggiunta in determinate dosi in base alla quantità d’acqua… Si tratta in definitiva di una soluzione di Idrossido di Sodio, praticamente un sapone molto forte! Qui un uso eccessivo renderà l’acqua molto irritante per mani e occhi.. Quindi meglio usare guanti e occhiali di protezione.

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Una volta disciolta la polvere si possono mettere a bagno i modelli e… aspettare… Avere a disposizione un piatto girevole motorizzato poteva essere utile per velocizzare la pulizia del modello ma purtroppo in casa mi mancava! Ho dovuto quindi, ogni tanto, girare il modello per far si che tutte le parti fossero in contatto con il liquido e non è stato affatto facile visto che il nostro Asp galleggia meglio di un veliero!

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In definitiva ci è voluto qualche giorno per ottenere un risultato ottimale ma mi ritengo fin qui soddisfatto! 🙂

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Ora la “palla” passa a Nijal, per la verniciatura e le decorazioni.

A presto per futuri aggiornamenti.

Spazio e Design

Data Stellare 20161007,

L’altro sera ho avuto il piacere di presenziare un ottima conferenza tenutasi al Planetario di Milano.

Per chi non lo sapesse ci riferiamo al Civico Planetario “Ulrico Hoepli”, un edificio situato nei giardini di Porta Venezia di Milano. E’ dotato di una grande cupola ed è attrezzato al suo interno con uno strumento chiamato anch’esso planetario che proietta e rappresenta l’immagine degli astri e i loro movimenti sulla volta celeste. E vi posso assicurare che lo spettacolo è assicurato: se passate da Milano o siete della zona, non fatevi scappare le serate dedicate a varie tematiche in questa struttura… non riuscirete a distinguere che si tratta di una proiezione e vi sembrerà di essere immersi nelle stelle!

il sistema di proiezione planetario Zeiss iV, che permette la proiezione sulla volta a cupola.

il sistema di proiezione planetario Zeiss iV, che permette la proiezione sulla volta a cupola.

Ma andiamo nello specifico della conferenza che abbiamo visionato: il tema era appunto “Spazio e Design“: ovvero come le prime esplorazioni spaziali, e la conquista della luna, abbiano dato vita a un nuovo stile progettuale e abbiano influenzato tutta la cultura del design da lì in avanti.

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Innanzitutto è stato mostrato tutto il potenziale del Planetario, oscurando la sala: facendo passera dalla fare solare a quella lunare fino ad avere il cielo stellato non “inquinato” anche solo dalla Luna stessa.. è così possibile ammirare l’intera Via Lattea… Inoltre a questo effetto scenico visivo è stata associata la musica dei Pink Floyd tratta dal Brano “Breathe” che mi ha fatto accapponare la pelle! vi aggiungo qui sotto il pezzo originale se volete continuare a scorrere le immagini a tempo di musica… e che Musica!!!

Le prime slide presentate, proiettate sulla volata stellata, sembrano volare nello spazio… Ovviamente si è partiti dalla cronistoria di quando l’uomo inizio a inviare nello spazio le prime sonde spaziali… Lo sapevate che il primo essere vivente a essere mandato nello spazio fu un cane? Arrivo sano e salvo in orbita terrestre ma purtroppo nella fase di atterraggio il suo cuore non resse la tensione e morì… Ma questa esperienza tragica servì da insegnamento e ci consentì poi di poter mandare nello spazio il primo uomo: Yuri Gagarin.

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Poi come tutti sanno fu la volta della conquista della Luna! Quel giorno milioni di spettatori da tutto il mondo si riunirono per vedere in contemporanea quell’evento. Forse nessun altro evento della storia fu di così forte impatto mediatico.

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Tanto è vero che negli anni successivi gli stilisti, i registi e i designer vennero ispirati a tal punto da creare opere che mostravano tutto l’orgoglio dell’umanità nel aver conquistato lo spazio.

Ad esempio, in Italia divenne molto famosa la commedia fantascientifica ed erotica: “Barbarella”.

E poi immagino che tutti conosciate il grande impatto che ebbe “2001 Odissea nello spazio” per l’intera filmografia moderna.

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Questo per quanto riguarda il cinema ma andando altro anche gli stilisti e i designer si sbizzarrirono anche grazie all’avvento dei primi Polimeri termoplastici che permettevano di creare forme bizzarre anche per i vestiti. Quasi delle armature moderne.

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E le poltrone di “2001 Odissea nello spazio” divennero un cult del Design dell’epoca.

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Anche la donna più famosa del mondo iniziò a vestirsi sequendo la moda spaziale.. ma chi era questa donna così famosa anche tra i più piccoli?

Ovviamente Barbie!

Giocattoli a parte, qualche anno dopo fu anche il momento della prima donna inviata nello spazio.. Questa volta i primi furono i russi! Noi italiani avremmo dovuto aspettare fino al 2015… Con la nostra Astro-Samantha Cristoforetti.

img_0046Anche i Designer di prodotto capirono che i tempi erano maturi per immettere sul mercato dei prodotti estremamente innovativi: il Pulsar, ad esempio, prendeva il nome dalle stelle a neutroni, e fu il primo orologio a Led. Indossato anche dallo stesso James Bond… aveva solo un poccolo problema…: la batteria durava talmente poco (una settimana) che dopodiché nessuno era in grado (o quasi) di rimpiazzarla… così ne furono venduti pochissimi esemplari. Ma è stato sicuramente sintomatico di una tendenza che non si sarebbe più esaurita.

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Chi riconosce da quale serie TV è stato tratto il frame nella slide qui sotto?

Si trattava di “Spazio 1999”. In questa serie molti oggetti di design italiano (tra cui le lampade di Gae Aulenti) furono utilizzati per mostrare un’ambientazione il più possibile futuristica e spaziale.

img_0058E chi non si ricorda i Moon Boot? segnò un’epoca e divenne un’icona! Il termine divenne così famoso che andò quasi a diventare il termine tecnico per riferirsi a quel genere di scarponi da neve.

img_0067Da qui in poi anche gli architetti e interior designer cercarono di interpretare gli spazi domestici in modo avveniristico, come se si trattasse di capsule spaziali dagli spazi limitati. Dove tutto doveva essere a portata di mano e con sistemi modulari per ottimizzare gli spazi esigui.

