Diventare un supereroe grazie alla cover del cellulare

Un gesto apparentemente banale e comune mi ha catapultato in una dimensione completamente differente, finora vista solo nell’universo fantastico dei fumetti.

panties-PhoneMa procediamo con ordine: possedevo un’anonima ma elegante cover per cellulare a libro; dopo soli 3 mesi di utilizzo, hanno cominciato a vedersi i primi evidenti segni di usura. Ho deciso così di cercarne un’altra magari più semplice ma più durevole, tipo quelle in silicone.

Spulciando su un noto sito di acquisti online, mi sono imbattuto in questa cover piuttosto accattivante, che prometteva un’ottima protezione al telefono; il design è un po’ grezzo, proprio come piace a me, quindi decisi di acquistarla e di fare una prova.

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La cover appena uscita dalle fabbriche della Waggonfabrik Wegmann; se fossimo nella Germania nazista, questa cover sarebbe definita una Wunderwaffe

Appena arrivata mi ritrovai le capacità mentali sotto test (evidentemente per essere un supereroe non è sufficiente essere forti o ben equipaggiati, bisogna anche essere scaltri dopotutto da grandi poteri derivano grandi responsabilità): la cover infatti è chiusa con 6 viti; la chiave a brugola per tali viti è inclusa nella confezione, ma sigillata all’interno della cover stessa.
Superato il primo ostacolo con una chiave a brugola che tengo per i lavoretti di casa, noto che la cover ha uno chassis in lega di duranio e vibranio, con ammortizzatori inerziali disposti tutt’intorno all’alloggiamento per il telefono. Procedo quindi all’inserimento del cellulare nel proprio alloggiamento e sigillo la struttura.

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Dettaglio della struttura con tutti i suoi componenti

Cover4 Cover3Le due settimane successive le ho passate in palestra ad allenarmi, poichè il peso complessivo della cover con il telefono mi impediva di riuscire a sollevarlo; dopo l’intenso allenamento sono finalmente riuscito a sviluppare una forza tale da permettermi l’utilizzo dello strumento.

Giulivo e contento di poter finalmente mostrare al mondo il mio nuovo acquisto, mi infilo il telefono nella tasca dei pantaloni provocando la trasformazione del mio costume da supereroe: come superman infatti mostra fieramente le proprie mutande sopra i pantaloni, io mi sono ritrovato le mie di mutante esposte al pubblico, poichè a causa del peso dell’arnese i pantaloni mi erano scivolati alle caviglie.

A destra il noto supereroe, a sinistra io che cerco di imitare involontariamente il suo costume

A destra il noto supereroe, a sinistra io che cerco di imitare involontariamente il suo costume

Graffettati i pantaloni alla vita, finalmente esco in strada; durante l’attraversamento di una di esse, noto l’autista di un autoarticolato distrarsi e minacciare di investire me ed altri passanti: istintivamente lancio contro il mezzo il primo oggetto che ho tra le mani, che risulta essere proprio il cellulare. La corazza polarizzata della cover consente al telefono di perforare facilmente il radiatore del trattore stradale piantandosi nel centro del blocco motore, provocandone così la completa rottura ed il conseguente arresto immediato del veicolo, impedendo quindi che qualcuno potesse essere investito dal mezzo.
Recuperato il telefono dai rottami, noto con piacere che la cover non ha subito il minimo graffio dall’impatto appena subito.

Il telefono no, ma questo è ciò che è successo alla motrice del camion a causa dell'impatto

Il telefono no, ma questo è ciò che è successo alla motrice del camion a causa dell’impatto

.. e la mia mente inizia a fantasticare con visioni di me protetto dalla cover utilizzata come fosse uno scudo così da difendermi dai proiettili sparati da incauti criminali che a breve saranno messi fuori combattimento da un colpo di cellulare sulla faccia.

L'ultimo capoverso è una menzogna: in realtà fantasticavo su questo

L’ultimo capoverso è una menzogna: in realtà fantasticavo su questo

..comunque un paio di mutande così dovrei comprarmele, almeno darei un senso alla cover acquistata

..comunque un paio di mutande così dovrei comprarmele, almeno darei un senso alla cover acquistata

 

Per chi fosse interessato a visionare l’articolo, un paio di link per i più comuni cellulari del  momento:

Samsung Galaxy S7

iPhone 6 Plus

Huawei Mate 8

LG G3

Sony Xperia Z3

HTC One A9

NASA – We need you for Mars

Bene, a quanto pare la NASA ha iniziato una “campagna pubblicitaria” di tutto rispetto per la colonizzazione di Marte. “Let’s go grab Mars” (andiamo a prenderci Marte, come dicono gli ammmerigani, a volte sbagliando obbiettivo).

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Uopsss.. !!

In fondo noi Spacejokers, dall’alto dei nostri anni di esperienza fantascientifica, guardiamo ancora a Marte come al pianeta del mistero, da dove arriveranno (un giorno) i Thargoi…ehm.. i marziani, gli uomini verdi, speriamo con intenzioni pacifiche.

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Appunto.

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Dicevamo.

Ah si, noi Spacejokers abbiamo anche finanziato, con i nostri sudatissimi risparmi, un progetto privato di colonizzazione del pianeta rosso, denominato Mars One. Insomma, Marte è di moda, Curiosity lo sta esplorando e a breve le navi della Costa Crociere saranno libere di naufr.. navigare nei canali marziani.
Marte è fashion.
Marte è cool.
Senza ulteriore indugio vi mostriamo i poster della NASA. (Cliccateli per vederli in tutta la loro gloria.)

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E con questo “We need you!”, vi salutiamo. Nano-nano.

P.S.
C’è acqua su Marte!

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Saitek annuncia un nuovo HOTAS

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Il Saitek X-56 Rhino H.O.T.A.S. Advanced Flight Control System è un HOTAS (Hands On Throttle-And-Stick) ideato per i giochi come Elite Dangerous e Star Citizen, meglio se giocati in VR. Basato sull’apprezzata piattaforma Rhino, questo HOTAS è stato progettato appositamente per soddisfare le esigenze di controllo dei titoli appena menzionati introducendo allo stesso tempo nuove funzionalità che rendono il controllo più intuitivo.

Per ciascuno dei due controller di cui si compone l’HOTAS è stato aggiunto un mini Joystick analogico, in modo da consentire il controllo su ulteriori quattro assi, ideale per le dinamiche a 6 gradi di libertà delle più recenti e complesse simulazioni spaziali.

