La Terra piatta

Amate la Vita come io rispetto la Natura
Rispettate la Natura come io ho amato la Vita.

 

Breve prefazione: Il mio primo racconto, non so se ne seguiranno altri, i miei strumenti linguistici sono abbastanza limitati ma le idee non mancano. Il racconto è breve abbastanza per perderci solo 10 minuti di tempo, ovviamente Vi esorto a passarli su letture di opere di scrittori molto più titolati e dei quali io sono appassionato lettore. Ma se ho suscitato appena un po di curiosità allora forse non saranno 10 minuti persi e potrò vantarmi per averVi distratto da impieghi diversi per il tempo equivalente. Se poi sono perfino riuscito a stimolare dei dubbi e delle riflessioni allora sono felice di aver vinto anche il mio primo premio. Buona lettura.

—————

Gli Allarmi continuavano incessantemente a stridere nella plancia di comando tra nuvole di fumo e scintille di circuiti sovraccarichi. La vecchia nave multiruolo, in missione ufficiale d’esplorazione di remoti sistemi galattici, cadeva verso il terreno cercando di contrastare la velocità troppo elevata e limitando il più possibile gli eventuali danni da impatto sulla superficie del pianeta, ma l’attrito con l’eliosfera contribuiva a surriscaldare lo scafo oltre il limite di un rientro sicuro. Purtroppo le alternative si riducevano a una rotta di rientro molto angolata per ridurre gli effetti delle radiazioni della stella verso la cui gravità si erano ritrovati a combattere dopo l’ultimo salto iperdimensionale. Cercavano di farsi scudo con l’ombra meno calda del pianeta scoperto per una coincidenza fortuita, la cui orbita passava vicino alla nave e riduceva per quanto possibile il calore e le radiazioni emesse dall’astro infuocato. La correzione della traiettoria verso tale zona d’ombra era stata decisa in fretta poiché il computer di bordo non aveva fornito alternative oltre quella di bruciare nelle prossimità della superficie della stella, l’inversione di rotta era infatti impossibile, tuttavia lo scanner aveva fornito quella misteriosa piccola area meno calda che poteva essere raggiunta prima della inarrestabile fusione dello scafo.

Nel momento di maggior carico termico e meccanico e quando ormai quasi tutti i sensori esterni e le piccole appendici aerodinamiche erano state consumate dall’attrito e l’equipaggio si era ormai affidato alle preghiere, il termometro misurò una repentina inversione all’aumento termico delle corazze esterne. Furono tutti sorpresi per la scoperta della presenza di una qualche atmosfera su un pianeta così vicino alla sua stella da essere invisibile a qualsiasi radar. La nave continuò a frenare procedendo pesantemente, mentre la maggior parte dei sistemi continuavano a segnalare guasti intermittenti e gli allarmi a squillare all’unisono, questa volta la velocità finalmente ridotta lasciò intravedere una speranza di salvezza.

Più ci si avvicinava alla superficie e più i parametri miglioravano, fino al momento che le lingue di plasma infuocato, che avevano avvolto lo scafo e i sensori, erano scomparsi e permettevano di vedere grossolanamente l’aspetto del pianeta. La superficie intorno sembrava abbastanza regolare a parte solo una grossa sagoma di un rilievo montagnoso al centro dell’orizzonte e la parvenza di nubi in alto, i bordi però, finché era permesso vedere in lontananza, scomparivano in una sfumatura di nebbia rossiccia, e più la visibilità aumentava al centro e più i bordi rimanevano offuscati.

Finalmente, dopo aver scelto un luogo sufficientemente pianeggiante per posarsi, la nave atterrò facendo gemere il metallo della sua struttura con i possenti carrelli che penetrarono lievemente in un soffice terreno sabbioso. Una volta spenti tutti i focolai d’incendio e stabilizzato i sistemi, si procedette con una analisi dei danni e dell’ambiente in cui erano miracolosamente atterrati.

Era già chiaro a tutti il motivo di quella situazione di estrema emergenza in conseguenza del fine sabotaggio del sistema di salto iperdimensionale con la riprogrammazione del computer di navigazione in modo da farli uscire rischiosamente vicini all’astro.