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Tutte queste case modulari e trasformabili ci riportano a un esempio italiano famosissimo!… TAAAAAAC! Direi che il video parla da solo…

Nella slide seguente una carrellata di invenzioni che naquero dalla ricerca per l’esplorazione spaziale.

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La conferenza si concludeva con la considerazione che il prossimo passo per l’umanità sarà la conquista del suolo marziano… Intanto però la solita donna più famosa al mondo ci è già arrivata… e noi possiamo solo inseguirla nei nostri sogni… o con la Fantascienza!

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Concludiamo questa bella esperienza multisensoriale con l’augurio di poter vedere davvero l’uomo alla conquista di Marte e oltre… e con la speranza che queste esplorazioni diano di nuovo linfa vitale al Design, alla moda e tutte le forme di espressione artistica.

See you Spacejokers!

Ecco cosa bolle in pentola! (parte 2)

Ieri vi abbiamo mostrato cosa le menti bacate degli SpaceJokers stavano elaborando tramite un processo di stampa 3D… (qui l’articolo)

Tuttavia nessuno, né qui né su Facebook, è riuscito ad indovinare di cosa si trattasse… è un peccato perché c’era in palio un lussuoso viaggio in torno al mondo! va bhe… ci toccherà farlo noi al posto vostro!

scherzi a parte, oggi vi sveliamo l’arcano mistero: TA DAAAAN… rullo di tamburi, grazie!

In realtà stiamo lavorando alla riproduzione di una delle nostre navi preferite in Elite Dangerous:

….

……..

L’Asp Explorer!

ecco di seguito le prime immagini di come è uscito il modello 3D in scala 1:500… ci accontenteremo di fabbricarne un paio di modelli per noi SpaceJokers che decoreremo secondo i nostri gusti.

N.B: si tratta di un progetto di natura amatoriale, non commerciale! non è assolutamente nostra volontà avere fini di lucro in merito… Anche perché si andrebbero a infrangere i diritti commerciali posseduti da Frontier su tutto ciò che riguarda Elite Dangerous. L’unico nostro scopo è mostrare la nostra passione nella riproduzione di pezzi unici personali.

Vi aggiorneremo poi con altri articoli / tutorial su come abbiamo rifinito la stampa 3D. Al momento è così come è uscita dal processo di prototipazione rapida… ma bando alle ciance e lasciamo spazio alle immagini! 🙂

 

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Un asteroide per una Stella..

Vi sono degli astri, sulla nostra terra, che brillano di luce propria, anche dopo che, tristemente, si sono spenti.

Il 5 settembre del 1946 Farrokh Bulsara, meglio conosciuto come Freddie Mercury, avrebbe compiuto oggi 70 anni e, per l’occasione, l’immortale cantante dei Queen, nonché probabilmente il “frontman rock” per eccellenza, ha ricevuto in regalo un asteroide. Ad annunciarlo l’altrettanto immortale Brian May, il chitarrista del gruppo, che è apparso in video su YouTube dichiarando che l’Asteroide 17473 sarà noto da oggi come Asteroide 17473 Freddiemercury, in onore della “notevole influenza di Freddie nel mondo della musica”.

La novità è stata formalizzata domenica con un certificato di adozione dalla International Astronomical Union e dal Minor Planet Center. Scoperto nel 1991, l’asteroide si trova nella fascia principale di asteroidi fra le orbite di Giove e Marte. Ha un diametro di 3 chilometri e riflette solamente il 30% della luce, pertanto può essere visto solo con telescopi molto efficaci: “È solo un puntino di luce”, racconta May nel video. “Ma è un puntino di luce molto speciale”.

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Nella brano “Don’t stop me now” (contenuta nell’album Jazz del 1978), Freddie cantava :”I’m a shooting star leaping through the skies” (sono una stella cadente che solca i cieli).

Ora la sua stella brilla più che mai.

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..We are the champions, my friend..

Buone vacanze!

Anche quest’anno siamo arrivati alla stagione estiva… e diciamo anche FINALMENTE!

Noi SpaceJokers, dopo l’estate scorsa passata in quel di “Riisa”, quest’anno ci muoveremo verso lidi alternativi.. là dove nessuno è mai giunto prima… ma soprattutto non abbiamo alcune idea se torneremo e in che stato saremo, considerando gli strani compagni di viaggio che stiamo incontrando (si veda la foto qui in basso).

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Scherzi a parte e bando alla ciance… ci risentiamo verso fine Agosto! quando riprenderemo possesso di una linea internet stabile… Confidando che nel frattempo non si dovrebbero avere particolari novità né sul fronte Elite Dangerous né per quanto riguarda Star Trek Discovery. Poi, chissà, magari avremo una simpatica invasione aliena!

BUONE FERIE!!! e direi che noi ce le siamo meritate tutte! 😉

 

Il viaggio nel tempo (parte 1)

Tempo.

Noi umani ci prestiamo a questa convenzione di misurare il tempo, indispensabile, per regolare e sicronizzare le nostre attività con gli altri, ci abituiamo fin dalla nascita a seguire il ritmo del giorno e della notte, del pasto e del riposo. Cresciamo ed iniziamo a meglio valutare e stimare il tempo; una settimana è il tempo che separa i  giorni di riposo, il mese e le stagioni fino alle vacanze, l’anno fino al Natale o al compleanno. Impariamo ad apprezzare il tempo “libero”, gli attimi di felicità, a ricordare date e scadenze. Separiamo i bei ricordi da quelli negativi, spesso cercando di cancellare quest’ultimi. Iniziamo a temere il tempo.. la vecchiaia.. la morte.