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Il dispositivo offre retroilluminazione RGB personalizzabile tramite il software a corredo. Inoltre, è dotato di sensori ad effetto Hall e di un sistema a molle regolabile che permette agli utenti di regolare la forza necessaria a muovere il Joystick.

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Saitek X-56 Rhino arriverà in commercio nel corso del mese di maggio negli Stati Uniti al prezzo di $249.99.
Altre informazioni si trovano quì.

CMDR Nijal : Spero proprio che CMDR Wolf974 me lo regali per Natale!!!

Volete vivere per sempre ?

L’immortalità digitale, ovvero la possibilità “salvare” online i propri processi mentali, è da tempo un soggetto caro alla fantascienza. Ad esempio, nel film Transcendence, l’esperto di intelligenza artificiali, Dottor Will Caster (interpretato da Johnny Depp), “carica” la suo coscienza su un computer, in modo tale da poter continuare a vivere anche dopo la sua morte.

Transcendence

Anche la moglie del grande Isaac Asimov, Janet, ha scritto un libro dal tema simile, raccontando l’avventura di Adam Durant, al quale dopo una morte inaspettata il destino riserva un nuova esistenza e al tempo stesso la possibilità di provare sulla propria pelle cosa significhi essere il primo robot umano della storia.

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Sembra che ora tutto ciò stia per diventare possibile.

Il servizio online, chiamato Eter9 (https://www.eter9.com/auth/login) può “imparare” la vostra personalità e, usando la sua Intelligenza Artificiale (AI), continuare a scrivere aggiornamenti e post per vostro conto, anche dopo la vostra “dipartita”, trasformando così gli utenti in “creature eterne”.

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Eter9 è strutturato con un raccoglitore di news (come Facebook) e di una “cortex”, un luogo dove gli utenti possono scrivere (come il “muro” di Facebook). Si può anche dare lo “smile” (sorriso) ai post di altri utenti (un po’ come il “like” che già conosciamo) e adottare degli esseri virtuali, chiamati “Niners”, che ci faranno da assistenti.
Analizzando ciò che condividete e come commentate e/o interagite con gli altri utenti, l’AI di Eter9 creerà una “counterpart” (controparte virtuale) che imiterà il vostro comportamento dopo la vostra morte.
Più interagite con il social network, più la vostra controparte imparerà, secondo quanto dice il creatore di Eter9, Henrique Jorge, rendendo l’iterazione con altri utenti e altre controparti, sempre più convincente.
“Eter9 rende immortali i propri utenti e gli da la possibilità di interagire nel network costantemente, attraverso un elemento chiamato counterpart, che sarà attivo anche quando l’utente sarà offline, sia per scrivere contenuti, sia per commentare” si legge sul loro sito web.
“La counterpart sarà inoltre responsabile della vita eterna dell’utente. La counterpart assorbirà tutte le informazioni riguardo ai post e ai commenti e processerà queste informazioni, con i limiti della propria conoscenza”.

Jorge ci rivela che il nome Eter9 è la combinazione di “Eter” (le prime 4 lettere della parola “Eternità”) e “9” – dal modo di dire inglese “Cloud 9” che si riferisce ad uno stato di totale felicità.
Il social network è ancora allo stato di Beta ma 5000 persone si sono già registrate per usarlo, anche se alcune lo hanno definito “macabro”.
“Stiamo cercando di creare una AI che impara più velocemente degli altri network (ad esempio Facebook) anche se al momento le informazioni inserite in Eter9 sono ancora poche”.

Questo non è il primo ed unico sito web che promette la vita eterna in un mondo digitale; ad esempio una ditta americana chiamata Lifenaut offre la possibilità di creare un corposo back-up della propria esistenza, creando un avatar digitale basato su foto, registrazioni audio ed altre informazioni personali.
Nel frattempo Facebook, ha recentemente implementato i “contatti più prossimi”, permettendo così agli utenti di nominare un “ufficiale esecutivo” del loro profilo, che lo possa gestire in caso di loro morte. Questo utente potrà gestire la pagine dopo che il proprietario è passato a miglior vita, scrivendo un ulitmo post, aggiungendo delle foto ed aggiornando il profilo.

Macabro ? Forse un poco.

Link agli articoli originali:

http://www.telegraph.co.uk/technology/social-media/11820839/Social-network-Eter9-creates-virtual-counterpart-to-post-as-you-after-your-death.html

http://www.dailymail.co.uk/sciencetech/article-3208722/Would-want-live-forever-online-Creepy-social-network-Eter9-learns-personality-post-behalf-die.html

http://www.zdnet.com/article/new-social-network-eter9-brings-ai-to-your-interactions/

http://www.bbc.co.uk/newsbeat/article/34015307/eter9-social-network-learns-your-personality-so-it-can-post-as-you-when-youre-dead

http://ieet.org/index.php/IEET/more/dvorsky20150830

un progetto di motore ad antimateria su Kickstarter

Ancora una volta sentiamo annunci sensazionali a riguardo di presunte scoperte sul famigerato motore a curvatura (simile a quanto noi cultori di Star Trek ben conosciamo)… Cosa ci sia di vero non si sa realmente, ma negli ultimi anni pare che la comunità internazionale di fisici si stia sempre più cimentando nel trovare un modo di viaggiare nello spazio in modo rapido e con un efficienza energetica notevole.

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Ecco quindi la notizia di poche ore fa: un progetto su Kickstarter per avviare lo sviluppo di questo genere di propulsore simile dovrebbe prendere il via il prossimo mese: servono 200mila dollari per testare la fattibilità del progetto e attirare altri 100 milioni di dollari di investimenti, con cui realizzare un prototipo nel giro di 20-30 anni… Quando il progetto partirà noi Spacejokers valuteremo di partecipare alla realizzazione, per quanto solo nel nostro piccolo…

Secondo i fisici Gerald Jackson e Steven Howe, fondatori della Hbar Technologies, la soluzione esiste, ed è anche a portata di mano: un motore ad antimateria, che permetterebbe di raggiungere la stella più vicina al nostro pianeta con un viaggio di circa dieci anni. Quello che manca, spiegano i due scienziati (fonte: Forbes,) non è tanto la tecnologia, che potrebbe essere pronta nel giro di 20-30 anni, ma i soldi per portare avanti il progetto. Per trovarli, i due fisici hanno appunto deciso di lanciare un Kickstarter.