Era l’opera della pericolosissima gang terroristica conosciuta come “I custodi del Paradiso”. I pochi seguaci rimanenti di questa gang di fanatici religiosi si autoproclamavano “Angeli armati” e non esitavano a ricorrere alla violenza, al sabotaggio e a qualsiasi azione armata che avrebbe sublimato la loro anima in eterno per i servigi resi al loro supposto Creatore.

Qualche ferito, qualche contuso, una frattura, e tra la sorpresa di tutti gli ufficiali scientifici gli scanner e i sensori ancora operativi fornivano dati che però si faceva fatica a razionalizzare tenendo ben presente che si era finiti all’interno della sfera di plasma che generava la corona solare più esterna: una gradevole gravità naturale di circa 0,8 G; temperatura e pressione atmosferica compatibile con un sistema abitabile simile ad un qualsiasi deserto equatoriale terrestre; poche o nessuna radiazione nociva; la composizione dell’aria analizzata da un campione forniva le percentuali di una discreta quantità di ossigeno e vapore d’acqua (come essere su una quota di 6000 mt terrestri); varie percentuali poco significative di elementi pesanti e nocivi alla vita umana; ma grandi quantità di elio e piccole percentuali ma significative di idrogeno e azoto e anidride carbonica; l’analisi biologica forniva invece l’assenza di agenti patogeni, ma una discreta quantità di primitive spore vegetali in varie percentuali. Gli eccezionali dati raccolti facevano presupporre addirittura che si potesse respirare con poca difficoltà senza l’ausilio di tute o maschere.

Il dubbio fu subito certezza quando uno dei tecnici assalito dal panico e dallo stress aveva aperto uno dei portelli di aerazione secondari inondando per qualche minuto la plancia con l’aria del pianeta ed esponendo tutto l’equipaggio. Un odore leggermente dolciastro e di carbone bruciato si sparse all’interno della nave e una leggera ebbrezza fu avvertita come dopo aver bevuto mezzo bicchiere di alcol, ma niente di mortalmente nocivo.

La prima uscita all’ambiente aperto, prima con l’ausilio di una mascherina di ossigeno per ristabilire la giusta percentuale respirabile e poi senza, forniva la visione globale del luogo in cui i miracolati si erano venuti a trovare. Il primo contatto diretto con quel mondo lo forniva la vista: il colore di fondo era un rosso arancio scuro ma illuminato da una luce chiara e diffusa in tutte le direzioni, l’orizzonte era una sfumatura di foschia giallo rossa molto omogenea che non forniva salti netti ma era interrotta solo in un punto dell’orizzonte da quello che sembrava essere una montagna, e nella stessa direzione il cielo passava dal rosso alla base al giallo al verde nella parte più alta localizzata sopra il promontorio; una leggera brezza soffiava dalla stessa direzione;  un rombo continuo e diffuso si udiva in bassissima frequenza come una batteria di ugelli di razzi in lontananza e sempre con la stessa bassa intensità.

La nave, una corvetta AC-34 multiruolo, allestita per esplorazione e trasporto delle industrie spazionavali ALFA, appariva tutto sommato integra a parte la mancanza di quasi tutte le appendici aerodinamiche, le antenne e i sensori, aveva assunto un color carbone con macchie di vernice originale rimanente nei punti più nascosti. Il sensore topografico a lungo raggio si era guastato quasi per primo e non era stato possibile avere una mappa accurata della superficie e ne del resto di questo bizzarro pianeta, gli unici scanner da cui si potevano scaricare dati erano quelli portatili ma avevano un corto raggio d’azione. Nelle ore successive fu lanciato in aria un drone IEN-4 dalle dimensioni di un paio di metri per esplorazione e raccolta dati. La permanenza su questo piccolo mondo non era tra le opzioni di missione anche se era necessario aspettare che i tecnici facessero un rapporto completo sulle condizioni della nave.

Il drone automatico che poteva affidarsi al raggio d’azione massimo dei suoi sensori di circa 10 km, con propulsione di minicelle nucleari ad antimateria fu programmato per la mappatura del terreno, l’acquisizione di dati ambientali atmosferici, la telemetria in tempo reale e la ripresa video, e se pur dotato di intelligenza artificiale base veniva indirizzato verso l’unico rilievo appena visibile di questa superficie regolare e pianeggiante.

Nelle ore che seguirono si cercava di riparare i danni alla nave e i moduli primari. Il drone veniva costantemente monitorato e i dati esaminati continuamente allo scopo di capire soprattutto come ripartire in sicurezza, ma tali informazioni fornivano scenari sempre più incredibili.