Spezzettiamo il tempo in frammenti sempre più minuscoli ed esatti, per darci l’illusione di poterlo controllare, di possederlo. Orologi atomici, orologi sincronizzati via radio in tutto il mondo, il tempo lo teniamo in pugno!!.. ma vi siete mai fermati a guardare il vostro orologio al polso? È lì, allacciato, vi stringe come le manette, come una fune alla gola. È il tempo che vince sempre, il solo ed unico biglietto di sola andata, la sabbia nella clessidra e la ruota che gira.

Il mio tempo, che sto trascorrendo bevendo caffè su questo aereo, mentre scrivo queste righe, ascoltando musica, è uguale al tuo che passi chiuso in casa a guardare la pioggia? È uguale a quello che si muove dentro gli occhi di un prigioniero? È paragonabile a quello  di un bambino che gioca?

Da ragazzo mi ero fatto una raffigurazione grafica del tempo: esistevano infiniti possibili futuri nei quali avrei vissuto ed interagito con altre persone. Ad esempio a 3 anni da oggi potrei trovarmi sulla luna, o a Salsomaggiore, o in qualsiasi altro posto dell’universo conosciuto che io sarei stato in grado di raggiungere nei prossimi 3 anni; e cosa facevo ? Qualsiasi cosa sia umanamente possibile, da solo od in compagnia di altre persone. Man mano che il futuro diventava sempre più prossimo, questi possibili futuri diminuivano le loro combinazioni e diversità (dato che diventava impossibile che a pochi secondi dal presente, mi sarei trovato a Roma, quando ero in realtà a Milano o che io potessi essere in compagnia del Dalai Lama se ero a scuola), fino al momento in cui passavano all’interno “dell’anello del Presente”. Appena varcata questa soglia, il passato diventava unico ed immodificabile.

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Una visione semplicistica. Ma il passato è veramente fisso e non modificabile?

Il motivo scatenante di questa nostra digressione sul tempo è questo articolo:
E’ un viaggiatore nel tempo quello alle spalle di Tyson?

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Lo spettatore alle spalle di Tyson (siamo nel 1995) sembra avere in mano un moderno cellulare con la lente della fotocamera in alto. All’epoca la maggior parte delle macchine fotografiche avevano la lente al centro. Non si tratta quindi di una macchina “convenzionale” e gli smartphone non esistevano. Esistevano modelli di fotocamere, come riportato nell’articolo, con forme meno convenzionali e probabilmente lo spettatore aveva in mano una di queste. O forse no ?

La fantascienza ha fatto dei viaggi nel tempo uno dei sui cavalli di battaglia. Il fatto che però non vediamo fra di noi visitatori provenienti dal futuro potrebbe significare che di fatto non sia possibile tornare indietro nel tempo. Oppure sono molto bravi a nascondersi fra noi, per evitare di influenzare il nostro presente.

Nel prossimo articolo parleremo di come l’idea dei viaggi nel tempo ha influenzato il cinema di fantascienza.

Stay tuned.

Gli Spacejokers allo Star Wars Day

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Bene, come avevamo promesso, gli Spacejokers sono usciti dal loro stato di ipersonno perenne, hanno abbandonato le loro capsule di sostentamento vitale e si sono mischiati in mezzo alla (sudata) gente per fare un reportage di almeno 2 dei 4 momenti di ritrovo inerenti lo Star Wars Day 2016.

Ma come è andata ? Le nostre aspettative sono state soddisfatte ?

Ci siamo recati in zona Piola, Politecnico di Milano fin dalle prime ore dell’alba (le 11:00) per avere tutto il tempo di cercare cosplayer e fan.. e qual’è stato il risultato ? L’auto, con la colorazione di R2D2, è arrivata all’improvviso alle 13:00.. senza un minimo di pre-allestimento. Si è infilata di traverso fra 2 auto i sosta, con le 4 frecce accese ed i promoter hanno iniziato il loro lavoro.

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Dopo che i promoter hanno sistemato i banner, ci siamo messi in fila per fare la foto con le spade laser (da inviare poi su instagram per avere l’ambita maglietta).

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E finalmente è toccato a noi!

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Superbi come sempre i costumi della Rebel Legion Italian Base:

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Ma dove sono i gruppi di Cosplayer visti l’anno scorso ? E la marcia sul Duomo ? E Darth Vader ? (da CMDR Wolf974: secondo me si sarebbe sciolto sotto il caldo milanese di ieri…)

Finita alle 14:00 questa parte dell’evento, ci siamo spostati zona Cairoli, Piazza Castello, fiduciosi in una affluenza maggiore sia da parte dei fan che dei gruppi di appassionati. (anche qui la zona non era meglio precisata e, come vedete dalla foto qui sotto, il solo allestimento del tanto decantato evento è stata la Fiat500 parcheggiata in divieto di sosta con 2 ruote sul marciapiedi! complimenti! Per non parlare della coda all'”italiana” che si è formata: ovvero tutti intorno all’assalto!)

Purtroppo siamo rimasti delusi. Folla ce n’era (maglietta gratis = mi metto in coda anche 3 ore), ma di Cosplayer meno di prima. Sono sopravvissuti solo Padme e lo Stormtrooper.

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Il risultato della giornata, per quello che abbiamo potuto vedere, è stato deludente. Siamo passati anche al Disney Store, dove abbiamo visto più personaggi di Star Wars che in giro, ovviamente erano giocattoli… non abbiamo potuto partecipare agli altri eventi serali (in Darsena ed al WOW Spazio Fumetto), dato che il crio-sonno ci chiamava.

Il bottino della giornata..

Il bottino della giornata..

Da programma, la giornata continuava con un’altro checkpoint presso la Darsena e poi presso Wow Spazio Fumetto, dove si poteva giocare a X:Wing e ad altri giochi a tema Star Wars. Non sappiamo al momento se l’evento si è “risollevato” in serata.
Va comunque reso atto della gentilezza e disponibilità assoluta dei promoter e dei cosplayer presenti che si sono prestati, sotto un sole cocente, per tutti i fan accorsi.

