La Terra piatta

Amate la Vita come io rispetto la Natura
Rispettate la Natura come io ho amato la Vita.

 

Breve prefazione: Il mio primo racconto, non so se ne seguiranno altri, i miei strumenti linguistici sono abbastanza limitati ma le idee non mancano. Il racconto è breve abbastanza per perderci solo 10 minuti di tempo, ovviamente Vi esorto a passarli su letture di opere di scrittori molto più titolati e dei quali io sono appassionato lettore. Ma se ho suscitato appena un po di curiosità allora forse non saranno 10 minuti persi e potrò vantarmi per averVi distratto da impieghi diversi per il tempo equivalente. Se poi sono perfino riuscito a stimolare dei dubbi e delle riflessioni allora sono felice di aver vinto anche il mio primo premio. Buona lettura.

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Gli Allarmi continuavano incessantemente a stridere nella plancia di comando tra nuvole di fumo e scintille di circuiti sovraccarichi. La vecchia nave multiruolo, in missione ufficiale d’esplorazione di remoti sistemi galattici, cadeva verso il terreno cercando di contrastare la velocità troppo elevata e limitando il più possibile gli eventuali danni da impatto sulla superficie del pianeta, ma l’attrito con l’eliosfera contribuiva a surriscaldare lo scafo oltre il limite di un rientro sicuro. Purtroppo le alternative si riducevano a una rotta di rientro molto angolata per ridurre gli effetti delle radiazioni della stella verso la cui gravità si erano ritrovati a combattere dopo l’ultimo salto iperdimensionale. Cercavano di farsi scudo con l’ombra meno calda del pianeta scoperto per una coincidenza fortuita, la cui orbita passava vicino alla nave e riduceva per quanto possibile il calore e le radiazioni emesse dall’astro infuocato. La correzione della traiettoria verso tale zona d’ombra era stata decisa in fretta poiché il computer di bordo non aveva fornito alternative oltre quella di bruciare nelle prossimità della superficie della stella, l’inversione di rotta era infatti impossibile, tuttavia lo scanner aveva fornito quella misteriosa piccola area meno calda che poteva essere raggiunta prima della inarrestabile fusione dello scafo.

Nel momento di maggior carico termico e meccanico e quando ormai quasi tutti i sensori esterni e le piccole appendici aerodinamiche erano state consumate dall’attrito e l’equipaggio si era ormai affidato alle preghiere, il termometro misurò una repentina inversione all’aumento termico delle corazze esterne. Furono tutti sorpresi per la scoperta della presenza di una qualche atmosfera su un pianeta così vicino alla sua stella da essere invisibile a qualsiasi radar. La nave continuò a frenare procedendo pesantemente, mentre la maggior parte dei sistemi continuavano a segnalare guasti intermittenti e gli allarmi a squillare all’unisono, questa volta la velocità finalmente ridotta lasciò intravedere una speranza di salvezza.

Più ci si avvicinava alla superficie e più i parametri miglioravano, fino al momento che le lingue di plasma infuocato, che avevano avvolto lo scafo e i sensori, erano scomparsi e permettevano di vedere grossolanamente l’aspetto del pianeta. La superficie intorno sembrava abbastanza regolare a parte solo una grossa sagoma di un rilievo montagnoso al centro dell’orizzonte e la parvenza di nubi in alto, i bordi però, finché era permesso vedere in lontananza, scomparivano in una sfumatura di nebbia rossiccia, e più la visibilità aumentava al centro e più i bordi rimanevano offuscati.

Finalmente, dopo aver scelto un luogo sufficientemente pianeggiante per posarsi, la nave atterrò facendo gemere il metallo della sua struttura con i possenti carrelli che penetrarono lievemente in un soffice terreno sabbioso. Una volta spenti tutti i focolai d’incendio e stabilizzato i sistemi, si procedette con una analisi dei danni e dell’ambiente in cui erano miracolosamente atterrati.

Era già chiaro a tutti il motivo di quella situazione di estrema emergenza in conseguenza del fine sabotaggio del sistema di salto iperdimensionale con la riprogrammazione del computer di navigazione in modo da farli uscire rischiosamente vicini all’astro.

Era l’opera della pericolosissima gang terroristica conosciuta come “I custodi del Paradiso”. I pochi seguaci rimanenti di questa gang di fanatici religiosi si autoproclamavano “Angeli armati” e non esitavano a ricorrere alla violenza, al sabotaggio e a qualsiasi azione armata che avrebbe sublimato la loro anima in eterno per i servigi resi al loro supposto Creatore.

Qualche ferito, qualche contuso, una frattura, e tra la sorpresa di tutti gli ufficiali scientifici gli scanner e i sensori ancora operativi fornivano dati che però si faceva fatica a razionalizzare tenendo ben presente che si era finiti all’interno della sfera di plasma che generava la corona solare più esterna: una gradevole gravità naturale di circa 0,8 G; temperatura e pressione atmosferica compatibile con un sistema abitabile simile ad un qualsiasi deserto equatoriale terrestre; poche o nessuna radiazione nociva; la composizione dell’aria analizzata da un campione forniva le percentuali di una discreta quantità di ossigeno e vapore d’acqua (come essere su una quota di 6000 mt terrestri); varie percentuali poco significative di elementi pesanti e nocivi alla vita umana; ma grandi quantità di elio e piccole percentuali ma significative di idrogeno e azoto e anidride carbonica; l’analisi biologica forniva invece l’assenza di agenti patogeni, ma una discreta quantità di primitive spore vegetali in varie percentuali. Gli eccezionali dati raccolti facevano presupporre addirittura che si potesse respirare con poca difficoltà senza l’ausilio di tute o maschere.

Il dubbio fu subito certezza quando uno dei tecnici assalito dal panico e dallo stress aveva aperto uno dei portelli di aerazione secondari inondando per qualche minuto la plancia con l’aria del pianeta ed esponendo tutto l’equipaggio. Un odore leggermente dolciastro e di carbone bruciato si sparse all’interno della nave e una leggera ebbrezza fu avvertita come dopo aver bevuto mezzo bicchiere di alcol, ma niente di mortalmente nocivo.

La prima uscita all’ambiente aperto, prima con l’ausilio di una mascherina di ossigeno per ristabilire la giusta percentuale respirabile e poi senza, forniva la visione globale del luogo in cui i miracolati si erano venuti a trovare. Il primo contatto diretto con quel mondo lo forniva la vista: il colore di fondo era un rosso arancio scuro ma illuminato da una luce chiara e diffusa in tutte le direzioni, l’orizzonte era una sfumatura di foschia giallo rossa molto omogenea che non forniva salti netti ma era interrotta solo in un punto dell’orizzonte da quello che sembrava essere una montagna, e nella stessa direzione il cielo passava dal rosso alla base al giallo al verde nella parte più alta localizzata sopra il promontorio; una leggera brezza soffiava dalla stessa direzione;  un rombo continuo e diffuso si udiva in bassissima frequenza come una batteria di ugelli di razzi in lontananza e sempre con la stessa bassa intensità.

La nave, una corvetta AC-34 multiruolo, allestita per esplorazione e trasporto delle industrie spazionavali ALFA, appariva tutto sommato integra a parte la mancanza di quasi tutte le appendici aerodinamiche, le antenne e i sensori, aveva assunto un color carbone con macchie di vernice originale rimanente nei punti più nascosti. Il sensore topografico a lungo raggio si era guastato quasi per primo e non era stato possibile avere una mappa accurata della superficie e ne del resto di questo bizzarro pianeta, gli unici scanner da cui si potevano scaricare dati erano quelli portatili ma avevano un corto raggio d’azione. Nelle ore successive fu lanciato in aria un drone IEN-4 dalle dimensioni di un paio di metri per esplorazione e raccolta dati. La permanenza su questo piccolo mondo non era tra le opzioni di missione anche se era necessario aspettare che i tecnici facessero un rapporto completo sulle condizioni della nave.

Il drone automatico che poteva affidarsi al raggio d’azione massimo dei suoi sensori di circa 10 km, con propulsione di minicelle nucleari ad antimateria fu programmato per la mappatura del terreno, l’acquisizione di dati ambientali atmosferici, la telemetria in tempo reale e la ripresa video, e se pur dotato di intelligenza artificiale base veniva indirizzato verso l’unico rilievo appena visibile di questa superficie regolare e pianeggiante.

Nelle ore che seguirono si cercava di riparare i danni alla nave e i moduli primari. Il drone veniva costantemente monitorato e i dati esaminati continuamente allo scopo di capire soprattutto come ripartire in sicurezza, ma tali informazioni fornivano scenari sempre più incredibili.

Il drone, volando ad una media di circa 50 km/h ma variando periodicamente la quota per acquisire più dati possibili, in 24 h aveva coperto circa 1000 km di spazio. Il dato più sorprendente era la  temperatura e il grafico che veniva tracciato mentre tutti gli altri parametri erano abbastanza costanti, la superficie sempre molto regolare, ma da un’altezza di 20 km i sensori misuravano al limite del raggio di scansione verso l’alto una diminuzione di temperatura. Per misurare lo stesso valore costante di temperatura di 250 °C la quota saliva proporzionalmente al proseguimento della rotta programmata rappresentando un vero e proprio guscio di separazione al di sotto del quale c’erano le condizioni per la condensazione del vapore acqueo . Qualche ora più tardi lo stesso drone trovava acqua liquida e una striscia di vegetazione ai bordi di quella che sembrava la riva di un mare o la sponda di un fiume molto largo, infatti i sensori non rilevavano altre sponde opposte e ne ai lati a parte l’altura già visibile dal luogo dell’atterraggio. Vegetazione confermata dall’analisi di alcuni campioni raccolti localmente. Inoltre la velocità con cui procedeva verso il promontorio era in parte diminuita a causa delle periodiche variazioni di quota sempre più estese e l’incontro con la formazione di nubi di vapor d’acqua abbastanza dense e stabili. Vi fu un altro sostanziale cambio di scenario circa 80 ore dopo il lancio e il drone aveva percorso quasi 3000 km, giunse in prossimità della montagna ma il mare incontrava di nuovo la terra e finiva ai piedi della base di questa enorme struttura rocciosa in cui le condizioni climatiche perfette e costanti favorivano lo sviluppo di vegetazione, che per quanto più simile ad alghe e muschi, ricopriva l’intera regione intorno alla base come una coperta di color verdognolo tendente al blu. A questo punto si decise di far seguire al drone una strada che lo portava a raccogliere più informazioni su questa nuova struttura rocciosa facendolo salire di quota fino a cercarne la sommità. Gli anemometri registravano una colonna d’aria fredda discendente lungo i pendii di questo enorme pilastro. Pur con moltissime interferenze dovute a forti campi magnetici creati dalla stella, il drone trasmise anche il video della sommità della montagna. Dalla punta, che poco sotto l’ultimo tratto era ricoperta di ghiaccio d’acqua, venivano espulsi violentissimi getti uniformi di plasma rosso-arancio che foravano un cielo verde quasi azzurro. Una eruzione perpetua probabilmente contenente anche materiali in forma fluida e solida che data l’elevatissima temperatura e velocità misurata scomparivano molto più in alto come il gigantesco scarico di un motore a reazione verticale e unendosi poi a quel guscio di flussi  plasmatici provenienti dai bordi. Il drone compì un giro intorno alla cima e poi ridiscese da quello che sembrava essere un strano gigantesco vulcano dalle proporzioni planetarie con un’altezza di oltre 200 km che partiva in basso con un diametro di circa 1000 km la cui forma di un cono quasi perfetto terminava in alto con una bocca larga 10 km. La restante porzione di cielo che dallo zenit scendeva verso l’orizzonte cambiava il colore dal verde-azzurro al giallo, al rosso acceso come sotto una cupola in cui le lingue di plasma si vedevano fluire dal basso dell’orizzonte per tutti i 360° verso il centro in alto sulla verticale di questa cupola immaginaria e che il vulcano forava col suo pilastro di fuoco eruttivo. Il poco materiale che ricadeva lungo le pareti raffreddandosi era contenuto a una breve distanza dalla superficie esterna come un sottile mantello discendente, raccogliendosi in verticali creste regolari intorno alla montagna, e per una distanza maggiore il drone rilevava un flusso d’aria molto veloce e spesso che ripercorreva le pareti fino alla base distribuendosi poi omogeneamente per tutte le direzioni verso l’orizzonte. A questo punto, insieme anche ad altri dati raccolti nel frattempo dalla nave in riparazione, fu conclusa una analisi abbastanza dettagliata di quello che poteva essere la mappa del luogo e il particolarissimo clima planetario.

Il pianeta, almeno secondo i dati raccolti, misurava una massa abbastanza ridotta (paragonabile con quella della luna terrestre) per le dimensioni di una superficie sostanzialmente piatta mappata per almeno 10-15 mila km di diametro in un bordo esterno circolare e confinante con un muro di plasma uniforme per tutta la circonferenza del piatto (flusso di plasma generato dalla stella molto vicina). Analogamente al movimento orbitale della Luna terrestre, il pianeta mostrava sempre la stessa faccia alla stella attorno alla quale girava, il moto di rotazione e rivoluzione erano sincroni (fatto molto più comune sui pianeti ospitanti masse in movimento come i fluidi) ma molto più veloci di quelli lunari, si calcolava l’orbita di rivoluzione completa in poche ore, la forza centrifuga risultante contrastava in buona parte la forza di gravità della stella agente a quella breve distanza.

Il flusso di plasma sembrava convergere verso quello che era il centro del piatto dove si trovava un mega vulcano in piena attività, formando una cupola in movimento al di sopra della superficie che racchiudeva nell’intercapedine una vera e propria bolla atmosferica sottostante di forma toroidale molto schiacciata. Se queste analisi non erano già abbastanza sconcertanti si aggiungeva  un’atmosfera con le caratteristiche di temperatura, pressione e la presenza di acqua liquida da rendere il pianeta non solo favorevole alla vita ma addirittura abitabile dagli umani e la presenza di una folta vegetazione, seppur primitiva, ne era la prova più lampante. La costante presenza del movimento di masse d’aria favoriva il ricambio e il riciclo degli elementi in un clima statico e ipoteticamente invariato da milioni di anni. L’intera biosfera era rappresentata da un ciclone gentile che soffiava a terra radialmente dal centro verso i bordi facendo evaporare l’acqua del mare che assumeva una forma simile a una ciambella per poi riscaldarsi gradatamente nelle zone desertiche in prossimità dei bordi dove il flusso della cupola plasmatica ne accelerava la risalita e la convergenza verso il centro e la zona più fredda dell’intero pianeta nella parte alta del mega vulcano, lì la massa d’aria si raffreddava e condensava producendo nuvole e pioggia ridiscendendo poi verso la base del vulcano e ricominciando il ciclo climatico senza soluzione di continuità o grandi variazioni registrabili e in cui tutti i climi principali e tutti i continenti della Terra ne erano ben rappresentati.

Il parziale ripristino dello scanner planetario fornì un quadro ancora più incredibile, l’analisi dei dati generali di densità media, massa e forma, era compatibile con un pianeta dalla morfologia praticamente piatta in cui la parte, esposta all’azione diretta del flusso continuo di radiazione solare, era stata consumata e dispersa nello spazio per milioni di anni, ma avrebbe fatto da scudo a tutte le radiazioni che avrebbero potuto eliminare la vita in una frazione di secondo o non generarla affatto. Piuttosto con molta probabilità era stato proprio l’insieme delle coincidenze e delle bizzarrie che aveva promosso lo sviluppo di un ambiente in cui la vita primordiale aveva attecchito. Non c’era alternanza tra giorno e notte e il motore della cupola esterna formata da flussi di plasma a loro volta espulsi dalla vicina stella, forniva la costante luce diffusa con una intensità media, le ombre perciò erano quasi inesistenti. L’energia necessaria alla biosfera, per lo sviluppo evolutivo fino a questo livello senza ancora la presenza del regno animale forniva il giusto equilibrio. Equilibrio mantenuto per centinaia di milioni di anni terrestri durante i quali questa terra piatta bruciava e si consumava sempre da un lato e cullava la vita dal lato opposto modellando gentilmente le superfici. Il vulcano invece con tutta probabilità era stato accresciuto nel corso dei millenni dalle spinte e dalle pressioni degli strati planetari sottostanti, svolgendo un ruolo di ulteriore equilibrio climatico e valvola di sfogo delle potenti forze agenti all’interno del pianeta, forse meglio dire “sotto” il pianeta.