Per capire di cosa parlano i due scienziati bisogna innanzitutto capire il concetto di antimateria: materia costituita da antiparticelle, ovvero particelle con massa uguale a quelle normali, ma con carica opposta. Quanto atomi di materia e antimateria entrano in contatto si annichiliscono, e rilasciano enormi quantità di energia. È quest’energia che secondo i due scienziati (e secondo anche le teorie alla base della Fisica di Star Trek) potrebbe essere imbrigliata per spingere una nave spaziale a velocità oggi impensabili.

Il motore spaziale pensato dai due scienziati sfrutterebbe l’antimateria per indurre una fissione nucleare all’interno di una piccola riserva di uranio, da cui verrebbero prodotte due sotto-particelle (o meglio nuclidi) che dovrebbero viaggiare in direzione opposta: una verso la prua della nave, e una verso la coda. Una speciale vela di carbonio e uranio posta sulla parte frontale assorbirebbe quindi l’energia del primo nuclide, mentre il secondo produrrebbe una spinta sfuggendo in direzione opposta al moto della nave (come nel caso dei propellenti tradizionali). Il risultato sarebbe una spinta stupefacente che combina l’energia cinetica dei due nuclidi, e che permetterebbe di raggiungere una velocità pari al 40% di quella della luce. E quindi (purtroppo!) siamo ancora distanti dalle velocità del motore a curvatura ipotizzato in Star Trek.

È per testare l’efficacia di questa spinta che la Hbar Technologies ha bisogno dei 200mila dollari che spera di raccogliere con una campagna su Kickstarter. Dimostrata le possibilità teoriche offerte dal loro motore, Jackson e Howe sperano di attirare l’attenzione della Nasa e di altre istituzioni capaci di finanziare la realizzazione di un prototipo vero e proprio: impresa che secondo i loro calcoli costerebbe almeno un centinaio di milioni di dollari. (proprio noccioline eh…)

I problemi da risolvere per arrivare ad un prototipo in effetti sono ancora molti. Per prima cosa, il carburante: un motore ad antimateria richiederebbe molto meno propellente di un dispositivo chimico o nucleare: circa 17 grammi di anti-idrogeno per un viaggio in direzione della stella più vicina al nostro Sistema Solare. Con le tecnologie attuali però, l’antimateria avrebbe un costo spropositato: stimati in circa 100 miliardi di dollari per ogni grammo della sostanza. Contenere l’antimateria inoltre è attualmente impossibile, perché come abbiamo accennato viene annichilita al primo incontro con un atomo di materia normale. E al mimino incidente, le conseguenze sarebbero drammatiche: un grammo di antimateria infatti può creare una potenza distruttiva pari a quella di una bomba atomica… (e considerato che il CERN di Ginevra non è tanto lontano, c’è da stare allegri!)

Non è la prima volta tuttavia che sentiamo annunci così sensazionali..: l’anno scorso un altro fisico indipendente si scagliò contro la NASA e proclamò che il motore a curvatura che ci avrebbe fatto andare più veloce della luce era solo questione di finanziamenti…. qui l’articolo: http://motherboard.vice.com/it/read/il-fisico-che-sta-costruendo-un-motore-a-curvatura-dal-garage-di-casa

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Teoria di funzionamento del campo di curvatura necessario a deformare lo spazio circostante e così muovere la navicella

Eppure, a oggi, la NASA, pur svolgendo ricerche in tal senso, non si è ancora sbilanciata. Certo è che il 2063 di Zefram Cochrane non è poi così tanto lontano…

la prima navicella a propulsione a curvatura secondo l'universo di Star Trek: costruita sulal base di un missile nucleare creato per la guerra e che invece porterà a un era di pace... (Fonte: Star Trek: Primo Contatto)

Disegno della Phoenix: la prima navicella a propulsione a curvatura secondo l’universo di Star Trek. Costruita sulla base di un missile nucleare creato per la guerra e che invece porterà a un era di pace… (Fonte: Star Trek: Primo Contatto)

 

Atlas, la nuova generazione di robot di Google

Non stiamo parlando, per questa volta, di Atlas Ufo Robot, ma di qualcosa molto più reale.

La Boston Dynamics, la società di ingegneria e robotica (acquistata da Google nel dicembre 2013 e diretta dall’informatico statunitense Andy Rubin), ci aveva già fatto vedere in passato gli stupefacenti video del suo robot a quattro zampe, Bigdog, sviluppato per applicazioni militari con il finanziamento del DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency), e di Spot, la versione “light”, sempre a quattro zampe.

La nuova generazione di Atlas, il robot umanoide, è leggermente più bassa e pesa la metà. La sua efficienza, dal camminare allo spostare scatole, è stupefacente.
Il nuovo Atlas è stato progettato per funzionare tanto all’esterno quanto all’interno di edifici. È alimentato elettricamente e azionato idraulicamente. Usa sensori sul proprio corpo e le gambe per il bilanciamento, mentre sulla testa ha sensori LIDAR e stereo che gli consentono di evitare ostacoli, valutare il terreno e aiutare con la navigazione. Questa versione di Atlas è alta 1,75 metri e pesa 82 chilogrammi. Come potete vedere dalla foto “di famiglia”, il nuovo Atlas è decisamente più compatto del precedente che è alto 1,90 metri e pesa 156 chilogrammi.

Nel filmato potete vederlo gironzolare nella neve cercando di mantenere l’equilibrio per evitare di cadere. Oppure potete vederlo spostare delle scatole con le sue “mani piatte”; Atlas s’inchina per raccoglierle e posizionarle sullo scaffale. Quando un uomo gli sposta la scatola con un bastone da hockey, Atlas la insegue cercare di raccoglierla. Inoltre è capace di aprire porte (aperte) e di rialzarsi se spinto a terra (cadendo in modo controllato).

la scoperta del secolo? Osservate le onde gravitazionali…

E’ di poco fa la notizia che riportano tutte le testate giornalistiche che ha del sensazionale! Finalmente gli scienziati sembrano essere riusciti a osservare le onde gravitazionali. Il tutto era stato teorizzato da Einstein ma ora pare che ce ne sia finalmente una dimostrazione…. Questo ci permetterebbe ora di capire meglio come si è generato l’universo (Big Bang) e altri fenomeni come i buchi neri.

Fonte: http://www.repubblica.it/scienze/2016/02/11/news/onde_gravitazionali_fisica_einstein-133195458/?ref=HREA-1

Interessante il fumetto che spiega cosa sono. (dall’italiano Umberto Cannella scritto con Daniel Whiteson e disegnato da Jorge Cham).