Ecco qualche foto dei cosplayer… (p.s. complimenti alla ragazza! 🙂 )

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Gravity [Recensione]

Ieri ho approfittato del fatto che andasse in onda per la prima volta Gravity sulla Tv generalista e mi sono finalmente deciso a vederlo… Al cinema mi era sfuggito ma, a dire il vero, col senno di poi, non mi sono poi perso un gran chè! ma come? mi direte: “ha vinto un sacco di Oscar ed è stato il film più discusso nel 2013/14!”… beh che dire tutto questo gran parlare aveva montato in me una serie di aspettative che sono state in gran parte deluse… Ma andiamo con ordine e veniamo al film così che io vi possa esporre le mie teorie…

GRAVITY

Inanzitutto la trama giusto per capire di cosa stiamo parlando (attenzione agli spoiler per chi non lo avesse ancora visto): questa è piuttosto semplice e segue per tutto il film le vicende della dottoressa Ryan Stone (Sandra Bullock), un ingegnere biomedico alla sua prima missione in orbita, al lavoro con il collega Matt Kowalsky (George Clooney) intorno al telescopio spaziale Hubble, che ha bisogno di alcuni lavori di manutenzione. Da lì a poco, dalla Terra viene segnalato che un missile russo ha distrutto un vecchio satellite.., purtroppo per loro i detriti crati nell’esplosione hanno creato una sorta di reazione a catena con tutti i satelliti in orbita andando di conseguenza a distruggerli e creando così altri detriti. Questio detriti ad alta velocità, come se non bastasse, si stanno avvicinando molto veloci a Hubble. I due astronauti così cercano di tornare nello Shuttle che li ha trasportati in orbita, ma non ce la fanno e vengono investiti dai detriti, che distruggono l’astronave e causano la morte degli altri astronauti a bordo. Stone e Kowalsky (che qui non è un pinguino parlante!) raggiungono a fatica la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), che ha subìto seri danni, e in seguito Kowalsky si sacrifica per consentire alla collega di sopravvivere. Stone parte dalla ISS con una navetta russa e raggiunge una stazione spaziale cinese, da lì organizza il suo rientro sulla Terra tra altre difficoltà e colpi di scena.

Il film ha giustamente ricevuto critiche molto positive per al regia (niente da dire, alcune riprese ti tengono col fiato sospeso) e per i suoi effetti speciali spettacolari e i panorami della Terra osservata dall’orbita, utilizzando immagini della NASA e di altri enti spaziali, mentre ha sollevato qualche perplessità tra astrofisici e appassionati di Spazio per alcune licenze scientifiche che si è preso, come quelle che di seguito vedremo assieme. (va detto, tuttavia se avessero considerato queste restrizioni, lo stesso film non avrebbe avuto più ragione di esistere e sarebbe stato un puro e, forse noioso, documentario scientifico)

Inanzitutto la gravità: proprio sul tema che dà il titolo al film ci si è un po persi dal punto di vista scientifico: In Gravity i protagonisti si spostano utilizzando i razzi sui loro jet pack in modo lineare, dando l’idea che ci si possa spostare da un’orbita all’altra (quindi variare la propria distanza verticale dalla Terra) con relativa facilità. Come aveva spiegato l’astronomo Phil Plait su Slate, le cose funzionano diversamente e sono molto più complicate (qui vi riportiamo le traduzioni riprese da ilpost.it:

Gli oggetti in orbita intorno alla Terra si muovono ad alta velocità, molti chilometri al secondo, per restare nella loro orbita. Se vuoi andare da A a B non puoi solo trovarti nel posto giusto al momento giusto; devi anche avere stesse velocità dei due punti. Se i due oggetti si trovano in orbite diverse, questo rende tutto più difficile. La velocità orbitale dipende dall’altitudine, quindi gli oggetti a differenti altezze si muovono a velocità ampiamente diverse tra loro, aggiungendo centinaia se non migliaia di chilometri all’ora. Le orbite possono essere anche inclinate tra l’una e l’altra, rendendo ancora più difficile trovare la giusta direzione. Le forme stesse delle orbite possono essere diverse, complicando ulteriormente le possibilità di un corretto incontro.

Il telescopio spaziale Hubble, che negli ultimi 25 anni ci ha permesso di vedere meglio lo Spazio senza le interferenze dell’atmosfera terrestre, ha un’orbita superiore rispetto a quella della ISS di almeno 200 chilometri: ne consegue che la sua velocità è di circa 100 metri al secondo più lenta rispetto a quella della Stazione. È quindi impossibile che un jet pack (se non fantascientifico) permetta di raggiungere velocità di manovra compatibili con un avvicinamento dal telescopio alla ISS. La NASA ha in effetti sperimentato nello spazio un jet pack, ma non certo con l’autonomia e le capacità di quelli utilizzati nel film.

Per non parlare poi delle orbite diverse: L’orbita di Hubble è inclinata di meno di 30 gradi rispetto all’equatore terrestre, mentre quella della ISS è intorno ai 52 gradi. Questo significa che vanno in direzioni diverse, cosa che complica ulteriormente la possibilità di saltare da una all’altra a una velocità intorno ai 400 chilometri orari con un jet pack. E non sarebbe praticabile nemmeno il salto dalla ISS alla stazione spaziale cinese utilizzando una navetta Soyuz, come fa Stone per cercare di mettersi in salvo: l’orbita della ISS è inclinata diversamente rispetto alla base cinese e non basterebbero i retrorazzi della Soyuz (che esistono davvero e servono per attutire il colpo con il suolo al suo rientro sulla Terra) per farcela.