Il drone, volando ad una media di circa 50 km/h ma variando periodicamente la quota per acquisire più dati possibili, in 24 h aveva coperto circa 1000 km di spazio. Il dato più sorprendente era la  temperatura e il grafico che veniva tracciato mentre tutti gli altri parametri erano abbastanza costanti, la superficie sempre molto regolare, ma da un’altezza di 20 km i sensori misuravano al limite del raggio di scansione verso l’alto una diminuzione di temperatura. Per misurare lo stesso valore costante di temperatura di 250 °C la quota saliva proporzionalmente al proseguimento della rotta programmata rappresentando un vero e proprio guscio di separazione al di sotto del quale c’erano le condizioni per la condensazione del vapore acqueo . Qualche ora più tardi lo stesso drone trovava acqua liquida e una striscia di vegetazione ai bordi di quella che sembrava la riva di un mare o la sponda di un fiume molto largo, infatti i sensori non rilevavano altre sponde opposte e ne ai lati a parte l’altura già visibile dal luogo dell’atterraggio. Vegetazione confermata dall’analisi di alcuni campioni raccolti localmente. Inoltre la velocità con cui procedeva verso il promontorio era in parte diminuita a causa delle periodiche variazioni di quota sempre più estese e l’incontro con la formazione di nubi di vapor d’acqua abbastanza dense e stabili. Vi fu un altro sostanziale cambio di scenario circa 80 ore dopo il lancio e il drone aveva percorso quasi 3000 km, giunse in prossimità della montagna ma il mare incontrava di nuovo la terra e finiva ai piedi della base di questa enorme struttura rocciosa in cui le condizioni climatiche perfette e costanti favorivano lo sviluppo di vegetazione, che per quanto più simile ad alghe e muschi, ricopriva l’intera regione intorno alla base come una coperta di color verdognolo tendente al blu. A questo punto si decise di far seguire al drone una strada che lo portava a raccogliere più informazioni su questa nuova struttura rocciosa facendolo salire di quota fino a cercarne la sommità. Gli anemometri registravano una colonna d’aria fredda discendente lungo i pendii di questo enorme pilastro. Pur con moltissime interferenze dovute a forti campi magnetici creati dalla stella, il drone trasmise anche il video della sommità della montagna. Dalla punta, che poco sotto l’ultimo tratto era ricoperta di ghiaccio d’acqua, venivano espulsi violentissimi getti uniformi di plasma rosso-arancio che foravano un cielo verde quasi azzurro. Una eruzione perpetua probabilmente contenente anche materiali in forma fluida e solida che data l’elevatissima temperatura e velocità misurata scomparivano molto più in alto come il gigantesco scarico di un motore a reazione verticale e unendosi poi a quel guscio di flussi  plasmatici provenienti dai bordi. Il drone compì un giro intorno alla cima e poi ridiscese da quello che sembrava essere un strano gigantesco vulcano dalle proporzioni planetarie con un’altezza di oltre 200 km che partiva in basso con un diametro di circa 1000 km la cui forma di un cono quasi perfetto terminava in alto con una bocca larga 10 km. La restante porzione di cielo che dallo zenit scendeva verso l’orizzonte cambiava il colore dal verde-azzurro al giallo, al rosso acceso come sotto una cupola in cui le lingue di plasma si vedevano fluire dal basso dell’orizzonte per tutti i 360° verso il centro in alto sulla verticale di questa cupola immaginaria e che il vulcano forava col suo pilastro di fuoco eruttivo. Il poco materiale che ricadeva lungo le pareti raffreddandosi era contenuto a una breve distanza dalla superficie esterna come un sottile mantello discendente, raccogliendosi in verticali creste regolari intorno alla montagna, e per una distanza maggiore il drone rilevava un flusso d’aria molto veloce e spesso che ripercorreva le pareti fino alla base distribuendosi poi omogeneamente per tutte le direzioni verso l’orizzonte. A questo punto, insieme anche ad altri dati raccolti nel frattempo dalla nave in riparazione, fu conclusa una analisi abbastanza dettagliata di quello che poteva essere la mappa del luogo e il particolarissimo clima planetario.