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Aggiornamento: vi state ancora chiedendo a che serve conoscere le onde gravitazionali e poterle percepire? Pprovate a considerare che fino ad ora abbiamo osservato lo spazio solo con gli occhi ma in realtà siamo stati sempre sordi… Ora è come se avessimo attivato anche l’udito per ascoltare l’universo…

Motori a Impulso

Se siete fanatici di Star Trek, il titolo di questo articolo vi ha già acceso una lampadina!
I motori a impulso sono infatti i propulsori utilizzati dalle navi di Star Trek per spostamenti a velocità subluce, quindi per muoversi all’interno di sistemi solari, per entrare nelle orbite dei pianeti o per attraccare nelle stazioni spaziali, ma anche per manovrare la nave in combattimento.

USS-Enterprise-Impulse-EnginesIl loro principio di funzionamento è su base Newtoniana: per dirla in modo meno aulico, se ad un’azione corrisponde una reazione uguale e contraria, spingendo qualcosa (che chiameremo massa di reazione) in una determinata direzione, saremo sospinti nella direzione opposta; tanto maggiore sarà la spinta che daremo o tanto maggiore sarà la massa che spingeremo, tanto maggiore sarà la propulsione che ne ricaveremo.
Sul medesimo principio, si basano le attuali propulsioni degli aerei o dei natanti: l’elica o il turbogetto spingono l’aria o l’acqua (che fungeranno quindi da massa di reazione) verso la poppa del veicolo, generando così una spinta in avanti.
Nello spazio le cose funzionano un pochino meno bene poichè essendo vuoto, la massa di reazione deve essere caricata a bordo del veicolo, altrimenti non si avrebbe nulla da spostare per generare la spinta.
Attualmente il tipo di propulsione più utilizzata nello spazio è quella a razzo, o motore a reazione: una reazione chimica molto potente tra combustibile e comburente (questo secondo è l’ossigeno) genera l’espansione dei gas di combustione in modo molto rapido: questi vengono espulsi dagli ugelli in modo da generare la spinta del veicolo.

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Gli impressionanti razzi del Saturn V con Wernher Von Braun

Attualmente sta venendo sperimentata con sucesso la propulsione ionica: molto meno potente rispetto al tipo di propulsione a razzo ma molto più efficiente. La massa di reazione è fornita da un gas ionizzato (cioè caricato elettricamente) e la spinta viene generata quindi tramite una carica elettrica, o per essere più precisi attraverso una carica elettromagnetica o elettrostatica, a seconda del tipo di propulsore.

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Un propulsore ionico durante un test

Il difetto di questi propulsori è che necessitano quindi di una quantità non trascurabile di energia elettrica; nei satelliti o nelle stazioni spaziali in orbita attorno alla Terra, questa viene fornita direttamente dal Sole, sttraverso dei pannelli solari; il problema dell’energia lo si ha quindi per quanto concerne le sonde che vengono inviate verso i margini del Sistema Solare, troppo lontane dal Sole per beneficiare delle sue emissioni e che pertanto devono montare un generatore di energia a bordo.

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Una suggestiva immagine della Stazione Spaziale Internazionale (I.S.S.) e dei suoi immensi pannelli solari

Torniamo quindi a bordo dell’Enterprise e scopriamo come generano l’energia per far funzionare i propri motori a impulso: troviamo che le navi dell’universo di Star Trek montano un reattore a fusione nucleare per far funzionare tali propulsori.
Finalmente giungiamo alla notizia che mi ha ispirato nella stesura di questo articolo: il 10 dicembre del 2015, presso l’istituto Max Plank a Greifswald in Germania è stato avviato il Wendelstein 7-X, il più grosso stellarator al mondo, la cui costruzione è terminata ad ottobre del medesimo anno; il 3 di febbraio di questo anno si è riusciti ad avviare e contenere il plasma di fusione dell’idrogeno, generato da un impulso di microonde di 2MW, che ha raggiunto la temperatura di 80 milioni di gradi Kelvin ed è stato mantenuto per 1/4 di secondo. Con questo esperimento si è avviata la prima fase operativa il cui scopo sarà di riuscire a contenere la fusione dell’idrogeno per un periodo continuativo di 30 minuti.

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Il Wendelstein 7-X durante la sua costruzione, nel 2011

L’applicazione di un simile generatore per fini spaziali è decisamente lontana, a causa delle ingenti dimensioni dei reattori a fusione e dell’impianto di raffreddamento che necessita, tuttavia un altro importante passo verso ciò che qualche anno fa era considerata fantascienza è stato fatto.

Il raggio traente diventa realtà ?

Una delle più affascinanti tecnologie, utilizzate in moltissimi film di fantascienza (Star Wars, Star Trek, etc..) irrompe nel mondo reale: è ora possibile afferrare, sollevare e muovere piccoli oggetti con il solo ausilio del suono. Un team di ricercatori britannici e spagnoli ha realizzato il primo raggio traente a ultrasuoni comandabile da 30-40 cm di distanza, una tecnica che potrebbe avere applicazioni rivoluzionarie nel campo della microchirurgia. Il lavoro è stato descritto su Nature Communications.

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La tecnologia sviluppata da fisici e ingegneri dell’Università pubblica della Navarra a Pamplona (Spagna), delle Università di Bristol e del Sussex si basa su ologrammi di onde ultrasoniche ad alta intensità. In pratica, un oggetto situato in una regione “tranquilla” di spazio può essere tenuto sospeso, se circondato da campi di onde sonore che lo sostengono, sconfiggendo per alcuni istanti la gravità. I ricercatori hanno programmato 64 amplificatori in miniatura per emettere onde sonore ad alta frequenza e intensità, che formassero configurazioni capaci di tenere sul posto, muovere o ruotare piccole biglie di polistirene (un polimero molto leggero) di 3 mm di diametro. In particolare hanno creato “gabbie” sonore 3D a forma di dita o pinzetta, vortice o bottiglia. Così come gli ologrammi tradizionali sono il risultato di onde luminose interferenti, quelli sonori sono dati dall’interferenza tra onde sonore.

A differenza di quanto tentato in precedenza, la tecnica funziona anche da un lato solo e non richiede che l’oggetto sia completamente circondato da amplificatori, un’eventualità che limiterebbe molto le possibili applicazioni.

qui un video sul suo funzionamento:

Una delle applicazioni possibili per questa nuova tecnologia, è la chirurgia. Poiché le onde sonore viaggiano attraverso il corpo, il dispositivo potrebbe servire a intervenire in modo non invasivo all’interno dell’organismo, per esempio spostando calcoli o coaguli, o indirizzando un farmaco solamente sul target desiderato. Ma potrebbe in futuro essere impiegato anche nel trasporto – per ora, a peso limitato – di sostanze pericolose da maneggiare.