Prima che l’umanità diventasse tecnologicamente avanzata da poter permettere l’esplorazione e la colonizzazione di altri mondi e si facessero i primi passi dell’esplorazione terrestre, la Terra era praticamente immaginata in due dimensioni. Le uniche dimensioni che l’uomo riusciva a comprendere facilmente e applicare al suo ambiente ottenevano il risultato di immaginare un mondo “Piatto” e dotato su tutti i lati di bordi ben definiti da cui si poteva perfino cadere…inoltre l’evoluzione del pensiero umano aveva prodotto delle elaborate materie filosofiche quali la teologia e le religioni che avevano influenzato a loro volta la vita e l’evoluzione dell’uomo fino al punto da stabilire o almeno immaginare cosa sarebbe accaduto nel futuro. Secondo una famosa interpretazione nell’antichità esistevano almeno tre luoghi dove le anime avrebbero passato un tempo indefinito in conseguenza delle azioni commesse durante il corso della vita terrena: l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso, che partivano proprio geologicamente dal basso o dal “sotto” con il peggior luogo “infernale” e salivano verso l’alto per il più “confortevole” Eden o Paradiso o Nirvana…

Le analogie, tra il pensiero e l’immaginazione umana di almeno 10 secoli prima, la realtà di questo pianeta formatosi e scoperto per un gran numero di coincidenze uniche e la civiltà spaziale attuale, causavano una serie di corto circuiti filosofici e ponevano quesiti teologici e dubbi scientifici quasi da portare alla pazzia chiunque si fosse soffermato a rifletterci appena un po.

Perfino la vita estremamente vulnerabile in tutte le sue forme aveva trovato protezione dalla enorme quantità di radiazioni emesse da così breve distanza in uno scudo naturale di elementi metallici del nucleo originario del pianeta plasmato nel tempo. L’equilibrio di molte diverse potenti forze contrarie agenti su questa piccola oasi paradisiaca nell’inferno di effetti fisici su scala planetaria, e le analogie col pensiero umano che ne profetizzava l’esistenza reale con un così largo anticipo facevano presupporre l’intervento di una mano divina onnipotente e non sempre creduta reale.

Faceva rabbrividire il pensiero per certi versi anche ironico che la scoperta fortuita di questo piccolo Eden era avvenuta come conseguenza del sabotaggio della gang dei custodi del Paradiso.

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Quello che è dato sapere dai files di registrazione del drone di esplorazione da questo punto in poi diventa molto frammentario. Dopo essere stato trovato per caso alla deriva da una nave cargo commerciale di passaggio in quel sistema con il guscio esterno praticamente fuso e con l’aspetto di un relitto metallico tondeggiante, l’estrazione dei preziosi dati contenuti nella sua memoria e la successiva analisi non chiarisce fino in fondo i fatti accaduti.

L’ultimo filmato in ordine di tempo registra un piccolo lampo apparentemente nel centro dell’enorme disco stellare quasi come il lampeggio di un flash fotografico in lontananza nella notte terrestre.

Nel momento in cui si studiavano i piani per evadere dalla permanenza forzata sul pianeta e far ritornare l’equipaggio nell’universo più familiare, la nave, prima ancora di poter fare il primo tentativo di lasciare il pianeta, perse irreparabilmente tutta la parte poppiera, i motori principali insieme con una buona parte di scafo, di equipaggio, e di risorse, a causa di una inspiegabile esplosione.

La successione rapida degli eventi successivi è attualmente all’esame di un gruppo di scienziati: Dalle informazioni e i dati raccolti dal drone è possibile scoprire il Comandante e un gruppetto di membri dell’equipaggio allontanarsi velocemente dal relitto della nave in fiamme e ormai irrecuperabile; prima che le fiamme finiscano ciò che rimaneva del vascello viene lanciata con successo nella direzione della sommità del megavulcano al centro del pianeta una sola capsula di salvataggio contenente solo il drone IEN-4 custode di tutte le informazioni raccolte e poi ritrovato semidistrutto dal cargo.

Un ufficiale ingegnere dell’equipaggio adibito alla manutenzione del drone, rimasto illeso nella nave durante l’esplosione, aveva in tutta fretta preparato la piccola capsula con il drone protetto da tutta la schermatura che poteva inserire nella capsula. Aveva collegato tutte le celle a combustibile nucleare, salvate dallo scoppio, con l’avionica e i propulsori della capsula, allo scopo di sovraccaricarli e aggiungere spinta fino al limite massimo permesso dall’integrità strutturale e programmato il navigatore automatico affinché tale spinta iniziasse in prossimità della bocca del vulcano, ricevendo così un boost supplementare.

La ripartenza dal pianeta, infatti, era diventata la priorità dell’equipaggio tecnico della nave e pareva non essere proprio di facile esecuzione. Piuttosto le varie opzioni di ripartenza e fuga includevano tutte una discreta percentuale di fallimento catastrofico a causa sopratutto del minaccioso flusso si plasma ad elevate temperature a cui la nave non si sarebbe potuta sottrarre. La corvetta, seppur affidabilissima anche oltre i limiti teorizzati, non era progettata per essere sottoposta a sollecitazioni così estreme, inoltre aveva già una volta superato miracolosamente tale test. Sarebbe servita tutta l’energia e tutta la spinta possibile e una buona dose di fortuna già abbondantemente usata nel corso dell’atterraggio.

La commissione di scienziati stabilì che lo scopo dell’ufficiale ingegnere fosse quello di lanciare almeno il drone fuori dal pianeta e farlo sopravvivere alla fusione con la vicina stella con la speranza che potesse testimoniare tutti gli eventi accaduti dopo che fosse stato trovato.

Il lancio della capsula avvenne quasi nella stessa direzione della piccola squadra del Comandante in fuga e fu per pochi secondi l’obbiettivo di qualche colpo del fucile ad onde d’urto che si usava comunemente per le prospezioni geologiche e adesso usato con altri scopi. Nessuno dei colpi del comandante andò a segno, solo uno di essi lambì uno spigolo della scialuppa in volo senza portare apparenti danni mentre proseguiva il suo tragitto verso il vulcano.

Con questo atto si evidenziò l’intenzione volontaria del Comandante di non far sfuggire niente da quel mondo a qualsiasi costo. La scelta così radicale e violenta invece è ancora materia di discussione e lo sarà anche nel futuro se non emergeranno ulteriori elementi utili a chiarirne le motivazioni.

La scialuppa custode del suo prezioso carico invece volò senza ulteriori intoppi verso la prima destinazione programmata, allineatasi dinamicamente col veloce flusso di plasma verso l’alto ne fu prima  inglobata e poi accelerata oltre quello che i soli propulsori, benché sovraccaricati, potessero fornire. La capsula ottenne così una grande velocità ma anche una notevole temperatura fino a quando il computer di bordo previde l’imminente esplosione dei piccoli motori e sopratutto delle celle supplementari di combustibile, il colpo a onda d’urto del comandante aveva in parte disallineato i flussi di energia dalle pile di antimateria danneggiando parzialmente alcuni raccordi.

I relè di apertura della capsula ricevettero l’autorizzazione ad aprirsi espellendo il drone quasi come se fosse stato il carico utile da mettere in orbita intorno alla Terra ad opera del primo stadio dei razzi agli albori dell’era spaziale umana. Il drone era ancora integro e protetto dalla sua schermatura supplementare continuando la sua instancabile raccolta di dati. La velocità di fuga acquisita in questo modo, seppur notevole, non fornì però il tempo sufficiente al drone di sfuggire al gradiente di temperatura e calore in costante e veloce aumento.

Sembrava che il “messaggio in bottiglia” non sarebbe mai giunto neanche alla deriva nello spazio a cui era alla fine destinato quando una notevole esplosione si formò sotto di esso. Era plausibile pensare che la capsula ormai in balia del flusso plasmatico avesse deflagrato violentemente prendendo ulteriore energia dal combustibile rimanente delle pile, la deflagrazione prodotta avesse generato un’onda d’urto paragonabile a una piccola bomba ad annichilazione (la più potente arma militare inventata nel corso dell’ultimo conflitto in grado di distruggere in un solo colpo interi pianeti). L’onda d’urto generata fornì un ulteriore spinta supplementare al drone che pur perdendo parte della schermatura avrebbe superato il punto di massimo carico meccanico e termico salvandosi dalla distruzione e mettendo al sicuro il messaggio in bottiglia.

La stessa potente onda d’urto però ebbe un drammatico effetto collaterale: nella direzione della bocca del vulcano più in basso la deflagrazione fece innalzare la pressione all’interno della sommità al punto da farne collassare una grande sezione; sui lati lo stesso fronte dell’onda deformò quella che era la cupola protettiva di plasma deviandone le lingue spiraleggianti all’interno della biosfera.

L’equilibrio di una unica miracolosa oasi paradisiaca e dalla bizzarra struttura simmetrica a forma di ciambella fu definitivamente e irrecuperabilmente perso per sempre.

Con una cascata di rapidissimi eventi l’innalzamento estremo di temperatura e le lingue di fuoco favorivano le interazioni esplosive tra ossigeno, idrogeno e altri elementi che ri-alimentavano le reazioni e gli stessi processi distruttivi. Quello che era stato il motore energetico del pianeta fino al momento prima si trasformò nella sua nemesi. Nei pochi secondi successivi tutto quello che poteva rappresentare la firma di un Creatore divino, con riferimento alla bolla atmosferica d’aria, all’acqua allo stato liquido e alla vegetazione, fu definitivamente cancellato. Le terribili onde d’urto delle immani esplosioni agivano verso il pianeta come il martello spacca il granito, in breve tempo l’intero pianeta o ciò che rimaneva fu inghiottito in un ultimo breve lampo di luce dalla stessa stella che ne aveva regolato l’esistenza per milioni di anni.

Il drone molto danneggiato registrò l’ultima presenza della terra piatta come una piccola anomalia delle normali reazioni nucleari della stella, poi smise di funzionare rimanendo su una traiettoria di fuga iperbolica.

L’ultimo smontaggio del cuore del robot automatico IEN-4 ormai smantellato dalla commissione di scienziati restituì i piccoli contenitori di campioni di vegetazione prelevati durante l’esplorazione di quell’improbabile mondo, accuratamente conservati e protetti.

L’etichetta scolpita nel materiale del contenitore riportava la scritta: CAMPIONE DI PARADISO.

 

Astronomia 3

…siamo soli nell’universo?

Esattamente nel giorno in cui viene data conferma della scoperta della prima luna in rotazione attorno ad un pianeta extrasolare, posto la prima foto della sonda NASA “TESS” la cui missione è di sostituire Kepler nell’affascinante lavoro di censimento e scoperta di nuovi mondi.

La foto è scattata per testare il buon funzionamento dei 4 sistemi di rilevazione, e come risultato credo che non sia affatto cattiva 😀

Inutile dire che ogni puntino bianco è un corpo astrale realmente esistente, rappresentazione di quello che può esserci in una piccola porzione di cielo a noi pressochè invisibile a occhio nudo.

Astronomia (parte 2)

Dopo il precedente articolo sull’astronomia, continuiamo con altre immagini, questa volta di oggetti astronomici più vicini a noi.

Ringrazio per le foto Nova Edgcombe (dalla Nuova Zelanda).
Thank you Nova!

(clicca sulle immagini per ingrandirle)

Marte, il quarto pianeta
Due lune, Phobos e Deimos.
Distanza attuale dalla Terra: 116,3 milioni di km.
Il 31 Luglio 2018 Marte sarà più vivino alla terra di quanto lo sia stato negli ultimi 17 anni e sarà più brillante nel cielo di quanto lo è stato negli ultimi 60.000 anni.
Nella foto Marte è parzialmente oscurato dall’ombra della Terra. E’ appena visibile la calotta polare dell’emisfero sud.

 

 

La Luna, il nostro satellite
Distanza attuale dalla Terra: 401.496 km
E’ visibile il cratere Tycho, che prende il suo nome dal astronomo Danese Tycho Brahe. Personaggio curioso, perse il naso durante un duello e fu costretto a portare una piastra metallica (si dice fosse di argento) per il resto della sua vita. Nel film di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello spazio (e nel romanzo omonimo di Arthur C. Clarke) il cratere Tycho è il luogo nel quale viene trovato un impenetrabile monolito nero, denominato “Tycho Magnetic Anomaly-1” o “TMA-1”, lasciato da misteriosi extraterrestri quattro milioni di anni prima. A proposito di 2001: Odissea nello spazio, ne abbiamo parlato in due articoli, in merito al suo design ed alla sua colonna sonora.
La foto potrebbe apparire alla rovescia, poiche è stata scattata dall’emisfero australe.


In questa seconda foto, un ingrandimento del cratere Tycho.

Ed un ultimo scorcio della nostra Luna.

(immagini riprese con telescopio Celestron NexStar Evolution 9.25” Schmidt-Cassegrain. Obiettivo fotografico ZWO ASI1224 – CMOS Sensor)

Al prossimo articolo!

Astronomia (parte 1)

Oggi vi proponiamo un articolo più “reale” del solito: niente astronavi, niente raggi laser.. ma solo alcuni dei meravigliosi pianeti del nostro sistema solare, in particolare i 2 giganti gassosi, Saturno e Giove.
Ringrazio per le foto Nova Edgcombe (dalla Nuova Zelanda).
Thank you Nova!

(clicca sulle immagini per ingrandirle)

Saturno, il sesto pianeta
Lune maggiori: Phoebe, Hyperion, Titano e Iapetus.
62 lune conosciute, una delle quali, Mimas assomiglia moltissimo alla “Morte nera” di Guerre Stellari.
Distanza attuale dalla Terra: 1404 milioni di km.
Caratteristica principale, gli anelli.

Giove, il quinto pianeta
Lune maggiori: Io, Europa, Ganymede e Callisto.
Distanza attuale dalla Terra: 658,2 milioni di km.
Caratteristica principale, la Grande Macchia Rossa

La luna Europa è visibile in entrambe le foto. Europa è la più piccola delle lune (scoperta da Galileo Galilei) con un diametro di 1420 km, poco più piccola della nostra luna. Nella prima foto Europa sta passando davanti a Giove (in basso a sinistra) e se ne vede anche l’ombra. Nella seconda foto Europa è ben visibile in alto a destra.

(immagini riprese con telescopio Celestron NexStar Evolution 9.25” Schmidt-Cassegrain. Obiettivo fotografico ZWO ASI1224 – CMOS Sensor)

Nel prossimo articolo riguardante l’astronomia, vi mostreremo altre immagini, stavolta di oggetti più vicini.

A proposito di Europa, la Nasa sta preparando la missione Europa Clipper, composta da una parte orbitante ed un modulo di atterraggio, entrambi automatici. Il lancio è previsto per il 2022 e l’arrivo per il 2030 (..speriamo di esserci..).


(immagine della sonda Europa Clipper di National Aeronautics and Space Administration (NASA) · Jet Propulsion Laboratory – Published source: Europa Mission Spacecraft – Artist’s Rendering ” by the Jet Propulsion Laboratory.Direct source: Image hosted by jpl.nasa.gov., Pubblico dominio)

 

Noi ed Elon Musk

Il CEO di SpaceX, Elon Musk, ha annunciato che hanno in programma di inviare due privati ​​cittadini intorno alla Luna.

 

Sarà una missione privata con due clienti paganti, e non astronauti della NASA, che si sono avvicinati alla società. I passeggeri sono “molto seri” nei confronti di questo viaggio e hanno già pagato un “deposito significativo”, secondo Musk. Il viaggio intorno alla Luna durerebbe circa una settimana: fino a sfiorare la superficie della Luna, poi verso lo spazio profondo, per poi fare un anello sulla Terra – raggiungendo una distanza tra circa le 300.000 e le 400.000 miglia.
Il piano è quello di fare la missione nel quarto trimestre del 2018 a bordo della sonda con equipaggio Dragon, con il razzo Falcon Heavy, che è chiamato a svolgere il suo lancio inaugurale questa estate. Naturalmente, Musk è ben noto per le sue scadenze non realistiche – nel 2011, aveva promesso di portare le persone nello spazio in soli tre anni. Nel frattempo, il lancio del Falcon Heavy è stato originariamente previsto per il 2013 o il 2014, ma è stato più volte rinviato fino a quest’anno.
Le due persone che partiranno nel viaggio, non sono state nominate, ma già si conoscono. Inizieranno la formazione iniziale per il viaggio entro la fine dell’anno. Musk ha rifiutato di commentare il costo esatto del viaggio, ma ha detto che era “comparabile” o un po’ più del costo di una missione con equipaggio per la Stazione Spaziale Internazionale. Per capirci, un biglietto sul razzo russo Soyuz costa alla NASA circa $ 80 milioni.