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Ma diciamo che sui primi due esempi potremmo sorvolare non essendo noi degli scienziati ma solo dei poveri SpaceJokers! 🙂 Tuttavia c’è una scena che ho notato e mi ha fatto subito arricciare un sopracciglio “modello Spock”! In questa scena, che dovrebbe essere una delle più emozionanti del film, la Stone e Kowalsky sono collegati da un cavo e cercano di trovare un appiglio per agganciarsi alla ISS e fermarsi, dopo essersi spostati a grande velocità dal punto in cui si trovavano vicino ad Hubble. Dopo svariati tentativi, una gamba di Stone si impiglia in un filo dei paracadute della Soyuz, che si sono aperti in seguito al forte impatto dei detriti dei satelliti con la ISS, cui la capsula spaziale russa è collegata. È una presa molto precaria anche perché all’altra estremità c’è Kowalsky con il cavo che lo collega a Stone. Per permettere a Stone di salvarsi, Kowalsky scollega il cavo e viaggia alla deriva nello Spazio… Sarebbe molto emozionante se non fosse per il risolino sotto i baffi di Clooney che proprio non riesco a sopportare: troppo superficiale e superiore per essere un astronauta veritiero rispetto alle circostanze. Comunque è pur sempre una scena bella dal punto di vista della tensione che genera nello spettatore ma scientificamente non regge. Quando la gamba di Stone si incastra, si vede chiaramente che i due astronauti hanno smesso di muoversi (in termini relativi). La loro velocità relativa è quindi pari a zero: non stanno andando da nessuna parte. Sulla Terra se uno scalatore perde la presa può trascinare verso il basso anche il suo compagno che si trova più in alto, proprio per via della forza di gravità, ma in orbita le cose vanno diversamente: Stone avrebbe potuto salvare Kowalsky semplicemente tirando verso di sé il cavo che la collega al suo “collega”. Quì CMDR Nijal.. mi ricevete Houston ? Tanto per aggiungere la mia.. inizialmente credevo che fosse la forza di gravità terrestre a trascinarlo via, ma dato che entrambi viaggiano di fianco alla ISS (quindi la loro velocità relativa è simile a quella della stazione che è in orbita) non si tratta di questo. Inoltre mi sarei aspettato, subito dopo che Kowalsky si sgancia, di vederlo sparire, attratto da questa misteriosa forza.. e invece resta lì sospeso nello spazio.. la forza che lo stava risucchiando via è sparita..

Clooney sgancia la sua tuta per "salvare" la collega da una spinta che li distanzierebbe dalla ISS... spinta che in teoria non ci sarebbe...

Kowalsky sgancia la sua tuta per “salvare” la collega da una spinta che li distanzierebbe dalla ISS… spinta che in teoria non ci sarebbe…

Infine altre piccole disattenzioni dal punto di vista scientifico, un esempio su tutti le lacrime: dopo tutte le peripezie e avere perso Kowalsky, Stone nella Soyuz ha comprensibilmente un crollo e si mette a piangere. Le sue lacrime, in parziale assenza di gravità, iniziano a galleggiare nell’abitacolo della capsula creando un effetto molto suggestivo ma in realtà le lacrime dovrebbero restare attaccate al corpo per via della sua tensione superficiale (così come mostrato dall’astronauta Chris Hadfield sulla Stazione Spaziale Internazionale, si veda foto). Anche in questo caso è quindi una licenza per rendere più coinvolgente ed emozionante il film.. ce ne erà bisogno?

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Chris Hadfield mostra le lacrime che in assenza di gravità restano incollate alla sua faccia

Ma torniamo al principio del mio articolo: le mie aspettative disattese, non sono state soltanto le pecche a livello scientifico, ma ciò che mi ha deluso di più è stata proprio la trama: iniziamo col dire che è tutto tranne che un film di Fantascienza nel senso stretto del termine, ma è più un Thriller/drammatico… poi diciamo che, se non era per tutte le sf…ortune capitate all’equipaggio, il film (torno a ripetermi) non sarebbe esistito… e per questo, più che un film sulla gravità e le leggi della fisica, è un film sulla legge di Murphy: cioè se qualcosa può andare male di sicuro sarà anche peggio! CMDR Nijal: ve li ricordate i vecchi film della serie Airport ? Ne hanno fatti almeno 3, dove una serie di sfighe colpiva aerei che perdevano passeggeri in volo, etc etc.. ? Ecco, questo è un altro “disaster movie”.. Mi aspettavo di più… Ormai è chiaro a tutti che lo spazio non sia certamente un luogo ospitale, qui si ribadisce in pratica solo questo concetto! Passatemi il paragone: forse in Interstellar (di cui abbiamo parlato qui) sembrava tutto troppo “facile” nello spazio, ma per lo meno la trama intricata ci faceva fantasticare e immaginare a cosa il film avrebbe portato… qui invece è talmente tutto lineare che sappiamo già dove si andrà a parare…

 

Expo e Back to the Future day

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Salve Spacejokers provenienti dal futuro o dal passato che sia.. Come molti di voi sapranno ieri si è svolto il giorno dedicato all’evento basato su “Ritorno al Futuro”: in pratica nella famosa saga fantastica degli anni 80, Marty Mc Fly tornava dal futuro… e quel giorno era proprio il 21 Ottobre 2015!  beh le cose oggi giorno non sono esattamente come si immaginavano in quei film ma qualcosa non è poi così diverso… se foste interessati ad approfondire vi consiglio la lettura di questo bell’articolo:

http://www.hwupgrade.it/articoli/web/4485/ritorno-al-futuro-day-9-previsioni-azzeccate-e-le-7-clamorosamente-mancate_index.html

e inoltre uno sguardo alle invensioni realmente presenti oggigiorno:

http://www.hwupgrade.it/gallery/1683/xx-previsioni-azzeccate-e-non-da-ritorno-al-futuro-ii/

e quali invece sono ben lontane dalla realtà:

http://www.hwupgrade.it/gallery/1684/ritorno-al-futuro-ii-le-previsioni-non-azzeccate/

in questo giorno noi Spacejokers eravamo all’Expo di Milano… chissà magari Martin avrebbe voluto incontrarci lì e scoprire quali erano i cibi del futuro e partecipare all’evento milanese dell’anno! beh, se anche ci fosse stato.. sarebbe stato difficile incontrarlo…visto che ultimamente si fa fatica a camminare dalla folla…

Vi lascio con qualche foto della giornata ad Expo. Sarebbe stato bello vedere volare Martin a bordo della De Lorean modificata intorno all’albero della vita… oppure vederlo sfrecciare sull’holopattino in mezzo alla folla!