Link all’articolo originale

[CMDR Nijal : a sentir parlare di levitazione, non può che venire in mente questo..]

[da CMDR Wolf1974] …oppure semplicemente per creare il mitico Volopattino…

volopattino

Skarp, il rasoio laser che non esiste.

Aggiornamento! A quanto sembra il progetto di finanziamento è fallito poichè il prototipo presentato non era funzionante. Sono state inoltre riscontrate delle fondate problematiche nella capacità di un laser a bassa potenza, di poter tagliare la barba. A quanto sembra il rasoio funziona, ma solo per tagliare un singolo pelo alla volta. Torniamo alla  vecchia schiuma da barba….

 

Problemi di rasatura?
Pelle irritata ?

Tutto questo lo risolve Skarp, il rasoio laser.
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Realizzato in alluminio 6061, Skarp utilizza un micro-laser che lavora su una frequenza di luce in grado di tagliare anche le barbe di colore chiaro, senza farvi male o danneggiare la pelle.
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Skarp è alimentato da un batteria mini-stilo (AAA) con una autonomia di circa un mese.
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Per ulteriori dettagli, di seguito il link al Kickstarter.
Skarp lo trovate su Kickstarter

EM Drive… è davvero realtà?

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tempo fa avevamo parlato della possibilità di vedere finalmente esauditi i nostri sogni di viaggiatori interstellari…(qui l’articolo)

Sapevamo che la NASA, e non solo, stavano lavorando a navi stellari e motori in grado di portarci là dove nessuno era mai giunto prima… Fino ad oggi si trattava di teorie, pur sempre plausibili, per quanto conosciamo in fisica.

Tempo fa, poi, aveva fatto scalpore una ricerca di uno scienziato che aveva messo a punto il cosidetto  “EM drive”. Qualcosa di così inaspettato che l’intera comunità internazionale era  scettica di fronte alla notizia…

La NASA, nel frattempo, ha lavorato per testare il progetto e capirne i reali risvolti e, a quanto pare, sarebbe veramente un bel passo in avanti per i futuri propulsori stellari, oltre ad avere possibili applicazioni anche di facile implementazione.

Certo, non ci avviciniamo lontamente alla nostra tanto amata velocità Warp di Star Trek, e, nè tantomeno alla velocità della luce (il chè ci evita problemi sulla relatività e lo scorrere del tempo).. ma quantomeno possiamo iniziare a ipotizzare un “volo” di qualche ora dalla terra alla luna… impensabile fino a qualche anno fa. (e Jules Verne ne sarebbe felice…)

qui di seguito l’articolo ufficiale sulla scoperta e le sue implicazioni:

http://www.nasaspaceflight.com/2015/04/evaluating-nasas-futuristic-em-drive/

ma come sempre il nostro limite più grosso è l’immaginazione… la sola realizzazione è solo questione di tempo…

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la tecnologia moderna sta raggiungendo Star Trek?

Oggi vi riportiamo la traduzione di un articolo pubblicato sul Washington Post da Vivek Wadhwa. Si tratta di una discussione interessante sulla tecnologia utilizzata in Star Trek e le recenti innovazioni della nostra società. Ricordo che 20 anni fa avevo letto il libro (con premessa di Stephen Hawking) intitolato “la fisica di Star Trek”: al tempo certe tematiche erano solo agli arbori… ora sembra tutto veramente possibile. Per la serie : se lo puoi immaginare allora prima o poi lo si può anche realizzare. Ecco l’articolo:

In una lontana parte della galassia, 300 anni nel futuro, il capitano della nave stellare Enterprise, James T. Kirk, parla al suo equipaggio tramite un comunicatore; il suo ufficiale medico valuta condizioni mediche attraverso un palmare chiamato tricorder; sintetizza il cibo e beni fisici usando un replicatore; e si fanno viaggi a brevi distanze tramite il teletrasporto. I successori di Kirk tengono riunioni in alloggiamenti di realtà virtuale, chiamati Ponti Ologrammi e operano su navicelle aliene utilizzando schermi montati sulle loro fronti. Tutto questo avviene nella serie TV Star Trek ed ovviamente è fantascienza…

Questa fantascienza, tuttavia, sta diventando realtà scientifica. Molte delle tecnologie che abbiamo visto in Star Trek stanno cominciando a concretizzarsi, e le nostre potrebbero in realtà essere migliori di quelle della flotta stellare. Ma, soprattutto, non dovremo attendere 300 anni.

Prendete il comunicatore del capitano Kirk. Era sicuramente una fonte di ispirazione per la prima generazione di flip cellulari, quei dispositivi mobili goffi che abbiamo usato negli anni novanta. Questi si sono evoluti in smartphone, molto più avanzati rispetto al comunicatore di fantascienza. Il dispositivo di Kirk non riceveva e-mail, non riproduceva musica, non navigava sul Web, non forniva indicazioni stradali o prendeva foto. Inoltre esso non risponde dolcemente come Siri di Apple quando le si chiede le domande giuste.

Presto, i nostri smartphone aggiungeranno anche le caratteristiche di valutazione medica di un tricorder, e non avrete bisogno di avere un dispositivo separato.

Apple ha recentemente annunciato che iOS fornirà una piattaforma per i dati medico-sensore che verranno visualizzati da un app chiamata Health. Google, Microsoft, Samsung si stanno muovendo per costruire le proprie piattaforme in dispositivi medici. Presto vedremo una nuova generazione di dispositivi indossabili come bracciali, orologi e abbigliamento che utilizzano sensori esterni per effettuare elettrocardiogrammi e misurare la nostra temperatura, ossigenazione del sangue e altri segni vitali. Questi saranno sostituiti successivamente da sensori meno invadenti all’interno delle macchie della pelle, in tatuaggi e alla fine in microchip incorporato nei nostri corpi. Avremo telecamere e sensori di calore, gas e suoni nei nostri bagni, cucine e salotti che monitorano costantemente la nostra salute e stile di vita.