Musk ritiene che queste missioni private potrebbero essere un “importante fonte di entrate” per la società e si aspetta di averne almeno una o due all’anno, e che possibilmente costituiscano dal 10 al 20 per cento delle entrate SpaceX.

Un permesso dalle Nazioni Unite non sarà necessario, secondo Musk, anche se la missione dovrà essere autorizzata dalla Federal Aviation Administration.

Questo annuncio arriva quando la NASA stava pensando a una missione simile. L’agenzia stava considerando di portare degli astronauti sul primo volo del suo prossimo grande razzo, lo Space Launch System (SLS). Il piano per la NASA era di inviare lo SLS per la prima volta, senza equipaggio a bordo, nell’autunno del prossimo anno. Ma una nota inviata ai dipendenti della NASA all’inizio di questo mese ha mostrato che l’agenzia stava pensando invece di fare il primo volo della SLS con una missione con equipaggio. Quel volo avrebbe avuto un equipaggio attorno alla Luna, facendo così eco ai piani della missione lunare di SpaceX.

“E ‘un momento particolarmente opportuno per annunciare questa missione essendoci una nuova amministrazione alle prese con i piani per la NASA” dice a The Verge, Phil Larson, ex consigliere spaziale per il presidente Obama ed ex rappresentante di SpaceX,  “Abbiamo visto tutti i rapporti del team NASA guardando le opportunità per la Luna, e l’annuncio da parte della NASA che stanno studiando in movimento [Exploration Mission 2] con Orion e SLS va a mostrare che la nuova squadra sta guardando a nuovi modi per fare le cose nello spazio. non so se sono alla ricerca di questo tipo di collaborazione o no, ma presenta una nuova opportunità per loro che una società privata per fare qualcosa di simile “.

Musk ha messo in chiaro che la NASA avrà in ogni caso la precedenza in ogni missione di orbita lunare. “Se la NASA deciderà che questo tipo di missioni deve essere svolta da loro, avranno la priorità”.

SpaceX ha già sviluppato il Dragon Crew per trasportare persone per la NASA, come parte del programma Crew commerciale dell’agenzia. Si tratta di una iniziativa che ha riunito due società private – SpaceX e Boeing – con veicoli in via di sviluppo che possono portare le persone da e per la Stazione Spaziale Internazionale. NASA si è congratulata con SpaceX per “essere stata la migliore”, come pubblicato on-line. “Lavoreremo a stretto contatto con SpaceX per garantire il rispetto degli obblighi contrattuali di sicurezza per restituire il lancio di astronauti sul suolo degli Stati Uniti e continuare a fornire con successo rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale.”

La società prevede di inviare una missione (automatizzata) con il Dragon sulla cima di un Falcon 9 verso la ISS entro la fine di quest’anno. Quindi l’obiettivo è quello di volare un’altra missione di sei mesi più tardi con un equipaggio della NASA. Sei mesi dopo, se tali missioni andranno come previsto, due persone voleranno attorno alla Luna. Questi clienti paganti “sono ben consapevoli dei possibili rischi,” dice Musk. “Stiamo facendo tutto il possibile per ridurli al minimo, ma non saranno mai pari a zero.”

L’equipaggio della Dragon, che non ha ancora volato, opererà in modo autonomo per la maggior parte del volo. Se c’è una situazione di emergenza, i passeggeri avranno probabilmente bisogno di intervenire, ma “il tasso di successo è molto alto”, dice Musk. Ci saranno cambiamenti al sistema di comunicazione del Dragon, in gran parte per consentire la comunicazione con lo spazio profondo.

Volete sapere chi sono i due clienti paganti ?

Volete sapere quali sono i progetti futuri di Elon? Cliccate quì!

Diario Eplorativo CMDR-10Bad

In Elite Dangerous come ben sapete abbiamo a disposizione un universo procedurale a dir poco fantastico, spesso riusciamo a far scoperte interessanti e curiose, e magari siamo anche i primi!

Così oggi voglio proprio mostrarvi una mia scoperta “curiosa”

Siete mai stati dinanzi a una neutron star?

ovvio che si, ma ne avete mai trovate di strane come questa?

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Cosa c’è di strano? Oltre a raggi enormi…

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…..WTF moment!

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Il mio vascello Astrid con lo strano evento in fondo

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Questo è un omaggio 😉

Bhè forse le foto non rendono molto giustizia, rispetto a vederlo sul proprio monitor! In ogni caso, scrivete sotto se avete trovato qualcosa di più stravagante.

Fantascienza & Horror: Dead Space

Le opere horror maggiormente di fantascienza, cercano spesso il contesto spaziale come ambientazione. Sarà che nessuno può sentirti nello spazio siderale o che le ambientazioni claustrofobiche delle astronavi danneggiate inquietino più paura, sta il fatto che per la maggior parte dei casi sono un successo!

Oggi infatti voglio parlarvi proprio di un titolo di successo, non tanto commerciale, ma per i suoi fan una vera perla di videogioco!

Oramai lo conoscete tutti il suo nome è: Dead Space

 dead-space-splashUscito nel lontano 2008, questo titolo rivoluzionò il genere horror spaziale.

Gli sviluppatori basandosi su tre film di successo quali: Alien, Event Horizon (punto di non ritorno), e La cosa.

Sono riusciti a cogliere il meglio di questi, riuscendo a mixarli in un unico videogioco, creando un mix particolare dal sapore molto dolce….

Non voglio soffermarmi tanto sulla trama, che, tranne per la semplice premessa è tutta da scoprire. Questo trailer riassuntivo (presente nel gioco Dead Space 2) vi darà un infarinatura sul mondo di gioco e il personaggio, con qualche mini Spoiler sul primo Dead Space….

Una curiosità sul personaggio….

L’ingegnere Isaac Clarke, il cui nome deriva da Isaac Asimov e Arthur C Clarke (grandi scrittori di fantascienza), è un membro della CEC società proprietaria della USC Ishimura, per tutto il primo titolo, non dirà una parola! Si limiterà a urlare quando è sotto attacco, o quando viene sballottato…. da qualche grossa creatura……..

Quindi cosa rende questo Dead Space una perla?

Gameplay

Partiamo con ordine, è un gioco in 3° persona , svolgeremo i nostri compiti in varie zone del famoso planet cracker Ishimura, esplorabili in modo limitato fino ai punti missione, e cambieremo settore man mano che andremo avanti nella storia, tramite un sistema di navette automatizzate. Il gioco non dispone di auto-salvataggio, infatti per salvare i progressi dovremmo recarci in appositi punti (anche segnati sulla mappa). Una delle feature più originali nel gioco è, l’assenza di alcun tipo di HUD infatti, possiamo trovare tutte le nostre informazioni guardando semplicemente la tuta.

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Barra della salute posta sulla schiena di Isaac, in varie percentuali

Dalla salute come da immagine , fino alle altre funzionalità della tuta, chiamata Resource Integration Gear (di cui parlerò sotto), quali:

Mappa del settore, inventario, obbiettivi attuali, ossigeno rimanente, potenza del nucleo di stasi,e vari textlog-audiolog-videolog (collezionabili da trovare all’interno della nave, per capire le varie storie dell’equipaggio della USG Ishimura)

Sono visualizzabili senza alcuna pausa nel gioco! Essendo ologrammi interattivi…Mentre a volte se non ripuliamo bene la zona, capita di essere sorpresi da Necromorfi mentre smanettiamo con le funzionalità del RIG!

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Inventario

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Anche la strada per il nostro obbiettivo è in game senza pause

 

Tutto questo per non dare tregua al giocatore.

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Isaac grazie alla sua tuta a due importanti abilità

  • Forza cinetica: grazie ad un apposito modulo, che verrà dato al giocatore nelle fasi iniziali del gioco, potete muovere qualsiasi oggetto nel mondo di gioco, per aprirvi la strada da ostacoli, muovere e posizionare oggetti relativi alla missione, o addirittura uccidere nemici lanciandoci contro i loro stessi arti, o oggetti.
  • Modulo di Stasi: la stasi permette di rallentare i movimenti di un oggetto/nemico, inutile dire quanto sia utile contro nemici numerosi o duri, a volte è indispensabile per compiere degli obbiettivi
  • Entrambi utilizzabili, mirando e premendo rispettivamente i loro tasti predefiniti.

Molte volte ci troveremo in ambienti senza gravità, ovvero a 0g: nel primo Dead Space questi ambienti sono abbastanza “scomodi” poiché non si può fluttuare al suo interno (come nel 2-3° capitolo), ma si possono effettuare solo dei salti da parete a parete, e una volta raggiunta l’altra parte, il senso di disorientamento è molto alto.

Come se non bastasse avremo modo di trovarci nel vuoto siderale, e oltre ad affrontare i Necromorfi avremo un altro nemico…. L’ossigeno, si può ricaricare attraverso delle piattaforme di ricarica, ricariche portatili, o rientrando in un ambiente pressurizzato.

Spesso ambienti 0g sono anche senza ossigeno insomma doppia difficoltà, vista l’assenza di ossigeno armi come il lanciafiamme non funzionano 😉


Le armi non hanno munizioni universali, queste insieme alle tute, kit medici/stasi o ricariche di ossigeno,  si possono comprare nei vari negozi presenti nella nave, usando crediti, o trovarle in vari recipienti, le tute e le armi sotto forma di progetti da realizzare in negozio.

Visto lo spazio limitato nell’inventario, sopratutto con le tute iniziali, nel negozio è presente la funzione “cassaforte”, dove è possibile depositare i vari oggetti, per poi riprenderli successivamente.

Inoltre le armi e il RIG sono potenziabili , attraverso un apposito banco, spendendo dei nodi energetici potete aumentare le varie caratteristiche (capacità, danni, ecc ecc). I nodi energetici come consuetudine si possono comprare, o trovare in contenitori speciali, spesso nascosti.

A volte si può sacrificare un nodo energetico, “spendendolo” per entrare in stanze ricche di munizioni e magari qualche progetto. Ebbene si a volte si può trovare anche un nodo energetico! (consiglio quindi di portarne sempre uno)

La dinamica di combattimento è basata, su 3 tipologie di attacco

  1. Tasto sinistro del mouse:Attacco Corpo-Corpo usando la propria arma come “pugno”
  2. Spazio: usando la barra spaziatrice potremo calpestare gli oggetti sottostanti,nemici in primis, o per rompere recipienti contenenti oggetti.
  3. Tasto destro del mouse: permette di mirare con l’arma, in contemporanea premendo il tasto sinistro si fa fuoco, mentre premendo spazio si può utilizzare la modalità secondaria dell’arma. Inoltre è possibile usare i moduli cinetico/stasi, tramite i pulsanti predefiniti.

A differenza di molti giochi, il “mirino” non è fisso su schermo, come siamo abituati con la famosa crocetta a metà schermo,  ma le armi proietteranno dei fasci laser blu, e con questi potremo mirare. (nel 2-3° si può attivare il mirino centrale, sotto forma di puntini)

Mostri

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Ci sono vari tipi di necromorfi, pochi di loro sono veri alieni, la maggior parte sono umani trasformati, il modo più veloce per ucciderli, è smembrare i loro arti, visto che sparandoli in punti standard sono estremamente resistenti ai danni!

Per chi ancora non ha giocato Dead Space, consiglio di scoprire di per se le varie tipologie, sono sorprendenti, quindi non spoilerò (per i pochi).

Componente Horror

Come molti giochi horror i mostri, in questo caso i necromorfi, usciranno in maniera scriptata, da condotte dell’aerazione, porte, e vari altri sistemi. Questo metodo è estremamente efficace, sopratutto durante la prima run!

Il gioco è estremamente violento, non che volevamo altro (non siamo mica in Germania, dove censurano la maggior parte dei VG violenti), le amputazioni sono all’ordine del giorno, aspettatevi di tutto. Mentre gli ambienti della nave sono molto riusciti, sangue e graffi ovunque, oltre a segni particolari spesso scritti con sangue, di cui se non sono scritte in inglese, sono segni in cui corrisponde un vero alfabeto!

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L’alfabeto unitology ha anche una sua app (amatoriale) per tradurne facilmente il significato

ma non solo, ci sono zone dove è presente biomassa e non si può correre, creando non pochi scompigli! Quando si hanno nemici alle calcagna. Per quanto riguarda il comparto audio, feature fondamentale in questo tipo di gioco, è da 10 e lode, i passi della pesante tuta e Il respiro di Isaac aiutano molto a creare la giusta atmosfera. Il gioco non presenta un semplice spara-corri e bye bye, a volte dovremo risolvere enigmi, e anche di fretta, o utilizzare sistemi specifici come cannoni anti asteroide (insomma un mini-gioco nel gioco).

La trama è molto articolata, per comprenderla appieno dovrete probabilmente rigiocare il gioco più volte e prendere la maggior parte dei collezionabili, o leggere semplicemente su Wikipedia 🙂 . Conoscerete ben presto gente svitata capace di venerare l’impossibile, la chiesa di Unitology……

In sintesi

Il gioco sopratutto durante la prima run, oltre ad essere un buon diuretico 🙂 , è estremamente spaventoso, non è un semplice jump scare, ma inquieta ansia e terrore. La trama è avvincente, quindi scorrerà senza problemi, e anzi non vedrete l’ora di proseguire! Nonostante la grafica un po’ datata, è perfettamente giocabile, pertanto consiglio di settare la grafica al max sopratutto il v-sync, anche per questioni di gameplay…. è presente un comparto audio da 10, non aspettatevi colonne sonore, solo effetti.

Io lo giocai al D1, nel 2008, nonostante andassi ancora alle scuole medie, con uno o due capitoli al giorno sono riuscito a finirlo senza problemi, quindi credo che chiunque sia capace di concludere questa avventura epica! Ad oggi grazie a nuova partita (che permette di riavere gli item della partita precedente) lo ho già finito un 5 volte su per giù.

E ricordatevi i film avanzano, mente i giochi se non superate le paure… Potrete restarne fermi….. 🙂


 

Il gioco attualmente è in vendita su instant gaming (sito molto sicuro ed economico) a poco più di 2€

Potete comprarlo li, o dai canali ufficiali dai 4-8€,  e attivare il codice su origin (il client EAgames)

Fatemi sapere come andrà la vostra avventura a bordo della USG Ishimura.

Verdetto: Non giocarlo è un reato!

Spazio e Design

Data Stellare 20161007,

L’altro sera ho avuto il piacere di presenziare un ottima conferenza tenutasi al Planetario di Milano.

Per chi non lo sapesse ci riferiamo al Civico Planetario “Ulrico Hoepli”, un edificio situato nei giardini di Porta Venezia di Milano. E’ dotato di una grande cupola ed è attrezzato al suo interno con uno strumento chiamato anch’esso planetario che proietta e rappresenta l’immagine degli astri e i loro movimenti sulla volta celeste. E vi posso assicurare che lo spettacolo è assicurato: se passate da Milano o siete della zona, non fatevi scappare le serate dedicate a varie tematiche in questa struttura… non riuscirete a distinguere che si tratta di una proiezione e vi sembrerà di essere immersi nelle stelle!

il sistema di proiezione planetario Zeiss iV, che permette la proiezione sulla volta a cupola.

il sistema di proiezione planetario Zeiss iV, che permette la proiezione sulla volta a cupola.

Ma andiamo nello specifico della conferenza che abbiamo visionato: il tema era appunto “Spazio e Design“: ovvero come le prime esplorazioni spaziali, e la conquista della luna, abbiano dato vita a un nuovo stile progettuale e abbiano influenzato tutta la cultura del design da lì in avanti.