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Tuttavia pare che gli inglesi siano stati più fortunati di noi! 🙂 guardate cosa hanno pubblicato gli agenti di polizia del Surrey sul loro profilo Facebook…

https://www.facebook.com/SurreyPolice/photos/a.191738324245776.49797.109784252441184/899296236823311/?type=3

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tornato dal Giappone…

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purtroppo o per fortuna sono tornato in Italia… ricco da un punto di vista culturale ma più povero nelle tasche e fuso come un cristallo di dilitio a causa del jet-lag…
è stata un’esperienza sconvolgente per molti punti di vista.. realmente un altro mondo: dallo loro cultura piena di contraddizioni e dalla quantità di gnoc…ehm.. belle ragazze impressionante (anche se molte di loro artefatte: modello cartone animato confettoso)..
eccovi qualche foto del delirio (organizzato) giapponese..

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nel frattempo, ho lasciato la mia Asp parcheggiata anche lei in vacanza..

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a presto!

Alien

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Volevo parlarvi di Alien, il mio incubo. Non del film (l’unico incubo di film è “Prometheus”, leggi la nostra recensione) ma della creatura.. e del perchè mi spaventa. Ho incontrato Alien la prima volta nell’Ottobre del 1979, al cinema. Mi portò mio padre (non ricordo se glielo chiesi io o se lo propose lui), ed invitai Roberto, un mio coraggioso amico d’infanzia che si presento con un rotolo di carta igenica (lo avevo avvisato che era un film che faceva paura.. non avevo ancora una idea chiara di quanta me ne fece e me ne fa tuttora). Grazie H.R.Giger (R.I.P.)
Buona lettura, ci rivediamo in fondo alla pagina.
“Un organismo perfetto, la sua perfezione strutturale è pari solo alla sua ostilità” (Ash)
Alien è silenzioso, quasi invisible ed ucciderlo è estremamente pericoloso per via del suo sangue acido.
E’ così intelligente da riuscire a dare la caccia agli umani, senza alcuna preparazione e riesce ad crearsi un suo spazio in qualsiasi ambiente, per ostile che possa essere. Nella maggior parte dei casi, studia la vittima alcuni secondi prima di ucciderla. Cosa pensa di noi? Ci giudica? Ci valuta? Ci sceglie? Gode a prolungare sadisticamente il terrore che ci attanaglia?
E’ cieco ma si comporta come se potesse vedere. Per noi umani gli occhi sono lo specchio dell’anima, ci permettono di entrare in empatia con gli altri.. Lo Xenomorfo non ha anima, agisce solo in base alla sua programmazione istintiva, come una vespa.. ma molto più forte.. e letale. Non solo: è privo di occhi, per cui il nostro sguardo viene immediatamente attratto dalla sua bocca terrificante; una delle caratteristiche che incute spavento agli uomini è il morso degli animali. Gli umani hanno sempre temuto denti digrignanti, zanne scintillanti e becchi a punta. Una creatura che ha due bocche con le quali mordere e strappare la carne è ancora più anormale e doppiamente spaventosa.
E’ costantemente ricoperto di una sostanza trasparente e viscida.. a volte più o meno densa. Il che lo rende oltrepiù disgustoso alla vista.

Alla base della paura, dell’orrore, vi sono alcune componenti fondamentali : la paura di essere contaminati, di perdere la propria identità e non saper riconoscere e determinare cosa ci spaventa, di non poter comunicare.
Uno dei concetti più orribili è il “primo contatto” che abbiamo con lo xenomorfo, la sua nascità: i nostri corpi ci appartengono, sono il nostro tempio sacro, il luogo in cui possiamo rinchiuderci al sicuro e sappiamo che il dolore fisico è la sensazione peggiore che possiamo provare. Eppure, nell’universo di Alien, c’è una creatura che invade il nostro corpo (e non certo con un atto di amore) e ci infila dentro il suo uovo. Già questo atto è disturbante da immaginare, ma le cose peggiorano: sei a conoscenza che c’è qualcosa che cresce dentro di te.. una gravidanza che porterà alla tua morte, nel modo più doloroso possibile.
Inizierà a martellarvi dall’interno del torace, una delle parti più vitali del corpo. Se poi riuscite ad immedesimarvi nel personaggio (che sia dei film o dei libri), potrete assaporare appieno le sensazioni ed il terrore psicologico che una morte del genere può portare.
Alcuni associano allo Xenomorfo uno stupro da incubo.. dove il mostro ci penetra sia per entrare che per uscire dal nostro corpo.
Questo può bastare per quanto riguarda “essere contaminati” ?
Lo Xenomorfo ci trasforma; non siamo più esseri pensanti ma semplici veicoli per le sue uova. Delle incubatrici viventi (per poco). Esso sfugge ad una classificazione, dato che eredita parte del DNA dell’ospite e pertanto è in continuo mutamento. E’ un ibrido inquietante, il cui corpo incoerente e sempre parzialmente nascosto, rifugge qualsiasi struttura sistematica di identificazione. Il suo corpo scuro sembra uno scheletro fallico, le sue costole, spina dorsale e bacino, tutte accentuate e spigolose, danno un aria di morte. Anche il suo colore monocromatico e la sua texture, lo fanno sembrare fatto di metallo organico. Lo Xenomorfo è una fusione di vita e morte, organico ed inorganico, grottesco e sensuale.
Inoltre è sempre in cambiamento durante l’arco della sua vita, a partire da un uovo dalla consistenza ruvida come il cuoio, alto circa 1 metro, dal quale fuoriesce una creatura che assomiglia ad un incrocio fra un ragno ed una mano, di colore pallido e bianchiccio che fa a depositare il suo uovo in un ospite, dal quale torace esce una creatura simile ad un serpente, a volte priva di arti. Da quì il mostro matura in una grande ed oscura creatura, con un cranio allungato, priva di occhi e naso, con una lunga coda e la forza per strappare il metallo.
Lo Xenomorfo si trasforma in continuazione.