Ciò che rende questi sensori possibili sono sistemi miniaturizzati meccanici e microelettromeccanici (MEMS), elementi realizzati con tecnologia di microfabbricazione. Simili progressi nella microfluidica e nanofluidica stanno permettendo lo sviluppo su chip in miniatura. Nanobiosym, ad esempio, sta sviluppando un dispositivo, chiamato GENE-Radar, che può identificare, in pochi minuti, una gamma di malattie, tra cui l’AIDS, la malaria, tubercolosi e cancro. Tali dispositivi saranno anche onnipresenti e potranno identificare immediatamente una vasta gamma di marcatori di malattia. A differenza del tricorder di Star Trek, che è usato occasionalmente, questi costantemente monitoreranno i nostri corpi.

Quando si guardano i progressi che sono già accaduti in stampa 3D, si inizia a rendersi conto che questo è l’antenato del replicatore di Star Trek. Stampanti 3D possono creare oggetti in plastica, metallo, vetro, titanio, cellule umane e sì, anche il cioccolato da un disegno. Le stampanti 3D di oggi sono penosamente lente, e ci vogliono molte ore per stampare un oggetto di dimensioni di un cestino del pane; ma in un decennio, diventeranno comuni, veloci e poco costose come le stampanti a laser per documenti. In circa due decenni, prepareremo la nostra cena con la stampa 3D, così come faremo per la nostra elettronica.

(il primo approccio dell’equipaggio dell’Enterprise con la tecnologia di replicazione.. molto simile a quello che potra essere la stampa 3D del futuro…)

Abbiamo già la capacità di Star Trek e dei Jetsons per le video-chat. Piuttosto che richiedere monitor grandi e goffi che abbiamo visto utilizzare da George Jetson e capitano Kathryn Janeway, le nostre app, Facetime e Skype, gratuite girano su smartphone e computer portatili. Video conferenze simili al ponte ologrammi sono ormai possibili anche da alcuni anni. Ho (Vivek Wadhwa) parlato via ologramma, nel 2011, a un gruppo di imprenditori in Uruguay, utilizzando la tecnologia che aveva sviluppato un’azienda piccola, Holograam. Ricordate il messaggio olografico dalla Principessa Leia a Obi-Wan Kenobi in guerre stellari?

Start-up come Oculus, che Facebook ha recentemente acquistato, stanno sviluppando gli occhiali della realtà virtuale che simulano il mondo reale. Altre aziende stanno sviluppando proiettori tridimensionali che riportino immagini sugli schermi rendendo la persona come se fisicamente presente. Queste tecnologie sono solo agli inizi ma vederle crescere, aggiunge un tocco e un profumo alla semplice funzionalità. Le riunioni si terranno attraverso la realtà virtuale, e ci si sentirà come se fossimo davvero lì.

Il traduttore universale che il capitano Kirk utilizzava per parlare con le specie aliene è anch’esso in sviluppo. Google Translate già fa un grande lavoro di traduzione di pagine di testo da una lingua umana a un’altra. E quest’anno, Microsoft ha mostrato un interprete di linguaggio in tempo reale, basata sulla voce, che funziona su Skype. Non mi aspetto alcun progresso sulle lingue aliene fino a quando non incontriamo alcune specie aliene, ma un traduttore in tempo reale virtuale disponibile in commercio (un interprete virtuale) per lingue umane non è lontano.

Gli scienziati hanno recentemente annunciato che avevano fatto scoperte nel teletrasporto quantistico. Essi erano in grado di mostrare una promessa di trasmissione di informazione quantistica — mostrando la duplicazione dello stato di spin di un elettrone tra un posto e l’altro, attraverso la quantum tunneling — senza trasmissione di materia o energia attraverso lo spazio di intervento. Ciò ci porta a sperare che potremmo un giorno vedere un teletrasporto simile a Star Trek, che può teletrasportare i nostri atomi da un luogo a altro. Tuttavia, non lo sto certo aspettando: mai permetterò che i miei atomi vengano disintegrati in un’unica posizione e riassemblati in un altra. Mi preoccuperei di un bug del software o un crash hardware. Abbiamo visto troppi di questi problemi in Star Trek. Mi acconteterei delle vetture a guida automatica che diventeranno disponibili in commercio entro la fine di questo decennio.

La meraviglia di Star Trek più emozionante di tutte — la nave stellare Enterprise — può anche essere sulla buona strada.

In una discussione a Fox Studios nel marzo 2012, Elon Musk mi ha detto che aveva intenzione di ritirarsi su Marte. Ha detto che è stato ispirato da Star Trek e ha progettato di costruire un veicolo spaziale come la nave stellare Enterprise per portarlo lì. Pensavo davvero che stesse scherzando, o avesse bevuto troppo. Ma subito dopo la sua compagnia, la Space Exploration Technologies Corp o SpaceX, costruì un veicolo spaziale, chiamato il drago, e lo fece attraccare correttamente con la stazione spaziale internazionale. Il 3 dicembre 2013, SpaceX ha lanciato un satellite geostazionario commerciale utilizzando razzi Falcon. SpaceX dice che sta progettando un volo del drago/Falcon 9 nel 2015 e che avrà un sistema di fuga completamente certificata per gli umani utilizzabile durante il lancio.

Scommetto che Elon Musk stia sviluppando una versione 1 dell’ Enterprise. E lui potrebbe essere il nostro primo vero capitano Kirk.

di seguito il link all’articolo originale / here below the link at the original article:
http://www.washingtonpost.com/blogs/innovations/wp/2014/07/01/how-todays-technology-is-rapidly-catching-up-to-star-trek/

cosa ne pensate?
ecco qui una lettura vivamente consigliata…

Cerere e la macchia misteriosa…

0tDXoMLRecentemente abbiamo saputo di questa notizia:

La sonda Dawn della Nasa dovrebbe presto esplorare per la prima volta questo particolare pianeta nano, che è al contempo il più grande corpo celeste della cintura degli asteroidi, e il più piccolo proto-pianeta del Sistema Solare.
Dawn, partita dalla Terra nel 2007 e già protagonista nel 2011 di un incontro ravvicinato durato un anno con l’asteroide Vesta, dovrebbe arrivare a destinazione il prossimo 6 marzo. Nelle scorse settimane comunque ha iniziato il suo avvicinamento a Cerere, ed è già pronto il primo mistero da svelare per gli scienziati della missione: le foto scattate dalla sonda mostrano infatti una misteriosa, e per ora inspiegabile, macchia bianca sulla superficie del proto-pianeta.

Che ci sia un avamposto alieno a spiarci? oppure semplicemente Elvis che ci guarda in giacca bianca e scintillante mentre prende il sole?