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Innanzitutto è stato mostrato tutto il potenziale del Planetario, oscurando la sala: facendo passera dalla fare solare a quella lunare fino ad avere il cielo stellato non “inquinato” anche solo dalla Luna stessa.. è così possibile ammirare l’intera Via Lattea… Inoltre a questo effetto scenico visivo è stata associata la musica dei Pink Floyd tratta dal Brano “Breathe” che mi ha fatto accapponare la pelle! vi aggiungo qui sotto il pezzo originale se volete continuare a scorrere le immagini a tempo di musica… e che Musica!!!

Le prime slide presentate, proiettate sulla volata stellata, sembrano volare nello spazio… Ovviamente si è partiti dalla cronistoria di quando l’uomo inizio a inviare nello spazio le prime sonde spaziali… Lo sapevate che il primo essere vivente a essere mandato nello spazio fu un cane? Arrivo sano e salvo in orbita terrestre ma purtroppo nella fase di atterraggio il suo cuore non resse la tensione e morì… Ma questa esperienza tragica servì da insegnamento e ci consentì poi di poter mandare nello spazio il primo uomo: Yuri Gagarin.

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Poi come tutti sanno fu la volta della conquista della Luna! Quel giorno milioni di spettatori da tutto il mondo si riunirono per vedere in contemporanea quell’evento. Forse nessun altro evento della storia fu di così forte impatto mediatico.

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Tanto è vero che negli anni successivi gli stilisti, i registi e i designer vennero ispirati a tal punto da creare opere che mostravano tutto l’orgoglio dell’umanità nel aver conquistato lo spazio.

Ad esempio, in Italia divenne molto famosa la commedia fantascientifica ed erotica: “Barbarella”.

E poi immagino che tutti conosciate il grande impatto che ebbe “2001 Odissea nello spazio” per l’intera filmografia moderna.

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Questo per quanto riguarda il cinema ma andando altro anche gli stilisti e i designer si sbizzarrirono anche grazie all’avvento dei primi Polimeri termoplastici che permettevano di creare forme bizzarre anche per i vestiti. Quasi delle armature moderne.

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E le poltrone di “2001 Odissea nello spazio” divennero un cult del Design dell’epoca.

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Anche la donna più famosa del mondo iniziò a vestirsi sequendo la moda spaziale.. ma chi era questa donna così famosa anche tra i più piccoli?

Ovviamente Barbie!

Giocattoli a parte, qualche anno dopo fu anche il momento della prima donna inviata nello spazio.. Questa volta i primi furono i russi! Noi italiani avremmo dovuto aspettare fino al 2015… Con la nostra Astro-Samantha Cristoforetti.

img_0046Anche i Designer di prodotto capirono che i tempi erano maturi per immettere sul mercato dei prodotti estremamente innovativi: il Pulsar, ad esempio, prendeva il nome dalle stelle a neutroni, e fu il primo orologio a Led. Indossato anche dallo stesso James Bond… aveva solo un poccolo problema…: la batteria durava talmente poco (una settimana) che dopodiché nessuno era in grado (o quasi) di rimpiazzarla… così ne furono venduti pochissimi esemplari. Ma è stato sicuramente sintomatico di una tendenza che non si sarebbe più esaurita.

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Chi riconosce da quale serie TV è stato tratto il frame nella slide qui sotto?

Si trattava di “Spazio 1999”. In questa serie molti oggetti di design italiano (tra cui le lampade di Gae Aulenti) furono utilizzati per mostrare un’ambientazione il più possibile futuristica e spaziale.

img_0058E chi non si ricorda i Moon Boot? segnò un’epoca e divenne un’icona! Il termine divenne così famoso che andò quasi a diventare il termine tecnico per riferirsi a quel genere di scarponi da neve.

img_0067Da qui in poi anche gli architetti e interior designer cercarono di interpretare gli spazi domestici in modo avveniristico, come se si trattasse di capsule spaziali dagli spazi limitati. Dove tutto doveva essere a portata di mano e con sistemi modulari per ottimizzare gli spazi esigui.

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Tutte queste case modulari e trasformabili ci riportano a un esempio italiano famosissimo!… TAAAAAAC! Direi che il video parla da solo…

Nella slide seguente una carrellata di invenzioni che naquero dalla ricerca per l’esplorazione spaziale.

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La conferenza si concludeva con la considerazione che il prossimo passo per l’umanità sarà la conquista del suolo marziano… Intanto però la solita donna più famosa al mondo ci è già arrivata… e noi possiamo solo inseguirla nei nostri sogni… o con la Fantascienza!

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Concludiamo questa bella esperienza multisensoriale con l’augurio di poter vedere davvero l’uomo alla conquista di Marte e oltre… e con la speranza che queste esplorazioni diano di nuovo linfa vitale al Design, alla moda e tutte le forme di espressione artistica.

See you Spacejokers!

Un asteroide per una Stella..

Vi sono degli astri, sulla nostra terra, che brillano di luce propria, anche dopo che, tristemente, si sono spenti.

Il 5 settembre del 1946 Farrokh Bulsara, meglio conosciuto come Freddie Mercury, avrebbe compiuto oggi 70 anni e, per l’occasione, l’immortale cantante dei Queen, nonché probabilmente il “frontman rock” per eccellenza, ha ricevuto in regalo un asteroide. Ad annunciarlo l’altrettanto immortale Brian May, il chitarrista del gruppo, che è apparso in video su YouTube dichiarando che l’Asteroide 17473 sarà noto da oggi come Asteroide 17473 Freddiemercury, in onore della “notevole influenza di Freddie nel mondo della musica”.

La novità è stata formalizzata domenica con un certificato di adozione dalla International Astronomical Union e dal Minor Planet Center. Scoperto nel 1991, l’asteroide si trova nella fascia principale di asteroidi fra le orbite di Giove e Marte. Ha un diametro di 3 chilometri e riflette solamente il 30% della luce, pertanto può essere visto solo con telescopi molto efficaci: “È solo un puntino di luce”, racconta May nel video. “Ma è un puntino di luce molto speciale”.

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Nella brano “Don’t stop me now” (contenuta nell’album Jazz del 1978), Freddie cantava :”I’m a shooting star leaping through the skies” (sono una stella cadente che solca i cieli).

Ora la sua stella brilla più che mai.

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..We are the champions, my friend..

Juno & Jupiter

Beh, a quanto sembra la sonda Juno ce l’ha fatta (o meglio, le persone che l’hanno progettata, costruita, lanciata nello spazio, seguita per 5 anni…)

Juno è una missione della NASA che studierà il campo magnetico di Giove attraverso una sonda che manterrà una orbita polare. È stata lanciata il 5 agosto 2011 a bordo di un razzo Atlas V dalla Cape Canaveral Air Force Station, in Florida. Il 5 luglio 2016 è arrivata a destinazione ed è previsto che concluda la sua missione nel febbraio 2018.

I suoi obbiettivi principali sono quelli di analizzare la struttura e la dinamica generale del pianeta attraverso la misurazione della massa e delle dimensioni del nucleo, dei campi gravitazionale e magnetico; Inoltre misurerà la composizione dell’atmosfera gioviana (in particolare le quantità di gas condensabili come H2O, NH3, CH4 e H2S), il profilo termico, il profilo di velocità dei venti e l’opacità delle nubi a profondità maggiori di quelle raggiunte dalla sonda Galileo; L’analisi di queste informazioni ci permetterà di avere una maggiore comprensione sulla creazione del nostro sistema solare.

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Inoltre Juno ci invierà delle foto a distanza ravvicinata di Giove, ma solo dopo il 27 Agosto. Ricordiamoci che al momento ci vogliono quasi 50 minuti perchè un segnale raggiunga la sonda. Per capirci meglio (e per farci capire ai nostri lettori appassionati di Elite Dangerous) Juno è a 50 minuti/luce dalla Terra.

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Ecco la traiettoria seguita dalla Sonda per mettersi in orbita attorno a Giove.

Oltre ad un set di strumenti scientifici all’avanguardia, la sonda porta con sé anche una placca dedicata a Galileo Galilei, fornita dall’Agenzia Spaziale Italiana. Questa è una copia in alluminio dell’originale manoscritto in cui Galileo ha descritto per la prima volta le quattro lune galileiane di Giove. Oltre a questo porta anche tre figurine LEGO, che rappresentano Galileo, Giove e sua moglie Giunone (Juno). Le tre figurine sono state costruite in alluminio invece della solita plastica dei LEGO per permettere loro di durare a lungo durante il volo spaziale.

Già, ma perchè Juno (Giunone) ? Secondo la mitologia Greca, osservando dal Monte Olimpo, Giunone è riuscita a guardare attraverso le nubi e capire la vera natura di suo marito (Giove).

La sonda Juno spera di riuscire a fare lo stesso con il più grande gigante gassoso del Sistema Solare.

Questo è il video di presentazione della missione: nota bene, non si tratta di una simulazione.. sono foto scattate dalla sonda e montate in sequenza. Per la prima volta si ha un filmato del moto dei satelliti di Giove preso nell’arco degli anni!!

Per chiudere in bellezza… sappiate che la NASA ha già divulgato l’informazione che NON sono presenti dei monoliti neri, nelle vicinanze di Giove! 🙂

il primo Spazioporto tutto italiano!

Oggi vi riportiamo la notizia di pochi giorni fa divulgata dalla ASI (qui l’articolo originale), per cui si sarebbe in procinto di creare il primo spazioporto italiano…

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L’idea è quella di realizzarlo in una località del Meridione o del Centro Italia, ma per ora i due potenziali luoghi sono avvolti dal mistero. Ma, in realtà a cosa servirà uno spazioporto? Semplice… sarà la struttura da dove un giorno partiranno i turisti dello spazio ma non solo a quanto pare, infatti, due anni fa l’astronauta italiano Roberto Vittori aveva annunciato la collaborazione tra l’Enac e la Federal Aviation Administration sui voli commerciali aerospaziali. L’obiettivo dichiarato era quello di: «Avviare la sperimentazione di navette spaziali suborbitali anche per il trasporto merci e passeggeri per abbattere notevolmente i tempi di collegamento tra Stati Uniti e altri continenti».

E ora, a 24 mesi di distanza, l’Italia continua nel suo sogno con un altro progetto che vede ancora insieme l’Ente Nazionale Aviazione Civile (ENAC), l’Agenzia federale degli Stati Uniti per l’Aviazione (FAA) ma anche l’Agenzia spaziale (ASI) unite nell’idea di progettare la struttura in grado di supportare i voli suborbitali del futuro, capaci cioè di collegare, ad esempio, Roma e New York in un’ora, ma soprattutto creare un vero e proprio polo del turismo spaziale del futuro… Sarebbe un sogno anche per noi Spacejokers! Ma chissà se con i nostri tempi italiani, biblici, riusciremo a godercelo?!

Tornando ai fatti: il presidente Roberto Battiston dell’agenzia spaziale italiana ha dichiarato: “…crediamo che tali obiettivi per quanto ambiziosi siano perseguibili, in un contesto di collaborazione pubblico-privato, facendo passi in avanti sulla base di concrete pianificazioni pluriennali. Non vogliamo realizzare una semplice pista d’atterraggio, una cattedrale nel deserto, ma un luogo dove partano e arrivino navicelle spaziali, per quello che sarà il turismo spaziale o base di lancio per la messa in orbita bassa di nanosatelliti». (da CMDR Wolf974: magari si potranno noleggiare gli spazi per i nostri Cobra MK3!)

I fruitori di questa struttura quasi sci-fi sono già stati individuati: Nasa, Virgin Galactic, Blue Origin, Bigelow AerospaceSpace X e Orbital Atk… almeno per ora…ma siamo sicuri che altri ne verranno!

Insomma Battiston è convinto (non solo lui ma anche noi) che il futuro più prossimo passerà dal volo spaziale turistico e candida l’Italia ad ospitare un sito ad hoc, affermando: “Questo nuovo mercato ha bisogno di zone dove poter garantire l’atterraggio dei veicoli spaziale in varie parti del mondo, spazioporti che compongano quella rete necessaria per il successo di tale mercato. L’Italia, per motivi climatici, per il bel tempo che ci permette visibilità, perche siamo circondati dal mare, offre zone sono più adatte a partire e atterrare, con meno rischio ambientale. Sono caratteristiche che rendono il nostro Paese interessante per un spazioporto».

Da quanto sembra, questo accordo rientra nelle politiche di sviluppo economico derivanti dalle attività spaziali (la cosiddetta Space Economy), che il nostro paese sta portando avanti mediante l’ASI. Da notare che siamo il primo paese in Europa a siglare una collaborazione per questo genere di progetto.

Anche se in realtà, nel mondo esistono altre strutture come questa ma sono ancora tutte in fare si realizzazione o progettazione: la prima è proprietà della Virgin Galactic e si chiama Spaceport America e si trova nel New Mexico. Sarà il primo spazioporto al mondo destinato ad essere il trampolino di lancio per i voli spaziali commerciali. Un progetto da 209 milioni di dollari ancora in fase di completamento ma già fruibile per le prove della navetta Space Ship Two della Virgin Galactic del miliardario sir Richard Branson.

Nel frattempo vi ricordiamo che recentemente la NASA ha pubblicato alcune locandine (si veda anche il nostro articolo riguardo a Marte) dove si spiana il terreno verso l’esplorazione e il turismo spaziale… Le aurore su Giove? La visione mozzafiato sugli anelli di Saturno? La scoperta degli oceani ghiacciati su Titano? Niente paura, l’agenzia di viaggio ha già pronti i dépliant: di seguito infatti eccovi altre locandine turistiche dei futuri viaggi turistici nello spazio… Non vi resta che chiedere i prezzi… ma temo che non saranno in Crediti virtuali come nei migliori videogame spaziali (nd. Elite Dangerous…)

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NASA – We need you for Mars

Bene, a quanto pare la NASA ha iniziato una “campagna pubblicitaria” di tutto rispetto per la colonizzazione di Marte. “Let’s go grab Mars” (andiamo a prenderci Marte, come dicono gli ammmerigani, a volte sbagliando obbiettivo).

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Uopsss.. !!

In fondo noi Spacejokers, dall’alto dei nostri anni di esperienza fantascientifica, guardiamo ancora a Marte come al pianeta del mistero, da dove arriveranno (un giorno) i Thargoi…ehm.. i marziani, gli uomini verdi, speriamo con intenzioni pacifiche.

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Appunto.

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Dicevamo.

Ah si, noi Spacejokers abbiamo anche finanziato, con i nostri sudatissimi risparmi, un progetto privato di colonizzazione del pianeta rosso, denominato Mars One. Insomma, Marte è di moda, Curiosity lo sta esplorando e a breve le navi della Costa Crociere saranno libere di naufr.. navigare nei canali marziani.
Marte è fashion.
Marte è cool.
Senza ulteriore indugio vi mostriamo i poster della NASA. (Cliccateli per vederli in tutta la loro gloria.)

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E con questo “We need you!”, vi salutiamo. Nano-nano.

P.S.
C’è acqua su Marte!

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Yuri Gagarin e la corsa allo spazio

Il 12 aprile del 1961, se vi fosse capitato di passare nei pressi dei campi a sud della città di Engels, nella ex-CCCP, vi si sarebbe presentato uno spettacolo inconsueto: un uomo in una pesante tuta arancione, il casco bianco, ed un paracadute ancora attaccato alla imbragatura della tuta, alla ricerca di un telefono per contattare la propria base.

Invasione aliena ? Scherzo di Carnevale ? No, tranquilli, è solo il primo uomo ad essere stato lanciato nello spazio.

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Lanciato alle ore 9:07 di Mosca, all’interno della navicella Vostok 1 (Oriente 1), l’allora 27enne Yuri Gagarin pronunciò la celebre espressione – поехали! (pojechali – “andiamo!”) al momento del decollo. Compì un’intera orbita ellittica attorno alla Terra, raggiungendo un’altitudine massima di 302 km e una minima di 175 km, viaggiando a una velocità di 27.400 km/h. Per tale missione Gagarin aveva scelto il nominativo Кедр “Kedr” (“cedro”), usato durante il collegamento via radio.

La Vostok 1 pesava circa 5 tonnellate ed era alta poco più di 5 metri.