Rieccoci, avete letto tutto?
Nel film, Ash pronuncia la famosa frase “Ammiro la sua purezza.. non è offuscato da coscienza, rimorsi, o illusioni di moralità”. Questa mancanza di coscienza rende la creatura ancora più perfetta, imprevedibile e terrificante. Contiene in se una purezza etica che trascende la moralità. Non ha alcun legame con l’umanità, il che lo rende “innocente” e terribilmente distaccato da termini come “giusto o sbagliato”. Lo Xenomorfo non è buono nè cattivo; è semplicemente mostruoso. E’ l’avatar dell’incubo. E’ un mostro del caos, che come il Leviatano, combatte per rendere il nostro mondo al nulla.
Per quello che mi riguarda, ad oggi, dopo ben 36 anni, se ho un incubo, sicuramente in esso c’è Alien.

“This is Ripley, last survivor of the Nostromo, signing off.”.

Space music (parte 1)

Diario del capitano.
“Lo spazio è malattia e pericolo, avvolto nell’oscurità e nel silenzio.”
Leonard “Bones” McCoy (Star Trek 2009)


Non c’è musica nello spazio. La scienza lo descrive come un luogo oscuro, silenzioso, freddo, mortale.

Ma noi siamo Fantascienza, non scienza.
Dare una definizione per la Space Music è alquanto difficile e farei almeno 3 distinzioni : musica già esistente e adattata ai film di fantascienza , musica “ambient” e Space Rock. Non parleremo invece delle colonne sonore realizzate ad hoc per film come Star Wars, E.T, Terminator, Alien, etc etc. Questo sarà il tema di un prossimo articolo.

Alcuni brani di musica classica (anche contemporanea) sono stati adattati a colonna sonora di film di fantascienza: la Sinfonia N°5 di Mahler nel film “Rollerball”, la Suite N°1 per violoncello di Bach nel film “Elysium”, il movimento Adagio dal balletto Gayane di Khachaturian in “Aliens” e “2001: Odissea nello spazio” e poi come non citare questo:

La Space music viene spesso relegata come una sottocategoria della musica New Age, associabile di conseguenza alla musica “lounge”, alla musica “easy-listening, alla musica “ambient”. Per citare uno dei pionieri della musica elettronica e della musica ambient, Brian Eno, “la musica ambient deve essere in grado di assoggettarsi a diversi livelli di attenzione da parte di chi la ascolta, senza essere preponderante in nessuno di questi. Deve poter essere ignorata quanto essere allo stesso tempo interessante.” (tratto dalle note che accompagnavano la release dell’album “Ambient 1: Music for Airports” – Brian Eno).
Un esempio di musica ambient ? Prendete il film “The Blues Brother”, verso la fine, quando stanno salendo in ascensore per consegnare il denaro all’ufficio governativo.

E’ quindi sufficiente prendere un brano strumentale, di mediocre fattura e scarsa qualità, per avere un esempio di space music?
Certamente no. Decine di autori professionisti si sono cimentati (e tuttora lo fanno) nella creazione, consapevole o meno, di Space music, a volte venendo etichettati come appartenenti esclusivamente a questo sotto-genere musicale. E non sempre erano contenti di ciò: gli stessi Pink Floyd avevano pensato all’ambientazione del loro stupendo brano “Echoes”, come all’incontro fra due pianeti nello spazio. Quando poi si resero conto che, dopo aver scritto “Astronomy domine”, “Set the control for the earth of the sun”, “Interstellar overdrive”, “Let there be more light”, venivano ormai additati come un gruppo Space Rock, decisero di darci un taglio e diedero al brano “Echoes” dei toni “acquatici”.

Abbiamo citato i Pink Floyd, come rappresentanti dello Space Rock, ma c’erano anche gli Hawkwind e i Gong, tutti gruppi di provenienza britannica, nati a cavallo fra gli anni ’60 e gli anni ’70, nel periodo cioè della corsa verso lo spazio. I loro brani erano spesso lenti, strumentali, realizzati con l’uso dei primi sintetizzatori (il nome Robert Moog vi dice qualcosa ?), di organi elettronici e densi di assoli di chitarra psichedelici. I testi, quando ce n’erano, parlavano di spazio e di fantascienza.  C’era David Bowie con la sua “Space Oddity”, i Rolling Stones con “2000 light years from home”, i pacifici Beatles con “Flying”. Non molto spaziale come sonorità ma come titolo certamente si, troviamo anche Jimi Hendrix con “Third stone from the sun” e la divertente “Space Cowboy” della Steve Miller Band (fra l’altro il nome di questo blog prende spunto proprio da questa ultima canzone).

Nella prossima parte dell’articolo dedicato alla Space music, faremo una ulteriore carrellata dei gruppi ed autori più significativi, ed esamineremo il panorama musicale ai giorni nostri e quali sono i maggiori esponenti di questo sottogenere.

Seconda stella a destra e poi dritti, fino al mattino…

Diario del Capitano.