Dalla Nasa non si sbilanciano (che novità!), ma ammettono che al momento il fenomeno resta senza spiegazione. “Sì, possiamo confermare che sulla superficie di Cerere è presente qualcosa che riflette una maggiore quantità di luce solare”, ha spiegato a Space.com Marc Rayman Direttore e Ingegnere Capo della missione Dawn, “ma cosa sia effettivamente resta per ora un mistero”.

Osservando le foto diffuse negli scorsi giorni è facile notare la macchia in questione, un piccolo cerchio bianco sulla superficie di Cerere. A rendere inaspettata la scoperta è il fatto che il pianeta nano in questione faccia parte dei cosiddetti “pianeti ghiacciati”, cioè planetoidi come Plutone, la luna di Saturno Encelado e quella di Giove Europa, la cui superficie è coperta di ghiacci perenni. Cerere però è tra i più caldi corpi celesti di questo tipo, con temperature che nella zona equatoriale oscillano tra i -136 e i -28 gradi, e i ghiacci sulla sua superficie dovrebbero essere quindi abbastanza “fluidi” da riempire qualunque tipo di depressione, producendo una superficie relativamente uniforme.

L’unica ipotesi trapelata per ora dai ricercatori della Nasa è che la macchia possa rappresentare una zona di materiale esposto di recente (ad esempio dall’impatto di un asteroide), che non abbia quindi avuto il tempo di scurirsi come le aree circostanti per effetto dei raggi cosmici. “Per ora non sappiamo cosa sia quella macchia bianca, ma è sicuramente intrigante”, ha aggiunto Rayman. “In effetti fa venire voglia di mandare un’astronave (se volete ho pronto il Cobra di Elite Dangerous?! siate un po più precisi su su!) a scoprire di cosa di tratti, e ovviamente è esattamente quello che stiamo facendo! Quando Dawn sarà abbastanza vicina da inquadrare Cerere più chiaramente, dovremmo riuscire a vedere cosa sia in grande dettaglio”.

La macchia bianca comunque è solo uno dei tanti misteri che aspettano di essere chiariti dalla missione. Si ritiene ad esempio che Cerere sia composto per il 25% di acqua, una percentuale superiore a quella presente sulla Terra, e potrebbe quindi presentare (o averle presentate in passato) le caratteristiche necessarie a ospitare una qualche forma di vita. Le immagini riprese dalla Terra hanno evidenziato inoltre la possibile presenza di getti di gas, che potrebbero indicare l’esistenza di “geyser di ghiaccio”, simili a quelli osservati su altri pianeti ghiacciati come Encelado. Anche in questo caso, per una conferma dovremmo attendere l’ingresso in orbita di Dawn, il prossimo 6 marzo.

Here the original news in english:
http://www.space.com/28336-mysterious-white-spot-on-ceres.html

Spacejokers finanzia il progetto Mars One

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Mars One è il nome di una fondazione no-profit che ha come obiettivo di stabilire una colonia permanente su Marte, grazie all’utilizzo ed applicazione di tecnologie già esistenti. Nella sua pianificazione originale, il progetto prevede di utilizzare componenti che sono già testati e disponibili. I primi passi su Marte e le gesta dei coloni affascineranno ed inspireranno intere generazioni future; è questo interesse della collettività che aiuterà a finanziare questa missione.
Il progetto Mars One si svolgerà inizialmente con una fase robotizzata di invio materiali e di preparazione di insediamenti abitabili, seguita poi dall’invio di personale umano. Nei prossimi anni verranno inviati dei satelliti per comunicazioni, due rover e i primi materiali per prepare il nucleo abitativo dove l’equipaggio vivrà e lavorerà. Inoltre la pianificazione della missione tiene già in considerazione l’espansione della colonia, con l’arrivo di nuovo equipaggio ogni due anni.

Mars One selezionerà ed addestrerà l’equipaggio della colonia, la cui ricerca è iniziata ad Aprile 2013. Più di 200.000 persone si sono registrate per le prime selezioni.
Ad oggi è possibile contribuire alla missione su Marte, con una donazione alla fondazione Mars One.

http://www.mars-one.com/

Mars One is a not-for-profit foundation that will establish a permanent human settlement on Mars. Human settlement on Mars is possible today with existing technologies. Mars One’s mission plan integrates components that are well tested and readily available from industry leaders worldwide. The first footprint on Mars and lives of the crew thereon will captivate and inspire generations; it is this public interest that will help finance this human mission to Mars.

The Mars One mission plan consists of cargo missions and unmanned preparation of a habitable settlement, followed by human landings. In the coming years, a demonstration mission, communication satellites, two rovers and several cargo missions will be sent to Mars. These missions will set up the outpost where the human crew will live and work.

The mission design takes into account the expansion of the human colony where a new crew will arrive every two years.

Mars One will select and train the human crew for permanent settlement. The search for astronauts began in April 2013. More than 200,000 registered for the first selection program.

Un pallido puntino blu

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Venticinque anni fa la sonda Voyager 1 scattò una foto della Terra da oltre sei miliardi di chilometri di distanza. Quell’immagine simbolo divenne celebre come “Pale blue dot” (pallido puntino blu). Fu lo scienziato e divulgatore Carl Sagan a sollecitare la Nasa peché Voyager provasse a ritrarre il nostro pianeta da quella distanza. Le sue parole danno il senso di un momento storico e la consapevolezza della fragilità del nostro mondo: “Osserviamo ancora quel punto. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti quelli che ami, tutti quelli che conosci, tutti quelli dei quali hai sentito parlare, ogni essere umano mai esistito, hanno vissuto la propria vita […] Su un granello di polvere sospeso in un raggio di sole. Non c’è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane di questa remota immagine del nostro piccolo mondo […] Secondo me sottolinea la nostra responsabilità di essere più gentili l’uno verso l’altro, di preservare e proteggere il pallido punto blu, l’unica casa che abbiamo mai conosciuto”

Pale blue dot
Twentyfive years ago, Voyager 1 sent back a picture of Earth taken from 6 billions of chilometers (3.750.000 miles) in space. That iconic image became known as “Pale blue dot”. It was Carl Sagan, cosmologist and author who urged NASA to try and take that photo from so far away. His words portray that historical moment in time and give us the awareness of the frailty of our world: “Take another look at that dot. It’s here. It’s home. It’s us. Everybody you love, everybody you know, everybody you hear about, every single human being has spent their live on that speck of dust lighted by the sun. There’s no better demonstration of the foolishness of human vanity than this image. To me, it urges us to be more responsible and gentle towards each other and to care and protect the pale blue dot, the only home we ever knew”.