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In realtà era costituita due parti unite in cui la prima ospitava il cosmonauta (guai a chiamarlo astronauta) e un modulo che conteneva strumentazione, motori e serbatoi di ossigeno. Gagarin aveva la possibilità di osservare l’esterno attraverso tre oblò, in uno spazio simile a quello di una vecchia Fiat 500.

Al termine del volo, Gagarin venne espulso dall’abitacolo e paracadutato a terra. Nei resoconti ufficiali si affermò che era invece atterrato all’interno della capsula, per conformarsi alle regole internazionali sui primati di quota raggiunta in volo. Guardando ciò che resta della capsula, forse è stato meglio così.

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Migliaia di russi lo attendevano al suo ritorno e la sua impresa ebbe una grande eco in tutto il mondo. Gagarin dimostrò che l’uomo era in grado di volare oltre le previsioni, diventando a soli 27 anni il primo uomo della storia a orbitare intorno alla Terra e a osservarla dallo spazio. Venne decorato da Nikita Khruščёv con l’Ordine di Lenin, la massima onorificenza sovietica, diventando Eroe dell’Unione Sovietica.
In seguito Gagarin collaborò alla preparazione di altre missioni spaziali, come quella della Vostok 6, che nel 1963 portò Valentina Vladimirovna Tereškova nello spazio (prima donna in assoluto a compiere una tale missione). Inoltre, partecipò allo sviluppo della nuova navicella spaziale Sojuz.

Questo è quanto si legge nei libri di storia e su Wikipedia.
Più difficile è cercare di capire l’impatto che tale impresa ebbe (parliamo dei primi anni ’60) a livello mondiale; l’america era ancora in preda al “Maccartismo”, anche se in calo, ed eravamo in piena Guerra Fredda. Iniziava la corsa allo spazio (beh, a dire il vero era già iniziata nel 1957 con il lancio da parte della Unione Sovietica, dello Sputnik).
Prima dello Sputnik, l’americano medio pensava che gli Stati Uniti fossero leader in tutti i campi tecnologici. In risposta allo Sputnik, gli Stati Uniti iniziarono degli sforzi enormi per recuperare questa superiorità tecnologica, tra cui il rinnovamento dei programmi scolastici. Questa reazione è oggi nota come Crisi Sputnik. Le due superpotenze inziarono ricerche, studi e lanci sperimentali, per guadagnare la supremazia dello spazio : lanci di cani, scimpanzè e tartarughe attorno alla luna (non è uno scherzo, cercate “sonda Zond 5”). L’Unione Sovietica fu anche la prima ad iniviare le donne nello spazio, nel 1963 (impresa emulata con un piccolo ritardo, nel 1983, dagli USA). Sempre all’Unione Sovietica spetta il primato della prima navetta con più di una persona di equipaggio, la Voschod 1, una versione modificata della Vostok, il 12 ottobre 1964 con i cosmonauti Komarov, Feoktistov e Yegorov. Inoltre il cosmonauta Aleksej Archipovič Leonov, della Voschod 2, lanciato il 18 marzo 1965 effettuò la prima passeggiata spaziale della storia.

Da qui in poi il traguardo si sposta: l’obiettivo della corsa allo spazio divenne l’invio di un uomo sulla Luna.
Ma di questo parleremo in un altro articolo 🙂

la scoperta del secolo? Osservate le onde gravitazionali…

E’ di poco fa la notizia che riportano tutte le testate giornalistiche che ha del sensazionale! Finalmente gli scienziati sembrano essere riusciti a osservare le onde gravitazionali. Il tutto era stato teorizzato da Einstein ma ora pare che ce ne sia finalmente una dimostrazione…. Questo ci permetterebbe ora di capire meglio come si è generato l’universo (Big Bang) e altri fenomeni come i buchi neri.

Fonte: http://www.repubblica.it/scienze/2016/02/11/news/onde_gravitazionali_fisica_einstein-133195458/?ref=HREA-1

Interessante il fumetto che spiega cosa sono. (dall’italiano Umberto Cannella scritto con Daniel Whiteson e disegnato da Jorge Cham).

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Aggiornamento: vi state ancora chiedendo a che serve conoscere le onde gravitazionali e poterle percepire? Pprovate a considerare che fino ad ora abbiamo osservato lo spazio solo con gli occhi ma in realtà siamo stati sempre sordi… Ora è come se avessimo attivato anche l’udito per ascoltare l’universo…

Gravity [Recensione]

Ieri ho approfittato del fatto che andasse in onda per la prima volta Gravity sulla Tv generalista e mi sono finalmente deciso a vederlo… Al cinema mi era sfuggito ma, a dire il vero, col senno di poi, non mi sono poi perso un gran chè! ma come? mi direte: “ha vinto un sacco di Oscar ed è stato il film più discusso nel 2013/14!”… beh che dire tutto questo gran parlare aveva montato in me una serie di aspettative che sono state in gran parte deluse… Ma andiamo con ordine e veniamo al film così che io vi possa esporre le mie teorie…

GRAVITY

Inanzitutto la trama giusto per capire di cosa stiamo parlando (attenzione agli spoiler per chi non lo avesse ancora visto): questa è piuttosto semplice e segue per tutto il film le vicende della dottoressa Ryan Stone (Sandra Bullock), un ingegnere biomedico alla sua prima missione in orbita, al lavoro con il collega Matt Kowalsky (George Clooney) intorno al telescopio spaziale Hubble, che ha bisogno di alcuni lavori di manutenzione. Da lì a poco, dalla Terra viene segnalato che un missile russo ha distrutto un vecchio satellite.., purtroppo per loro i detriti crati nell’esplosione hanno creato una sorta di reazione a catena con tutti i satelliti in orbita andando di conseguenza a distruggerli e creando così altri detriti. Questio detriti ad alta velocità, come se non bastasse, si stanno avvicinando molto veloci a Hubble. I due astronauti così cercano di tornare nello Shuttle che li ha trasportati in orbita, ma non ce la fanno e vengono investiti dai detriti, che distruggono l’astronave e causano la morte degli altri astronauti a bordo. Stone e Kowalsky (che qui non è un pinguino parlante!) raggiungono a fatica la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), che ha subìto seri danni, e in seguito Kowalsky si sacrifica per consentire alla collega di sopravvivere. Stone parte dalla ISS con una navetta russa e raggiunge una stazione spaziale cinese, da lì organizza il suo rientro sulla Terra tra altre difficoltà e colpi di scena.

Il film ha giustamente ricevuto critiche molto positive per al regia (niente da dire, alcune riprese ti tengono col fiato sospeso) e per i suoi effetti speciali spettacolari e i panorami della Terra osservata dall’orbita, utilizzando immagini della NASA e di altri enti spaziali, mentre ha sollevato qualche perplessità tra astrofisici e appassionati di Spazio per alcune licenze scientifiche che si è preso, come quelle che di seguito vedremo assieme. (va detto, tuttavia se avessero considerato queste restrizioni, lo stesso film non avrebbe avuto più ragione di esistere e sarebbe stato un puro e, forse noioso, documentario scientifico)

Inanzitutto la gravità: proprio sul tema che dà il titolo al film ci si è un po persi dal punto di vista scientifico: In Gravity i protagonisti si spostano utilizzando i razzi sui loro jet pack in modo lineare, dando l’idea che ci si possa spostare da un’orbita all’altra (quindi variare la propria distanza verticale dalla Terra) con relativa facilità. Come aveva spiegato l’astronomo Phil Plait su Slate, le cose funzionano diversamente e sono molto più complicate (qui vi riportiamo le traduzioni riprese da ilpost.it:

Gli oggetti in orbita intorno alla Terra si muovono ad alta velocità, molti chilometri al secondo, per restare nella loro orbita. Se vuoi andare da A a B non puoi solo trovarti nel posto giusto al momento giusto; devi anche avere stesse velocità dei due punti. Se i due oggetti si trovano in orbite diverse, questo rende tutto più difficile. La velocità orbitale dipende dall’altitudine, quindi gli oggetti a differenti altezze si muovono a velocità ampiamente diverse tra loro, aggiungendo centinaia se non migliaia di chilometri all’ora. Le orbite possono essere anche inclinate tra l’una e l’altra, rendendo ancora più difficile trovare la giusta direzione. Le forme stesse delle orbite possono essere diverse, complicando ulteriormente le possibilità di un corretto incontro.

Il telescopio spaziale Hubble, che negli ultimi 25 anni ci ha permesso di vedere meglio lo Spazio senza le interferenze dell’atmosfera terrestre, ha un’orbita superiore rispetto a quella della ISS di almeno 200 chilometri: ne consegue che la sua velocità è di circa 100 metri al secondo più lenta rispetto a quella della Stazione. È quindi impossibile che un jet pack (se non fantascientifico) permetta di raggiungere velocità di manovra compatibili con un avvicinamento dal telescopio alla ISS. La NASA ha in effetti sperimentato nello spazio un jet pack, ma non certo con l’autonomia e le capacità di quelli utilizzati nel film.

Per non parlare poi delle orbite diverse: L’orbita di Hubble è inclinata di meno di 30 gradi rispetto all’equatore terrestre, mentre quella della ISS è intorno ai 52 gradi. Questo significa che vanno in direzioni diverse, cosa che complica ulteriormente la possibilità di saltare da una all’altra a una velocità intorno ai 400 chilometri orari con un jet pack. E non sarebbe praticabile nemmeno il salto dalla ISS alla stazione spaziale cinese utilizzando una navetta Soyuz, come fa Stone per cercare di mettersi in salvo: l’orbita della ISS è inclinata diversamente rispetto alla base cinese e non basterebbero i retrorazzi della Soyuz (che esistono davvero e servono per attutire il colpo con il suolo al suo rientro sulla Terra) per farcela.

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Ma diciamo che sui primi due esempi potremmo sorvolare non essendo noi degli scienziati ma solo dei poveri SpaceJokers! 🙂 Tuttavia c’è una scena che ho notato e mi ha fatto subito arricciare un sopracciglio “modello Spock”! In questa scena, che dovrebbe essere una delle più emozionanti del film, la Stone e Kowalsky sono collegati da un cavo e cercano di trovare un appiglio per agganciarsi alla ISS e fermarsi, dopo essersi spostati a grande velocità dal punto in cui si trovavano vicino ad Hubble. Dopo svariati tentativi, una gamba di Stone si impiglia in un filo dei paracadute della Soyuz, che si sono aperti in seguito al forte impatto dei detriti dei satelliti con la ISS, cui la capsula spaziale russa è collegata. È una presa molto precaria anche perché all’altra estremità c’è Kowalsky con il cavo che lo collega a Stone. Per permettere a Stone di salvarsi, Kowalsky scollega il cavo e viaggia alla deriva nello Spazio… Sarebbe molto emozionante se non fosse per il risolino sotto i baffi di Clooney che proprio non riesco a sopportare: troppo superficiale e superiore per essere un astronauta veritiero rispetto alle circostanze. Comunque è pur sempre una scena bella dal punto di vista della tensione che genera nello spettatore ma scientificamente non regge. Quando la gamba di Stone si incastra, si vede chiaramente che i due astronauti hanno smesso di muoversi (in termini relativi). La loro velocità relativa è quindi pari a zero: non stanno andando da nessuna parte. Sulla Terra se uno scalatore perde la presa può trascinare verso il basso anche il suo compagno che si trova più in alto, proprio per via della forza di gravità, ma in orbita le cose vanno diversamente: Stone avrebbe potuto salvare Kowalsky semplicemente tirando verso di sé il cavo che la collega al suo “collega”. Quì CMDR Nijal.. mi ricevete Houston ? Tanto per aggiungere la mia.. inizialmente credevo che fosse la forza di gravità terrestre a trascinarlo via, ma dato che entrambi viaggiano di fianco alla ISS (quindi la loro velocità relativa è simile a quella della stazione che è in orbita) non si tratta di questo. Inoltre mi sarei aspettato, subito dopo che Kowalsky si sgancia, di vederlo sparire, attratto da questa misteriosa forza.. e invece resta lì sospeso nello spazio.. la forza che lo stava risucchiando via è sparita..

Clooney sgancia la sua tuta per "salvare" la collega da una spinta che li distanzierebbe dalla ISS... spinta che in teoria non ci sarebbe...

Kowalsky sgancia la sua tuta per “salvare” la collega da una spinta che li distanzierebbe dalla ISS… spinta che in teoria non ci sarebbe…

Infine altre piccole disattenzioni dal punto di vista scientifico, un esempio su tutti le lacrime: dopo tutte le peripezie e avere perso Kowalsky, Stone nella Soyuz ha comprensibilmente un crollo e si mette a piangere. Le sue lacrime, in parziale assenza di gravità, iniziano a galleggiare nell’abitacolo della capsula creando un effetto molto suggestivo ma in realtà le lacrime dovrebbero restare attaccate al corpo per via della sua tensione superficiale (così come mostrato dall’astronauta Chris Hadfield sulla Stazione Spaziale Internazionale, si veda foto). Anche in questo caso è quindi una licenza per rendere più coinvolgente ed emozionante il film.. ce ne erà bisogno?

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Chris Hadfield mostra le lacrime che in assenza di gravità restano incollate alla sua faccia

Ma torniamo al principio del mio articolo: le mie aspettative disattese, non sono state soltanto le pecche a livello scientifico, ma ciò che mi ha deluso di più è stata proprio la trama: iniziamo col dire che è tutto tranne che un film di Fantascienza nel senso stretto del termine, ma è più un Thriller/drammatico… poi diciamo che, se non era per tutte le sf…ortune capitate all’equipaggio, il film (torno a ripetermi) non sarebbe esistito… e per questo, più che un film sulla gravità e le leggi della fisica, è un film sulla legge di Murphy: cioè se qualcosa può andare male di sicuro sarà anche peggio! CMDR Nijal: ve li ricordate i vecchi film della serie Airport ? Ne hanno fatti almeno 3, dove una serie di sfighe colpiva aerei che perdevano passeggeri in volo, etc etc.. ? Ecco, questo è un altro “disaster movie”.. Mi aspettavo di più… Ormai è chiaro a tutti che lo spazio non sia certamente un luogo ospitale, qui si ribadisce in pratica solo questo concetto! Passatemi il paragone: forse in Interstellar (di cui abbiamo parlato qui) sembrava tutto troppo “facile” nello spazio, ma per lo meno la trama intricata ci faceva fantasticare e immaginare a cosa il film avrebbe portato… qui invece è talmente tutto lineare che sappiamo già dove si andrà a parare…

 

L’Universo conosciuto

Il museo americano di storia naturale (American Museum of Natural History) ha creato, in collaborazione con il Rubin Museum of Art, un video che ci porta dal nostro pianeta (in particolare dalle cime dell’Himalaya, fino ai confini dell’universo conosciuto. Ogni stella, pianeta, quasar mostrato nel video (rilasciato nel 2009 per l’esibizione Vision of the Cosmos) è realisticamente posizionato grazie all’utilizzo del Digital Universe Atlas, una mappa quadri-dimensionale dell’universo, curata e aggiornata dagli astrofisici del American Museum of Natural History. E’ senz’altro un modo di ridimensionare il nostro ego e farci capire quanto ancora abbiamo da imparare su ciò che ci circonda.

Buona visione.

Cerere e la macchia bianca.. il mistero continua..

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Continua tuttora ad essere un mistero la natura delle macchie bianche su Cerere, anche in queste nuove immagini della Nasa, inviate dalla sonda Dawn. Questo ingrandimento del cratere Occator, mostra ancor più nel dettaglio la forma del cratere ed il centro luminoso: la macchia è così brillante che è stato necessario combinare 2 foto, una della macchia ed una della superficie circostante. Il bordo del cratere è ripido, tanto da salire quasi in verticale per 2 chilometri, in alcuni tratti.

Queste immagini, prese da una altitudine di 1470 chilometri hanno una risoluzione tre volte maggiore di quelle precedenti, inviate a Giugno.

0tDXoMLA partire da Ottobre e fino a tutto il mese di Dicembre, Dawn discenderà ancora nella sua orbita, fino a raggiungere una altitudine di 375 kilometri, restando operativa almeno fino alla metà del 2016.