Penso sia ormai risaputo a tutti cosa sia la fantascienza… (se non lo sapete o non vi interessa cambiate canale!) ma ognuno di noi credo abbia il proprio modo di viverla e intepretarla…
C’è chi pensa a essa come un genere di narrativa più o meno basato su fonti scientifiche e proiettato a futuro e c’è chi come me che ne fa quasi un ragione di vita… sì poichè del nostro presente ho forse poca fiducia!
Quindi ho sempre preferito sognare e fantasticare su un mondo (migliore?!) futuro dove l’umanità si sia evoluta al punto di poter convivere col proprio mondo e magari con altri mondi.
Per questo la visione di Gene Roddenberry mi ha sempre affascinato… chi è Gene? ok a questo punto potete davvero o cambiare sito o mettervi comodi e farvi una cultura! 🙂 Troverete informazioni sul creatore della serie Star Trek pressochè ovunque.. Addiritturà c’è chi crede che fosse stato illuminato dagli alieni stessi! O_o
Al dì là di questo… ricordo che da bambino mio padre (saggio uomo) mi fece vedere i primi episodi di Star Trek e di altre serie come Spazio 1999 e Ufo… ne rimasi subito rapito! (non nel senso catturato dagli alieni eh!): vedere che l’uomo potesse viaggiare tra le stelle ed esplorare nuovi mondi era qualcosa di terribilmente d’impatto, nonostante gli effetti speciali dell’epoca fossero alquanto primitivi.
Questo bastò a far crescere in me la passione per questo genere. e a farmi sognare strani e nuovi mondi e nuove tecnologie.
Ricordiamoci infatti che se l’uomo ha immaginato qualcosa, state certi, che in un futuro, allora verrà realizzato! provate a pensare alle tecnlogie informatiche e di telecomunicazione moderne: smartphone, realta aumentata, etc… ieri erano frutto solo di immaginazione nelle serie di fantascienza e oggi sono realtà e alla portata di tutti. Anche le tecnologie più fantasiose come teletrasporto e viaggi a velocità superiori alla luce sono già stati teorizzati e non sono così impossibili come si pensava un tempo.. e questo senza confutare nessuna legge fisica.

ma non vorrei dilungarmi troppo ora.. avremo tempo per parlarne…
I miei interessi “spaziano” inoltre nel fantasy (e anche qui l’immaginazione non manca) e nei videogames collegati a questi temi. A presto per altre discussioni 😉

P.s.: per i più attenti e per chi volesse sapere il significato del titolo di questo post: la frase “Seconda stella a destra e poi dritti, fino al mattino…”: è stata utilizzata sia da E. Bennato in una sua famosa canzone ma anche in Star Trek….
In realtà è una citazione da Peter Pan nell'”Isola che non c’è”…
in fondo chi di noi non ha un piccolo Peter Pan nel proprio cuore?!

La Fantascienza

Diario del Capitano.

Il mio viaggio nella Fantascienza iniziò il 13 Novembre 1975, durante una vacanza in Inghilterra con i miei.
Avevo 7 anni e la sera in albergo, dopo aver passato la giornata a visitare parchi e musei, accendemmo la televisione.
Fu così che vidi in anteprima una serie TV sbarcata dopo qualche anno in Italia: Spazio 1999.
All’epoca non conoscevo molto l’inglese ma fu quello il primo “incontro ravvicinato” con quel mondo fatto di scienza, tecnologia e fantasia: le astronavi, avamposti su altri pianeti, pistole laser, raggi gamma, robot, mostri con gli occhi argentei grossi come piattini.. Il viaggio continuò grazie a mio padre ed a mio zio, entrambi collezionisti dei romanzi di Urania e lettori di romanzi di fantascienza. Andare a trovare mio zio significava trovarmi davanti all’imbarazzo della scelta: centinaia di romanzi e quindi centinaia di viaggi spaziali, tutti immaginari. Scoprì che la Fantascienza non era solo esterna al sistema solare. Viaggio Allucinante, da un soggetto di Asimov fu un altro dei primi film che vidi e che mi colpì moltissimo: il corpo umano, per degli esseri umani miniaturizzati era vasto quanto un pianeta inesplorato, i globuli bianchi e le piastrine diventavano  mostri, il cuore un nemico da evitare.
Ci furono tanti altri viaggi al cinema. Mio padre mi portò a vedere “La guerra dei mondi” che mi terrorizzò tanto che volli andar via prima della fine.. “2001: Odissea nello spazio” (la prima volta che lo vidi non capì nulla.. ed anche ora resta un fantastico film incomprensibile).. “Alien”, altro film bellissimo che mi continua ad oggi a darmi gli incubi.. “Guerre Stellari”.. gli imperi galattici facevano la loro comparsa per la prima volta nel mio mondo, fino ad allora limitato alla singola astronave. Si apriva un universo più vasto. Inizio anche una serie di film con Extraterrestri “buoni” : “E.T.”, “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, “Cocoon”, etc.. Scoprì il genere Cyberpunk con “Blade Runner” e “1997: Fuga da New York”.
Nel mondo reale non succedeva niente di tutto questo. A parte il lancio del Viking verso Marte, seguito dai notiziari che mostravano animazioni grafiche accompagnate immancabilmente da “Shine on you crazy diamond”, c’erano le promesse di un progetto di una navicella riutilizzabile (lo Shuttle).
Niente Iperspazio.
Niente Teletrasporto.
Niente pistole laser.
..che delusione.
Il mio viaggio continuava, durante le gite in auto con i miei. Quanti ritorni fatti di notte, sul sedile dietro a guardare le stelle, con la musica dei Rockets (Venus Rapsody, Astrolight, Space Rock, etc…).
Nel 1981 Lucio Dalla, nella sua “Telefonami tra vent’anni”, cantava :”con un salto siamo nel duemila/ alle porte dell’universo”..
Si… magari!
Ricordo un’intervista ad Asimov in TV, dove gli chiedevano di fare una previsione su cosa sarebbe successo alla nostra società ed alla tecnologia nei prossimi anni.. Lui dava delle risposte del tipo :”nel 2010 l’uomo avrà stabilito una base stabile sulla luna ed inizierà l’esplorazione di persona degli altri pianeti del sistema solare.. nel 2030 avremo delle basi su Marte.. nel 2100…etc..” ..ed io mi ritrovai nella più profonda tristezza, sapendo che non avrei mai visto cosa sarebbe successo nel lontano futuro, che non sarei mai andato oltre alla mia vita terrena.
Non saprò mai come andrà a finire, ma posso cercare di immaginarlo..