“The Earth is a very small stage in a vast cosmic arena. Think of the rivers of blood spilled by all those generals and emperors so that, in glory and triumph, they could become the momentary masters of a fraction of a dot. Think of the endless cruelties visited by the inhabitants of one corner of this pixel on the scarcely distinguishable inhabitants of some other corner, how frequent their misunderstandings, how eager they are to kill one another, how fervent their hatreds.
Our posturings, our imagined self-importance, the delusion that we have some privileged position in the Universe, are challenged by this point of pale light. Our planet is a lonely speck in the great enveloping cosmic dark. In our obscurity, in all this vastness, there is no hint that help will come from elsewhere to save us from ourselves.”

Fantascienza o realtà?

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Abbiamo rispolverato questa news di un anno fa… la NASA che progetta una nave spaziale che possa andare più veloce della luce… e questo prototipo si chiama proprio Enterprise! 🙂
Noi SpaceJokers vorremmo già prenotarci un viaggetto interstellare (leggete anche la nostra recensione al film Interstellar)!

..scherzi a parte, ecco qualche articolo relativo:

http://www.glialienitranoi.it/index.php?option=com_content&view=article&id=264:ixs-enterprise-%E2%80%93-la-navicella-della-nasa-che-viagger%C3%A0-pi%C3%B9-veloce-della-luce&catid=17:approfondimenti&Itemid=488

here the original news in english:
http://www.extremetech.com/extreme/184143-nasa-unveils-its-futuristic-warp-drive-starship-called-enterprise-of-course

Altri articoli spiegano come la famigerata “Warp Drive” sia in realtà fisicamente plausibile:
http://www.repubblica.it/scienze/2013/07/25/news/la_nasa_e_il_sogno_di_star_trek_viaggiare_pi_veloci_della_luce-63673214/

Poi, qualche mese fa, appare su alcune testate giornalistiche una news sul principio di nuovo motore scoperto da un ricercatore indipendente… all’inizio sembrava quasi la classica bufala ma dalle prime ricerche qualcosa di strano (fisicamente un motore impossibile ha dato dei risultati inaspettati!) è accaduto.. e la NASA stessa si è messa in moto (scusate il gioco di parole!) per testarne l’efficienza… come da articolo di seguito:
http://www.repubblica.it/scienze/2014/08/04/news/motore_futuro_nasa-93088061/

Some information for our readers in english:
http://blogs.discovermagazine.com/outthere/2014/08/06/nasa-validate-imposible-space-drive-word/

Una piccola curiosità…
chi sa cosa significa il simbolo di Star Trek a forma di Delta? (o almeno come lo hanno ipotizzato gli autori…)

avevo letto un Saggio su Star Trek, se non sbaglio, chiamato “Federation” e la descrizione del simbolo veniva data come base della fisica del motore a curvatura. Sovrapponendo le curve di efficienza energetica tra un motore tradizionale (a impulso) e quello a curvatura si otteneve proprio il simbolo del delta. La curva superiore rappresenta l’energia richiesta per continuare ad accellerare a una velocità prossima a quella della luce fino all’infinito: se si potesse in qualche modo superare la velocità della luce, si andrebbe poi a procedere a ritroso. LA curva più bassa rappresenta il trucco della velocità di curvatura.

a small curiosity…
Who knows which is the meaning of Star Trek Insigna? (of course in the mind of the authors)
We vaguely remember a Star Trek book named “Federation” and at the insigna was given a description based on the physics of the warp drive.
In that book, the insignia represents how warp drive sidesteps relativistic mass dilation. The top curve represents the energy required to continue accelerating at near-light speeds, which approaches infinity. IF you could somehow exceed the speed of light, that would then work backwards (higher energy would result in you moving slower. Time would also run in reverse.). The lower curve represents how warp drive cheats.

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Un chip sotto la pelle

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Un microchip sotto pelle per dare ordini al computer, fare la spesa, per prelevare contanti, per dare ordini alla casa tramite la domotica.
Bruno Ragonesi, tatuatore e piercer di Vigevano, lo sta sperimentando su se stesso. Proprio sotto la pelle del polso ha inserito, grazie a un’apposita siringa un chip, che può riceve informazioni da un normale smartphone, incamerarle e trasmetterle a un altro dispositivo. «Ogni mattina _racconta Ragonesi _ vado al lavoro, e quando entro in ufficio il mio computer ha la schermata già aperta sui programmi che devo utilizzare. Finora l’uso è limitato, ma ad esempio con una casa domotica (cioè completamente automatizzata) un microchip del genere consentirebbe di regolare a distanza tutte le funzioni, quali ad esempio la gestione del riscaldamento e del condizionamento, le luci, l’antifurto..». Il dispositivo al momento viene importato dagli USA e in Italia ha funzioni ancora limitate. Si tratta di una tecnologia che ha forti limiti di utilizzo dal momento che in possesso di un numero ristretto di persone. «Gli impieghi potenziali sono molteplici -spiega – Al supermercato basterebbe passare dalla cassa e il pagamento viene effettuato in automatico. Oppure al bancomat si può prelevare solo presentandosi davanti e digitando il pin. L’unica controindicazione, al momento, che se il chip manda informazioni nessuno è ancora attrezzato per riceverle. Oggi può servire come semplice memoria, ad esempio dei numeri di telefono che sul cellulare rischiano di essere smarriti». Le implicazioni etiche e tecnologiche di una simile invenzione, se applicata su larga scala, sono infinite.

A microchip under the skin – Microchips could be implanted under the skin and used to command a computer, do some shopping, withdraw cash, to program your house heating, etc. Mr Bruno Ragonesi, tattoo maker and piercer in Vigevano, is experimenting one on himself. Under the skin of his wrist he implanted, using a syringe, a microchip that can receive signals from a spartphone, store them and transmit them to another device. “Every morning _says Mr Ragonesi_ I go to work and as soon as I enter in my office, my PC is ready with the software I use the most. Up to now, the applications are limited but a microchip could be used for Home-automation functions, like central heating, air-conditioning, burglar-alarm and so on..”. The microchip is currently imported from the USA and in Italy the applications are still limited, mainly because it is used by a very scarce number of people. “The potentiality are limitless, you could go shopping and as soon as you reach the counter, you have already paid, or just standing in front of the ATM and inserting your PIN you could withdraw cash. Also it can work as a backup memory for personal data, like the phone numbers on your phone, if it gets lost or stolen.” We will just have to wait and see what the future applications are going to be.