Credits : Dawn’s mission is managed by JPL for NASA’s Science Mission Directorate in Washington. Dawn is a project of the directorate’s Discovery Program, managed by NASA’s Marshall Space Flight Center in Huntsville, Alabama. UCLA is responsible for overall Dawn mission science. Orbital ATK, Inc., in Dulles, Virginia, designed and built the spacecraft. The German Aerospace Center, the Max Planck Institute for Solar System Research, the Italian Space Agency and the Italian National Astrophysical Institute are international partners on the mission team. For a complete list of acknowledgments, see http://dawn.jpl.nasa.gov/mission.

Uhura riparte in missione

Nichelle Nichols, meglio conosciuta come Uhura della serie Star Trek, è pronta a partire nuovamente in missione con la NASA.
Come gia annunciato su Reddit e poi su un post in Starpower, Uhura sarà fra “il primo contingente di personale non-governativo a provare il nuovo telescopio della NASA : SOFIA”

Non è però una missione nello spazio: SOFIA (“Stratospheric Observatory For Infrared Astronomy”) è stato costruito all’interno di un Boeing 747, che decollerà dall’Armstrong Flight Research Center in California, il 15 Settembre. SOFIA è un osservatorio aereotrasportato di seconda generazione, il risultato di un progetto congiunto fra NASA ed il Centro Aereospaziale Tedesco (DLR).
Il primo modello prese il volo nel 1977 e, secondo Nichols, lei è stata passeggera anche su quello.

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SOFIA è stato creato per osservare le emissioni di energia infrarossa proveniente dalle stelle, permettendo così una migliore comprensione di fenomeni astrofisici come la nascita delle stelle, i buchi neri, nebulose, sistemi solari, comete ed asteroidi. Durante un recente volo vicino alla Nuova Zelanda, SOFIA è stato in grado di osservare Plutone mentre passava davanti ad una stella. Il telescopio (di tipo riflettivo), alloggiato all’interno della fusoliera del 747, ha un diametro di 240 centimetri.

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Cosa c’entra la Nichols con la NASA, direte voi ?
Non dimentichiamoci che l’apparizione del personaggio di Star Trek interpretato da Nichols, Uhura, una donna Afro-Americana ritratta in televisione non nella solita veste di serva o di sguattera, fu di forte impatto e pioneristico per la società americana del tempo. Il leader dei diritti civili, Martin Luther King, Jr. fece un plauso personale del suo lavoro nello show e la convinse a rimanere quando stava per lasciare la serie.

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Difatti Nichols avrebbe voluto continuare la sua carriera musicale ma Martin Luther King, Jr. le fece cambiare idea. Nichols dice che King la aveva incoraggiata personalmente a rimanere nella serie, dicendole che era un suo grande ammiratore. Non doveva mollare tutto, poichè il suo personaggio era un modello di vita per i bambini e le giovani donne di colore, inoltre i bambini di altre etnie avrebbero iniziato a vedere i neri come loro uguali. King aggiunse inoltre che “Una volta che una porta è aperta da qualcuno, nessuno potrà mai chiuderla nuovamente”.

Nel suo ruolo come Uhura, Nichols baciò l’attore William Shatner (il Capitano Kirk), il 22 Novembre del 1968, nell’episodio “Plato’s Stepchildren” (nella versione italiana “Umiliati per forza maggiore”). L’episodio è comunemente citato come il primo caso di bacio inter-razziale trasmesso dalla televisione americana. Il bacio fra di loro (o meglio la sua implicazione etica) fu una novità assoluta, anche se i loro personaggi agivano per volontà di alieni.

Quando i responsabili della NBC furono informati del bacio, temerono che potesse far infuriare le stazioni TV nel sud degli U.S.A. (ricordiamoci delle leggi segregazioniste in vigore fino a poco prima..)
Durante le trattative, venne proposto che doveva essere Spock a baciare Uhura, ma Shatner insistette perchè si mantenesse la trama originale.
La controproposta della NBC fu di fare due versioni della scena, una in cui Kirk e Uhura si baciavano ed una in cui non lo facevano. Dopo aver registrato correttamente la prima versione della scena (con il bacio quindi), Shatner e Nichols deliberatamente sbagliarono ogni ripresa della scena “censurata”, costringendo quindi la NBC a trasmettere l’episodio come era stata concepito inizialmente.

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Dopo che Star Trek fu cancellato dalla programmazione, Nichols si offrì come volontaria alla NASA per reclutare personale femminile (ed altre etnie minori) per l’agenzia spazile, affiliando la NASA ed una società che aveva aiutato ad avviarsi, la Women in Motion.
Il suo programma fu un successo. Fra le persone reclutate vi furono Sally Ride, la prima donna astronauta americana e il Colonnello Guion Bluford, il primo astronauta afro-americano, oltre a Judith Resnik e Ronald McNair, che entrambi effettuarono diverse missioni durante il programma spaziale Space Shuttle, prima di trovare la loro tragica morte nel disastro del Challenger, il 28 Gennaio 1986.
Altre persone reclutate dalla Nichols sono Charles Bolden, l’attuale amministratore della NASA e Lori Garver, ex vice-amministratore NASA.

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Una entusiasta profeta dell’esplorazione spaziale, la Nichols fa parte, sin dalla metà degli anni ’80, del comitato esecutivo della National Space Society, una organizzazione no-profit, volta ad educare alla conoscenza dello spazio, fondata dal Dott. Wernher von Braun.

la (fanta) geografia di Plutone

E’ di qualche giorno fa la notizia che alcune zone mappate su Plutone da parte della sonda New Horizons avranno nomi ispirati alle nostre passioni fantastiche.

Pare proprio che gli ingegneri della Nasa siano come noi: dei ragazzini nell’animo, con il pallino del fantasy e della fantascienza (potrebbe essere altrimenti?). Li nominiamo SpaceJokers sul campo per la loro decisione!

Lo hanno dimostrato più volte… già quando New Horizons tornò alla vita: la sonda della Nasa in viaggio verso Plutone si era ridestata dalla sua lunga ibernazione, proprio in un momento in cui si stava avvicinando al pianeta nano. Per quel momento chiave della missione scientifica lo staff aveva scelto una canzone iconica dei viaggi stellari, “Where my heart will take me”, di Russel Watson, che è stata la sigla di Star Trek: Enterprise. e questo motivato dal fatto che New Horizons è in viaggio verso una nuova classe di pianeti che non abbiamo mai visto, in un luogo dove non siamo mai andati… Dove nessun uomo è mai giunto prima….

e infine ora lo dimostrano le carte morfologiche di Plutone e Caronte che l’équipe di New Horizons ha compilato dando alle piane, alle macchie e ai numerosi crateri nomi come Vader, Kirk e Ripley. Tratti insomma dai nostri film preferiti, capolavori della letteratura fantastica e sci-fi, che potrebbero così riuscire ad aggiudicarsi un posto nel cosmo che hanno raccontato.

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Se sul nono quasi pianeta (in quanto decalssato a pianeta nano) la regola di utilizzare appellativi mitologici ha limitato la scelta ad esempio a Cthulu, entità ideata dallo scrittore H. P. Lovecraft, o Balrog, creatura dell’universo immaginario di Tolkien, su Caronte le fantasie dei ricercatori si sono scatenate. Giusto per citarne alcuni, sul massiccio satellite naturale saranno presenti la macula Mordor, i crateri Spock, Kirk, Sulu, Ripley, Uhura, Vader, Leia Organa e tanti altri con i nomi di personaggi e luoghi tratti da Star Trek, Star Wars, Alien, Il Signore degli Anelli, Doctor Who e Firefly. Ma potete acnhe voi divertirvi a guardare le seguenti mappe per vedere se scoprite altre “trovate” fantascientifiche!

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1366069970883601809Sempre che le scelte del team della Nasa vengano approvate dall’International Astronomical Union (IAU), l’ufficio governativo con sede a Parigi che si occupa di assegnare i nomi agli oggetti celesti.

Noi SpaceJokers speriamo fiduciosi così chè Plutone si possa trasformare nella mecca degli appassionati di fantascienza.. o il nuovo Eldorado Sci-fi.

Kepler-452b, ma arrivarci è (ancora) solo fantascienza…

Come tutti ormai sanno dalle notizie riportate dai giornali, tv e internet, in questi giorni la NASA ha fatto un importante dichiarazione al mondo scientifico: la scoperta di un pianeta con caratteristiche simili alla nostra Terra. Si tratta ovviamente di Kepler-452b.

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Noi di Spacejokers non potevamo esimerci dal discuterne e fantasticare… chissà se l’umanità un giorno avrà i mezzi per arrivarci? Resta il fatto che il sogno di una miriade di scrittori di fantascienza sembra essersi avverato. Con l’annuncio della scoperta, grazie al telescopio spaziale Kepler, di un pianeta molto simile, ma non identico alla Terra, il mito di un possibile “mondo gemello” da raggiungere e colonizzare è diventato quasi una realtà (anche se distante 1400 anni luce). La creazione per finzione narrativa di pianeti abitabili è sempre stata ricorrente nei romanzi sci-fi. Se nella fantascienza classica si sono resi vivibili pianeti a noi vicini e in qualche modo familiari come Venere o Marte, sempre più opere di questo tipo si sono concentrate nel costruire pianeti sempre più simili alla Terra, con caratteristiche ambientali e condizioni di vita più o meno comparabili. Dal Geidi Primo del ciclo di Dune di Frank Herbert al Terminus del ciclo della Fondazione di Asimov, da Hyperion dei romanzi di Dan Simmons fino ai vari pianeti-colonia della saga di Ender’s Game sono innumerevoli i corpi celesti paralleli immaginati dalla letteratura attraverso un “modello terrestre”.

Più di recente è stato Haruki Murakami, un autore non esattamente di fantascienza, ma certamente di culto per la sua continua commistione fra realtà e immaginazione, a immaginare una specie di dimensione parallela in 1Q84. In questo romanzo, i personaggi entrano in una realtà che è praticamente identica al pianeta Terra, se non fosse per alcune piccole differenze sostanziali (le armi della polizia, una seconda piccola Luna verde in cielo, esseri misteriosi e crisalidi magiche, ecc..). Il ritorno al pianeta originario, però, è qui possibile attraverso un varco dimensionale, però, e non con un viaggio interstellare come vorrebbe la sci-fi canonica.

L’esistenza di altri mondi uguali o in gran parte simili al nostro ha da sempre affascinato l’umanità, e di conseguenza le sue espressioni artistiche. Scoperte come quella di Kepler-452b riaccendono i nostri sogni e la nostra immaginazione nel trovare mondi coerenti al nostro. Ma speriamo anche differenti e chissà… magari con “nuove forme di vita e civiltà” tutte da esplorare. Certamente non è qualcosa che noi potremo fare con le attuali tecnologie…. sfortunatamente…

Al momento si sa ancora poco di Kepler-452b. Solo supposizioni sulla presenza di acqua in forma liquida e non è possibile accertare la presenza di vita… (tralasciando quella intelligente..). Inoltre, anche se si trova a una distanza dalla sua stella simile alla nostra dal sole (e quindi potrebbe avere temperature allineate alle nostre) non è possibile determinare se l’atmosfera sia respirabile: ricordiamoci che, per dare la vita animale come la conosciamo noi, servono ben precise concentrazioni di Ossigeno e Azoto nell’aria. Tuttavia la la ricerca continua e di certo i mondi su cui far riaccendere la nostra fantasia non finiranno qui..e continuiamo a sognare!

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Plutone svelato.

Per quanto ci riguarda, questa è “l’immagine dell’anno 2016”.
Plutone in tutta la sua gloria:
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Credits: NASA/APL/SwRI

E pensare che tutto iniziò il 19 Gennaio 2006, con il lancio della sonda New Horizons.
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Image Credit: NASA/Ken Thornsley

Quì la sonda durante la sua costruzione:
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Che dire ? Lavoro ben fatto!

100

Sembra incredibile, ma siamo arrivati a quota 100 articoli.
L’avventura del nostro blog, inziata per gioco a Gennaio 2015, con 2 o 3 accessi a settimana (tutti esclusivamente nostri), è diventata una realtà per noi importante.
Il primo riconoscimento è arrivato da Frontier, con la pubblicazione delle nostre immagini ispirate ai Rare Goods, il permesso di utilizzo dei banner ufficiali da parte di Frontier fino ad arrivare agli accessi sempre crescenti: siamo ormai intorno alle 1200 visite al mese. Un risultato inaspettato per un sito nato, quasi per caso, dalle nostri menti malate.

Da qualche mese ci potete trovare anche su Facebook

Ringraziamo anche gli amici di Reddit e del forum di HWUpgrade che rispondono puntuali alle nostre domande.

Da CMDR Nijal (quello che sembra un andoriano) e CMDR Wolf974 (il klingon con il pizzetto), un sentito e caloroso:

GRAZIE !!!

ma sappiate che non finisce qui! tanti progetti sono in cantiere… il tempo ci è tiranno ma la passione che ci contraddistingue la avrà vinta! 🙂

about

Nebulosa Ragno Rosso

A circa 3000 anni luce da noi, nella costellazione del Sagittario, si trova questa particolare nebulosa (Red Spider Nebula) che sembra quasi dividersi in due. Questa nebulosa ospita alcune delle stelle più calde che si conoscano e i suoi potenti venti solari generano onde alte fino a 100 miliardi di chilometri. Le onde sono causate dallo shock supersonico riportato dal gas sfuggito alla stella, compresso e riscaldato velocemente. Gli atomi, colpiti dalle onde, emettono la spettacolare radiazione che vedete nell’immagine.

Image Credit: ESA & Garrelt Mellema (Leiden University, the Netherlands)

New Horizons alle porte di Plutone, il fascino dell’incontro ravvicinato.

Lontano e misterioso
Di Plutone sappiamo molto poco, e le informazioni principali le abbiamo dalle osservazioni condotte dai telescopi sul nostro pianeta o dal telescopio spaziale “Hubble”. La sua orbita è fortemente ellittica, a differenza di quella dei pianeti del Sistema Solare, e per completare un giro intorno al sole impiega quasi 248 anni. La sua distanza minima dalla nostra stella è pari a circa 30 volte la distanza che c’è la Terra e il Sole. Dalle osservazioni ottenute finora si stima che Plutone abbia un diametro di circa mille chilometri, circa il 70% di quello della Luna. Le immagini ad alta risoluzione del telescopio spaziale “Hubble” hanno mostrato alcuni particolari sulla superficie di Plutone, fra cui regioni più chiare che potrebbero essere completamente ghiacciate. A quella distanza infatti il Sole è solamente una stellina, e le temperature alla superficie si aggirano sui -230 °C. Le informazioni che possediamo sono di tipo generale, ma restano da capire ancora moltissimi aspetti del sistema di Plutone e delle sue cinque lune, Caronte, Nix, Hydra, Cerbero e Styx. Non è ad esempio chiaro come si sia formato questo pianeta nano, o come sia fatta la sua superficie o la sua atmosfera. Studiare oggetti così distanti dal Sole potrebbe inoltre aiutarci a capire meglio anche la formazione del nostro Sistema Solare. Dopo l’incontro con Plutone infatti, New Horizons si dirigerà verso altri corpi celesti simili, appartenenti alla cosiddetta Fascia di Kuiper.

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Immagine di Giove e dei suoi satelliti ripresa dalla New Horizons il 24 gennaio 2007, da una distanza di 57 millioni di chilometri (NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute)

Come un pianoforte
Per risolvere questi misteri è nata quindi la sonda New Horizons, lanciata il 19 gennaio 2006 dalla base di Cape Canaveral in Florida. Per dimensioni e forma, la sonda assomiglia a un pianoforte, a cui è collegata un’antenna da circa 2 metri di diametro per le comunicazioni a terra. Nel corso del suo lungo viaggio verso Plutone, New Horizons ha effettuato un incontro ravvicinato con l’asteroide 132524 APL nel giugno 2006 e con Giove nel settembre dello stesso anno. In particolare, l’incontro con Giove è servito alla sonda per avere una spinta in base all’effetto della “fionda gravitazionale”. Nella parte restante di viaggio, la sonda è stata mantenuta prevalentemente in ibernazione, e riattivata solo in alcuni brevi periodi. Il vero e proprio “risveglio” della New Horizons, in preparazione all’incontro con Plutone, è avvenuto lo scorso 6 dicembre. Da quel momento, gli strumenti sono stati man mano riattivati e la sonda ha iniziato a inviare nuovi dati e nuove immagini. Pochi giorni fa, gli scienziati della NASA hanno reso noto che ora la sonda può ottenere immagini con una risoluzione superiore a quanto sia mai stato possibile fare con il telescopio spaziale “Hubble”. Dalla sua distanza attuale di quasi 25 milioni di chilometri, la New Horizons può ora regalarci immagini mai ottenute prima di Plutone, fra cui uno spettacolare “ritratto di famiglia” di Plutone con le sue lune reso pubblico dalla NASA pochi giorni fa. Ora il team di New Horizons si prepara all’incontro con Plutone, e sul sito del Jet Propulsion Laboratory è possibile seguire in diretta la posizione della sonda, che si avvicina sempre più a questo lontanissimo corpo celeste. Per la prima volta nella storia, stiamo davvero arrivando alle porte di Plutone.

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Pornhub Space Program

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L’esplorazione, l’innovazione, la ricerca scientifica, sono sempre state motore di grandi cambiamenti, sociali, industriali, culturali, economici.
Senza i grandi esploratori (ed avventurieri), quali ad esempio Galileo, Cristoforo Colombo, Da Vinci, Edison, Franklin, il mondo che conosciamo sarebbe ben diverso da quello attuale.
Di recente però l’attenzione dell’umanità si è spostata verso ciò che è al di sopra dell’atmosfera terrestre: colonie su Marte, basi sulla luna, estrazione mineraria da asteroidi, sonde robotiche su Cerere ed Europa. Sicuramente ci sono molti aspetti della vita nello spazio che meritano di essere considerate e sperimentati.. come ad esempio il sesso.
La sapeva lunga Jean-Claude Forest, l’inventore di Barbarella:
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Pornhub, con la collaborazione di Digital Playground, ha deciso di aggiungere il proprio nome fra le stelle, come Armstrong e Gagarin, facendo da pioniere verso una missione tesa a sfidare la gravità, fare la storia e spingere avanti i confini della “Sexploration”, girando il primo film porno nello spazio, documentando così anche come una parte fondamentale della nostra umanità, possa avere luogo nel cosmo.
Dal film alla stazione spaziale, il passo è breve.
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Pornhub, con l’aiuto dei fan e della comunità (vedi il link al crowdfunding alla fine dell’articolo) sta cercando di finanziare tutto questo, compreso il training dell’equipaggio, i consulenti per il progetto, acquistare e modificare il necessario per le riprese e noleggiare lo shuttle che verrà utilizzato. Il costo stimato è di circa $ 3.400.000. Ovviamente, da buoni amanti della scienza, non potevamo esimerci dal finanziare questo progetto.

Ecco gli interpreti del film:
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Tutti pronti con i telescopi per sbirciare ?
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Link al crowdfunding su Indiegogo

Bentornata a casa, AstroSamantha!

Atterraggio pochi minuti prima delle 16 italiane.

Alle 12,20 la navicella si è sganciata dal modulo russo Rassvet per iniziare il viaggio di rientro che durera’ tre ore e venti minuti. Poco dopo un centinaio di metri dal distacco, entreranno i funzione i razzi per incrementare la velocita’. Alle 15,18 avverra’ la separazione dei moduli della Soyuz e inizieranno le operazioni per l’ingresso nell’atmosfera. Dieci minuti piu’ tardi, a circa 10mila metri altitudine, si aprira’ il paracadute principale e alle 15,43 (le 19,43 in Kazakistan) e’ previsto l’atterraggio.

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Whiskey invecchiato… sì ma nello spazio!

La Stazione Spaziale Internazionale (ISS) viene sempre più utilizzata come laboratorio universale per diversi studi non solo scientifici e tecnologici ma anche alimentari…
Ad esempio, l’esperimento per la maturazione di whiskey nello spazio è stato realizzato dalla Ardbeg Distillery, una distilleria scozzese dell’isola di Islay, patria del whiskey, in collaborazione con la Texas Nano Racks, società di ricerca spaziale con sede in Texas.

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Nel 2011 sono state inviate nello spazio 20 fiale di whiskey e pezzi di quercia carbonizzata (normalmente il whisky è invecchiato in botti di legno di quercia). Lo scopo dell’esperimento è studiare come il contenuto delle fiale interagisce con i pezzetti di quercia in micro-gravità spaziale. I risultati della ricerca non saranno solo importanti per la produzione delle bevande alcoliche in futuro, ma anche per comprendere meglio le reazioni dei materiali biologici e la funzionalità delle attrezzature utilizzate.

Le fiale, in orbita intorno al pianeta 15 volte al giorno a circa 30000 km all’ora, sono tornate sulla Terra il 12 settembre 2014 in Kazakhstan, in Asia centrale. Al momento non sono ancora noti i risultati delle analisi sulla sua maturazione. Tuttavia sul sito ufficiale della Ardbeg è possibile seguire le relative news sull’argomento… http://www.ardbeg.com/ardbeg/ardbeg-in-space

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Il direttore di Ardbeg ha così commentato: “E’ un piccolo passo per un uomo, ma un balzo per il whiskey. Spero di trovare qualcosa che rivoluzioni la produzione del whiskey.”

Sebbene si tratti di un primato insolito, va però specificato che si tratta solo di invecchiamento del whiskey e non della sua intera preparazione nello spazio.

Come non citare a proposito di Whisky (in questo caso quello Scozzese), il mitico Montgomery Scott (chiamato anche Scotty dai suoi colleghi), capo ingegnere della USS Enterprise, che ne era un grande estimatore… qui di seguito una divertente fan art.

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Al di là di questo particolare esempio, lo spazio è oggetto di continui e bizzarri esperimenti: la spada laser originale Luke Skywalker (Star Wars Episodio IV: Il ritorno dello Jedi) fu lanciata con il Discovery Space Shuttle nel 2007; nel 2008 sempre in collaborazione con la ISS, alcuni ricercatori giapponesi realizzarono la Sapporo Space Barley, la prima birra spaziale ottenuta da piantine di orzo coltivate nella stazione orbitante.
Nel 2011 la NASA inviò speciali LEGO® kit per dimostrare scientificamente la difficoltà di montaggio degli stessi kit in condizioni di microgravità.

Del resto visto il costo della stazione spaziale internazionale, 150 miliardi di dollari per la sola realizzazione, ogni ricerca è giustificata.

La Guerra dei mondi (1938)

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Il 30 Ottobre 1938, il paesino agricolo di Grovers Mill, nel New Jersey, viene messo a ferro e fuoco da invasori alieni provenienti da Marte. La battaglia che ne segue vede la sconfitta delle truppe americane e gli invasori marciano su New York, con le loro “macchine infernali”. Centinaia di persone si gettano nel fiume Hudson per sfuggire dai gas velenosi e dai raggi incendiari delle macchine… dopo di che, il silenzio, rotto da un solitario radio-operatore CB che recita il suo richiamo :

2X2L chiama CQ
2X2L chiama CQ
2X2L chiama CQ New York
C’è qualcuno in ascolto ?
C’è qualcuno in ascolto ?
C’è nessuno ?
2X2L —

Si tratta ovviamente del dramma radiofonico “La guerra dei mondi”, interpretato da Orson Welles, tratto dall’omonimo romanzo di fantascienza di Herbert George Wells. Le reazioni, per una popolazione americana non fornita come oggi di mezzi di comunicazione quali il telefono cellulare o internet, furono immediate e terrificanti, le case si svuotarono, la gente affluì nelle chiese a pregare; un blackout elettrico nella zona, rese non disponibili le linee telefoniche tradizionali, rafforzando così la sensazione che qualcosa di grave stava accadendo realmente.

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I primi due terzi della trasmissione, della durata complessiva di un’ora, sono sotto forma di bollettini radiofonici, in diretta dalle località coinvolte.
Il finale è un monologo, recitato dal Professor Pierson (Orson Welles), che racconta come i Marziani siano caduti vittima degli agenti patogeni, quali il banale raffreddore, per il quale non avevano immunità.

Le cause principali del panico furono che, nonostante fosse stato annunciato preventivamente che la trasmissione della CBS fosse una drammatizzazione di un racconto, molti ascoltatori stavano ascoltando un’altra emittente, la NBC, e cambiarono canale durante un interludio musicale, perdendo così l’annuncio.

La chiave che Orson Welles utilizzò per rendere credibile quanto stava accadendo fu il mantenere il più possibile le trasmissioni provenienti dallo studio tecniche ed impersonali, come se i fatti che stavano accadendo fossero quasi normali, passando poi alle dirette in cui la folla veniva arsa viva dalle macchine invasori. La forza dello spettacolo radiofonico fu proprio di mantenere integra il più possibile, nella finzione, la propria struttura tecnica. Una volta che il pubblico in ascolto fu convinto (e stregato dalla propria immaginazione) al punto di non notare il cambio di passo e le transizioni fra studio e diretta, fu possibile far credere l’impossibile. Fra l’altro, da il momento in cui il i Marziani atterrano nel New Jersey, alla caduta della città di New York, passano solo quaranta minuti, nei quali vengono attraversate grandi distanze, vengono raccolte le truppe, il Consiglio di sicurezza si riunisce più di una volta, battaglie vengono combattute e perse, sia in cielo che terra.
Ma la gente lo accettò, se non logicamente, almeno con le loro emozioni.
Un’altro trucco radiofonico usato da Welles fu l’uso della musica, utilizzata come interruzione delle trasmissioni e prolungata in modo esasperato: lo stacchetto musicale dello studio, un solo di piano (con musiche di Debussy e Chopin) fu ripetuto varie volte, ottenendo un’effetto sinistro ed angosciante.

Certo, erano altri tempi, oggi saremmo tutti nel New Jersey a farci i “selfie” con l’iPhone, mentre gli invasori bruciano la folla con i loro raggi incendiari.

Speriamo che i marziani non facciano il vaccino anti-influenzale…

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EM Drive… è davvero realtà?

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tempo fa avevamo parlato della possibilità di vedere finalmente esauditi i nostri sogni di viaggiatori interstellari…(qui l’articolo)

Sapevamo che la NASA, e non solo, stavano lavorando a navi stellari e motori in grado di portarci là dove nessuno era mai giunto prima… Fino ad oggi si trattava di teorie, pur sempre plausibili, per quanto conosciamo in fisica.

Tempo fa, poi, aveva fatto scalpore una ricerca di uno scienziato che aveva messo a punto il cosidetto  “EM drive”. Qualcosa di così inaspettato che l’intera comunità internazionale era  scettica di fronte alla notizia…

La NASA, nel frattempo, ha lavorato per testare il progetto e capirne i reali risvolti e, a quanto pare, sarebbe veramente un bel passo in avanti per i futuri propulsori stellari, oltre ad avere possibili applicazioni anche di facile implementazione.

Certo, non ci avviciniamo lontamente alla nostra tanto amata velocità Warp di Star Trek, e, nè tantomeno alla velocità della luce (il chè ci evita problemi sulla relatività e lo scorrere del tempo).. ma quantomeno possiamo iniziare a ipotizzare un “volo” di qualche ora dalla terra alla luna… impensabile fino a qualche anno fa. (e Jules Verne ne sarebbe felice…)

qui di seguito l’articolo ufficiale sulla scoperta e le sue implicazioni:

http://www.nasaspaceflight.com/2015/04/evaluating-nasas-futuristic-em-drive/

ma come sempre il nostro limite più grosso è l’immaginazione… la sola realizzazione è solo questione di tempo…

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Cerere e la macchia bianca..

Ne avevamo già parlato quì..
Il punto bianco su Cerere è nuovamente visibile nelle immagini aggiornate provenienti dalla sonda Dawn, entrata in orbita attorno al piccolo pianeta il 6 Marzo.

Ancora da chiarire il mistero.. le opzioni proposte dalla Nasa sono : un vulcano, un geyser, un deposito di sale, del ghiaccio, una roccia particolarmente piatta.. ma il fascino dell’ignoto regna sovrano.
Primo contatto ? Chissà..

Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA

Eclissi solare del 20 marzo 2015

L’eclissi solare del 20 marzo 2015, conosciuta anche come eclissi solare dell’equinozio 2015, è un evento astronomico che ha luogo oggi dalle 7:40 UTC alle 11:50 UTC, con il massimo intorno alle ore 9:46 UTC.
Questa è la nona eclissi totale del ventunesimo secolo e complessivamente l’undicesimo passaggio dell’ombra della Luna sulla Terra (in questo secolo).
La precedente eclissi solare totale visibile in Europa fu quella dell’11 agosto 1999, mentre la prossima avverrà il 12 agosto 2026.
In Italia avremo una eclissi parziale, con copertura delle zone d’ombra variabili dal 45% al 69% a seconda della latitudine.

Abbiamo appena fotografato tramite potenti mezzi (uno scrausissimo cellulare) la suddetta eclissi… Purtroppo abbiamo lasciato la Reflex a casa oggi… ma il risultato è stato alquanto interessante, usando delle placchette di plastica colorata traslucida… l’effetto assomiglia di più a una nebulosa con una stella al centro 🙂

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Orione… tra verità e fantasia…

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Quello di cui ci accingiamo a parlare oggi non ha nulla a che fare con la mitologia, anche se il nome della nebulosa di Orione prende il nome proprio da un essere mitologico. Infatti Orione era un gigante cacciatore, sia nella mitologia greca, sia nella mitologia latina, che fu posto da Zeus, padre degli Dei tra le stelle, per l’appunto nella costellazione di Orione. Circa la sua nascita, le sue imprese e la sua morte, vi sono molte versioni.. Ma le argomentazioni principali vertono essenzialmente sulla sua nascita, la sua morte, la sua visita all’isola di Chio, il suo accecamento da parte di Enopio (padre di Merope), il recupero della vista nell’isola di Lemno, la sua ascesa al cielo per formare l’omonima costellazione.

Così come non ha nulla a che fare con la teoria della correlazione di Orione (o correlazione Giza–Orione), cioè un’ipotesi della piramidologia per cui ci sarebbe una correlazione tra la posizione delle principali tre piramidi della necropoli di Giza e le tre stelle centrali della costellazione di Orione, e che questa correlazione fu volontariamente creata da chi costruì le piramidi.

In realtà vorremmo discutere del Complesso nebuloso molecolare di Orione (noto anche semplicemente come Complesso di Orione): una grande nube molecolare che prende il nome dalla costellazione in cui è visibile, quella di Orione. La sua distanza dalla Terra è stimata fra i 1500 e i 1600 anni luce e il suo diametro corrisponde ad alcune centinaia di anni luce; si tratta del complesso nebuloso molecolare meglio osservabile, nonché il più studiato e conosciuto, grazie al fatto che non è mascherato da complessi oscuri. Alcune parti della nube possono essere osservate attraverso binocoli o semplici telescopi, alcune addirittura ad occhio nudo, come la celebre Nebulosa di Orione.

interessante questa mappatura 3D della nebulosa:

La regione centrale del complesso si estende per diversi gradi di volta celeste, dalla Cintura di Orione fino alla sua spada, ed è divisibile in due regioni distinte: la più brillante, sulla Spada, è nota come Orion A, mentre la regione ad est della Cintura è nota come Orion B. Il Complesso di Orione costituisce anche una delle regioni di formazione stellare più attive che possono essere osservate nel cielo notturno, nonché una delle più ricche di dischi protoplanetari e stelle giovanissime.

tutto il complesso nebuloso include inoltre l’Anello di Barnard, la Nebulosa Testa di Cavallo, M43 e la Nebulosa Fiamma.

Proprio la nebulosa di Orione è stata l’ultima meta del nostro viaggio fantastico tramite i mezzi virtuali messi a disposizione da Frontier Development e il suo Elite: Dangerous. Ancora una volta a bordo della navicella Enterprise… ehm magari!… dicevo a bordo della mia Asp ho iniziato il lungo viaggio… c’è da dire che partivo già dalla nebulosa testa di strega (qui il precedente articolo) e quindi ero abbastanza vicino per continuare il viaggio in quella direzione.

Speravo davvero di incontrare qualche nave del famoso sindacato di Orione di Star Trek dove fare la “conoscenza” con qualche schiava Orioniana (come nella foto qui sotto! 😛 ) ma si vede che ancora questa feature nel gioco non è stata implementata… 🙂

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comunque sia tornado serio (?!)… devo dire che, più mi avvicinavo, le immagini si facevano sempre più spettacolari: la nebulosa sempre più grande mentre in direzione opposta era possibile vedere tutta la via lattea nella sua luminescenza.

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Screenshot_0072 Screenshot_0068

Screenshot_0077Screenshot_0081Screenshot_0083fino ad arrivare alle stelle giganti presenti in alcuni sistemi…

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e infine il viaggio di rientro altrettanto spettacolare con la nebulosa testa di cavallo…

La Nebulosa Testa di Cavallo (nota anche come Barnard 33, B33, in inglese HorseHead Nebula) è una nebulosa oscura nella costellazione di Orione. La nebulosa si trova appena sotto Alnitak, la stella più a est della cintura di Orione. È parte di un turbine di gas e polveri, sagomato come la testa di un cavallo, da qui il nome. È una delle nebulose maggiormente riconoscibili e note del cielo, anche se è difficile poterla osservare visualmente.

per noi amanti della fantascienza, intorno alla Nebulosa è ambientato il libro Il tiranno dei mondi di Isaac Asimov: nel libro si parla dei “regni nebulari”, fra cui Rhodia e Lingane. Mentre, La Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams localizza il pianeta Magrathea all’interno della Nebulosa.

ecco alcuni screenshot:

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ed ecco infine il ritorno a casa… con una spettacolare vista del pianeta in contro luce rispetto alla sua stella…

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credo che per un po resterò alla base … o a caccia di qualche taglia! un po di riposo dal lungo viaggio ci vuole! 😉

Samantha Cristoforetti

Ci sarebbe molto da dire su Samantha Cristoforetti (astrosamantha)..
Prima donna italiana ad essere selezionata dall’Agenzia Spaziale Europa, terza europea in assoluto, una laurea in scienze aereonautiche etc etc..
Ma la cosa che ci colpisce di più è il modo semplice in cui ha reso omaggio a Leonard Nimoy.

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la nebulosa Testa di Strega!

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Eccoci di nuovo a parlare di esplorazione spaziale: dopo le Pleiadi del precedenti articolo (qui), oggi vi parliamo della Nebulosa Testa di Strega (Witch Head Nebula) e in un successivo articolo della nebulosa di Orione. Lo faremo tramite i mezzi messi a disposizione della scienza ma ci aiuteremo anche con un pizzico di fantascienza grazie ai viaggi interstellari virtuali messi a dispozione da Elite Dangerous: proprio in questi giorni ho iniziato un lungo viaggio di esplorazione in questi angoli della nostra galassia.

Ma, andiamo con ordine, la prima meta (è sulla traiettoria partendo dal nostro sistema solare a circa 685Ly) è la Nebulosa IC 2118 (o NGC 1909), detta anche Testa di Strega dalla sua forma inequivocabile..: provate a guardarne il profilo col suo nasone da Befana, nelle immagine qui sotto!

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la nostra Testa di Strega è un nebulosa a riflessione nella costellazione di Eridano, così detta perchè riflette la luce di altre stelle e la diffonde al suo interno… La nebulosa si trova nella parte settentrionale della costellazione, tra le stelle β Eridani e Rigel, in Orione, dalla quale riceve la luce; si presenta all’osservazione telescopica come una chiazza notevole di colore blu. Questa nebulosa e i banchi di gas ad essa associati sarebbero classificabili come un residuo di una nube molecolare; al suo interno sono presenti dei contenuti fenomeni di formazione stellare, che sono testimoniati dalla presenza di alcune sorgenti infrarosse, che possiedono delle intensità di flusso all’infrarosso tipiche degli oggetti stellari giovani.

Ecco invece di seguito delle immagini di avvicinamento alla Witch Head Nebula da Elite Dangerous.

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Da qui in poi ci siamo mossi verso Rigel. Ecco come si presenta, quando siamo ancora a 10000 secondi/luce di distanza… impressionante!

Screenshot_0057bAlla prossima per un articolo sulla nebulosa di Orione… la sua luce riflessa è già molto visibile dal sistema di Rigel…

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La NASA propone una missione su Europa alla ricerca di vita aliena.

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Ecco un altro buon motivo per finanziare l’esplorazione dello spazio.

Lo scorso luglio, i funzionari della NASA, hanno chiesto agli scienziati di tutto il mondo di proporre strumenti che potrebbero essere trasportati a bordo di un veicolo spaziale destinato a studiare Europa ed in particolare a ricercare prove di vita extraterrestre analizzando i pennacchi di vapore acqueo che si innalzano nella regione polare meridionale di Europa. La ricerca per esplorare la luna, che ha un diametro di 3.100 chilometri, ha ottenuto basi più solide all’inizio di questo mese, quando la Casa Bianca ha stanziato 30 milioni di dollari nella sua richiesta di bilancio dell’anno fiscale 2016 per formulare una missione Europa. (alla NASA è stato assegnato un totale di 18,5 miliardi dollari nella richiesta, che deve ancora essere approvato dal Congresso.) La NASA sta convergendo su una missione flyby, qualcosa sulla falsariga di un concetto a lungo studiato chiamato Europa Clipper. Così come è attualmente previsto, Clipper si porterà nell’orbita di Giove, per poi fare 45 passaggi ravvicinati di Europa, durante un arco di 3 anni e mezzo, ad altitudini che vanno da 25 km a 2.700 km.
“Questa è la nostra occasione”, ha detto l’ex astronauta e attuale Chief Science NASA John Grunsfeld. “Spero solo di non perdere questa opportunità per mancanza di idee.”

La missione, dal costo stimato di 2,1 miliardi dollari, si propone di studiare l’oceano sotto la superficie di Europa, dando ai ricercatori una migliore comprensione della profondità dell’acqua, salinità e altre caratteristiche. La sonda dovrebbe inoltre misurare e mappare il guscio di ghiaccio della luna.
I dati ottenuti potrebbero essere utili per una futura missione sulla superficie di Europa.
Ora, a quanto pare, la NASA vorrebbe aggiungere l’analisi dei pennacchi alla lista dei compiti della missione Europa. Grunsfeld ha esortato i partecipanti al workshop a “pensare fuori dagli schemi” e trovare dei modi possibili per studiare i getti di vapore.

Se una tale idea potesse essere incorporata nella prossima missione, tanto meglio. Dopo tutto, la prima data utile per il lancio del Clipper (o qualunque altra variante dovesse essere utilizzata) è il 2022 e, utilizzando i propulsori attualmente operativi, la sonda non arriverebbe nel sistema di Giove fino al 2030, ha sottolineato Grunsfeld. Non si può dire poi quando la NASA sarà in grado di tornare su Europa.
Nel frattempo l’Europa (il nostro continente, sta sviluppando la propria missione chiamata Jupiter Icy luna Explorer, che è prevista per il lancio nel 2022 per studiare Europa e altri due satelliti di Giove, Ganimede e Callisto.)

NASA’s Proposed Europa Mission May Search for Signs of Alien Life

Here’s another great reason to fund space exploration.

NASA officials are pushing for the final go-ahead on a potential unmanned mission to Jupiter’s moon, Europa. And they’ve just sweetened the deal by asking scientists to consider how such a mission might search for signs of alien life there, according to Space.

Officials have challenged researchers to determine ways that a probe could detect evidence of extraterrestrial life in plumes of water vapor that the Hubble Space Telescope has observed erupting off the moon’s surface. NASA posits could be evidence of an ocean hidden under Europa’s icy surface.

Link all’articolo originale

In vendita le foto vintage fatte dalla NASA

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La NASA ha deciso di mettere all’asta alcune foto “vintage” fatte dagli astronauti.
Le foto includono immagini inedite, scattate sulla superficie della luna durante le prime missioni dell’esplorazione spaziale.
L’asta si terrà oggi 26 Febbraio a Londra, presso la casa d’aste Bloomsbury Auctions.
Affrettatevi!!

Vintage Nasa photographs for sale
A collection of vintage photographs by Nasa’s pioneering astronauts goes under the hammer at Bloomsbury Auctions in London on 26 February 2015.
It includes images not published before, some taken on the surface of the Moon during the early days of space exploration.

Link ai lotti messi in vendita

Cerere e la macchia misteriosa…

0tDXoMLRecentemente abbiamo saputo di questa notizia:

La sonda Dawn della Nasa dovrebbe presto esplorare per la prima volta questo particolare pianeta nano, che è al contempo il più grande corpo celeste della cintura degli asteroidi, e il più piccolo proto-pianeta del Sistema Solare.
Dawn, partita dalla Terra nel 2007 e già protagonista nel 2011 di un incontro ravvicinato durato un anno con l’asteroide Vesta, dovrebbe arrivare a destinazione il prossimo 6 marzo. Nelle scorse settimane comunque ha iniziato il suo avvicinamento a Cerere, ed è già pronto il primo mistero da svelare per gli scienziati della missione: le foto scattate dalla sonda mostrano infatti una misteriosa, e per ora inspiegabile, macchia bianca sulla superficie del proto-pianeta.

Che ci sia un avamposto alieno a spiarci? oppure semplicemente Elvis che ci guarda in giacca bianca e scintillante mentre prende il sole?

Dalla Nasa non si sbilanciano (che novità!), ma ammettono che al momento il fenomeno resta senza spiegazione. “Sì, possiamo confermare che sulla superficie di Cerere è presente qualcosa che riflette una maggiore quantità di luce solare”, ha spiegato a Space.com Marc Rayman Direttore e Ingegnere Capo della missione Dawn, “ma cosa sia effettivamente resta per ora un mistero”.

Osservando le foto diffuse negli scorsi giorni è facile notare la macchia in questione, un piccolo cerchio bianco sulla superficie di Cerere. A rendere inaspettata la scoperta è il fatto che il pianeta nano in questione faccia parte dei cosiddetti “pianeti ghiacciati”, cioè planetoidi come Plutone, la luna di Saturno Encelado e quella di Giove Europa, la cui superficie è coperta di ghiacci perenni. Cerere però è tra i più caldi corpi celesti di questo tipo, con temperature che nella zona equatoriale oscillano tra i -136 e i -28 gradi, e i ghiacci sulla sua superficie dovrebbero essere quindi abbastanza “fluidi” da riempire qualunque tipo di depressione, producendo una superficie relativamente uniforme.

L’unica ipotesi trapelata per ora dai ricercatori della Nasa è che la macchia possa rappresentare una zona di materiale esposto di recente (ad esempio dall’impatto di un asteroide), che non abbia quindi avuto il tempo di scurirsi come le aree circostanti per effetto dei raggi cosmici. “Per ora non sappiamo cosa sia quella macchia bianca, ma è sicuramente intrigante”, ha aggiunto Rayman. “In effetti fa venire voglia di mandare un’astronave (se volete ho pronto il Cobra di Elite Dangerous?! siate un po più precisi su su!) a scoprire di cosa di tratti, e ovviamente è esattamente quello che stiamo facendo! Quando Dawn sarà abbastanza vicina da inquadrare Cerere più chiaramente, dovremmo riuscire a vedere cosa sia in grande dettaglio”.

La macchia bianca comunque è solo uno dei tanti misteri che aspettano di essere chiariti dalla missione. Si ritiene ad esempio che Cerere sia composto per il 25% di acqua, una percentuale superiore a quella presente sulla Terra, e potrebbe quindi presentare (o averle presentate in passato) le caratteristiche necessarie a ospitare una qualche forma di vita. Le immagini riprese dalla Terra hanno evidenziato inoltre la possibile presenza di getti di gas, che potrebbero indicare l’esistenza di “geyser di ghiaccio”, simili a quelli osservati su altri pianeti ghiacciati come Encelado. Anche in questo caso, per una conferma dovremmo attendere l’ingresso in orbita di Dawn, il prossimo 6 marzo.

Here the original news in english:
http://www.space.com/28336-mysterious-white-spot-on-ceres.html

Spacejokers finanzia il progetto Mars One

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Mars One è il nome di una fondazione no-profit che ha come obiettivo di stabilire una colonia permanente su Marte, grazie all’utilizzo ed applicazione di tecnologie già esistenti. Nella sua pianificazione originale, il progetto prevede di utilizzare componenti che sono già testati e disponibili. I primi passi su Marte e le gesta dei coloni affascineranno ed inspireranno intere generazioni future; è questo interesse della collettività che aiuterà a finanziare questa missione.
Il progetto Mars One si svolgerà inizialmente con una fase robotizzata di invio materiali e di preparazione di insediamenti abitabili, seguita poi dall’invio di personale umano. Nei prossimi anni verranno inviati dei satelliti per comunicazioni, due rover e i primi materiali per prepare il nucleo abitativo dove l’equipaggio vivrà e lavorerà. Inoltre la pianificazione della missione tiene già in considerazione l’espansione della colonia, con l’arrivo di nuovo equipaggio ogni due anni.

Mars One selezionerà ed addestrerà l’equipaggio della colonia, la cui ricerca è iniziata ad Aprile 2013. Più di 200.000 persone si sono registrate per le prime selezioni.
Ad oggi è possibile contribuire alla missione su Marte, con una donazione alla fondazione Mars One.

http://www.mars-one.com/

Mars One is a not-for-profit foundation that will establish a permanent human settlement on Mars. Human settlement on Mars is possible today with existing technologies. Mars One’s mission plan integrates components that are well tested and readily available from industry leaders worldwide. The first footprint on Mars and lives of the crew thereon will captivate and inspire generations; it is this public interest that will help finance this human mission to Mars.

The Mars One mission plan consists of cargo missions and unmanned preparation of a habitable settlement, followed by human landings. In the coming years, a demonstration mission, communication satellites, two rovers and several cargo missions will be sent to Mars. These missions will set up the outpost where the human crew will live and work.

The mission design takes into account the expansion of the human colony where a new crew will arrive every two years.

Mars One will select and train the human crew for permanent settlement. The search for astronauts began in April 2013. More than 200,000 registered for the first selection program.

Un pallido puntino blu

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Venticinque anni fa la sonda Voyager 1 scattò una foto della Terra da oltre sei miliardi di chilometri di distanza. Quell’immagine simbolo divenne celebre come “Pale blue dot” (pallido puntino blu). Fu lo scienziato e divulgatore Carl Sagan a sollecitare la Nasa peché Voyager provasse a ritrarre il nostro pianeta da quella distanza. Le sue parole danno il senso di un momento storico e la consapevolezza della fragilità del nostro mondo: “Osserviamo ancora quel punto. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti quelli che ami, tutti quelli che conosci, tutti quelli dei quali hai sentito parlare, ogni essere umano mai esistito, hanno vissuto la propria vita […] Su un granello di polvere sospeso in un raggio di sole. Non c’è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane di questa remota immagine del nostro piccolo mondo […] Secondo me sottolinea la nostra responsabilità di essere più gentili l’uno verso l’altro, di preservare e proteggere il pallido punto blu, l’unica casa che abbiamo mai conosciuto”

Pale blue dot
Twentyfive years ago, Voyager 1 sent back a picture of Earth taken from 6 billions of chilometers (3.750.000 miles) in space. That iconic image became known as “Pale blue dot”. It was Carl Sagan, cosmologist and author who urged NASA to try and take that photo from so far away. His words portray that historical moment in time and give us the awareness of the frailty of our world: “Take another look at that dot. It’s here. It’s home. It’s us. Everybody you love, everybody you know, everybody you hear about, every single human being has spent their live on that speck of dust lighted by the sun. There’s no better demonstration of the foolishness of human vanity than this image. To me, it urges us to be more responsible and gentle towards each other and to care and protect the pale blue dot, the only home we ever knew”.

“The Earth is a very small stage in a vast cosmic arena. Think of the rivers of blood spilled by all those generals and emperors so that, in glory and triumph, they could become the momentary masters of a fraction of a dot. Think of the endless cruelties visited by the inhabitants of one corner of this pixel on the scarcely distinguishable inhabitants of some other corner, how frequent their misunderstandings, how eager they are to kill one another, how fervent their hatreds.
Our posturings, our imagined self-importance, the delusion that we have some privileged position in the Universe, are challenged by this point of pale light. Our planet is a lonely speck in the great enveloping cosmic dark. In our obscurity, in all this vastness, there is no hint that help will come from elsewhere to save us from ourselves.”