Il pianeta, almeno secondo i dati raccolti, misurava una massa abbastanza ridotta (paragonabile con quella della luna terrestre) per le dimensioni di una superficie sostanzialmente piatta mappata per almeno 10-15 mila km di diametro in un bordo esterno circolare e confinante con un muro di plasma uniforme per tutta la circonferenza del piatto (flusso di plasma generato dalla stella molto vicina). Analogamente al movimento orbitale della Luna terrestre, il pianeta mostrava sempre la stessa faccia alla stella attorno alla quale girava, il moto di rotazione e rivoluzione erano sincroni (fatto molto più comune sui pianeti ospitanti masse in movimento come i fluidi) ma molto più veloci di quelli lunari, si calcolava l’orbita di rivoluzione completa in poche ore, la forza centrifuga risultante contrastava in buona parte la forza di gravità della stella agente a quella breve distanza.

Il flusso di plasma sembrava convergere verso quello che era il centro del piatto dove si trovava un mega vulcano in piena attività, formando una cupola in movimento al di sopra della superficie che racchiudeva nell’intercapedine una vera e propria bolla atmosferica sottostante di forma toroidale molto schiacciata. Se queste analisi non erano già abbastanza sconcertanti si aggiungeva  un’atmosfera con le caratteristiche di temperatura, pressione e la presenza di acqua liquida da rendere il pianeta non solo favorevole alla vita ma addirittura abitabile dagli umani e la presenza di una folta vegetazione, seppur primitiva, ne era la prova più lampante. La costante presenza del movimento di masse d’aria favoriva il ricambio e il riciclo degli elementi in un clima statico e ipoteticamente invariato da milioni di anni. L’intera biosfera era rappresentata da un ciclone gentile che soffiava a terra radialmente dal centro verso i bordi facendo evaporare l’acqua del mare che assumeva una forma simile a una ciambella per poi riscaldarsi gradatamente nelle zone desertiche in prossimità dei bordi dove il flusso della cupola plasmatica ne accelerava la risalita e la convergenza verso il centro e la zona più fredda dell’intero pianeta nella parte alta del mega vulcano, lì la massa d’aria si raffreddava e condensava producendo nuvole e pioggia ridiscendendo poi verso la base del vulcano e ricominciando il ciclo climatico senza soluzione di continuità o grandi variazioni registrabili e in cui tutti i climi principali e tutti i continenti della Terra ne erano ben rappresentati.

Il parziale ripristino dello scanner planetario fornì un quadro ancora più incredibile, l’analisi dei dati generali di densità media, massa e forma, era compatibile con un pianeta dalla morfologia praticamente piatta in cui la parte, esposta all’azione diretta del flusso continuo di radiazione solare, era stata consumata e dispersa nello spazio per milioni di anni, ma avrebbe fatto da scudo a tutte le radiazioni che avrebbero potuto eliminare la vita in una frazione di secondo o non generarla affatto. Piuttosto con molta probabilità era stato proprio l’insieme delle coincidenze e delle bizzarrie che aveva promosso lo sviluppo di un ambiente in cui la vita primordiale aveva attecchito. Non c’era alternanza tra giorno e notte e il motore della cupola esterna formata da flussi di plasma a loro volta espulsi dalla vicina stella, forniva la costante luce diffusa con una intensità media, le ombre perciò erano quasi inesistenti. L’energia necessaria alla biosfera, per lo sviluppo evolutivo fino a questo livello senza ancora la presenza del regno animale forniva il giusto equilibrio. Equilibrio mantenuto per centinaia di milioni di anni terrestri durante i quali questa terra piatta bruciava e si consumava sempre da un lato e cullava la vita dal lato opposto modellando gentilmente le superfici. Il vulcano invece con tutta probabilità era stato accresciuto nel corso dei millenni dalle spinte e dalle pressioni degli strati planetari sottostanti, svolgendo un ruolo di ulteriore equilibrio climatico e valvola di sfogo delle potenti forze agenti all’interno del pianeta, forse meglio dire “sotto” il pianeta.

Prima che l’umanità diventasse tecnologicamente avanzata da poter permettere l’esplorazione e la colonizzazione di altri mondi e si facessero i primi passi dell’esplorazione terrestre, la Terra era praticamente immaginata in due dimensioni. Le uniche dimensioni che l’uomo riusciva a comprendere facilmente e applicare al suo ambiente ottenevano il risultato di immaginare un mondo “Piatto” e dotato su tutti i lati di bordi ben definiti da cui si poteva perfino cadere…inoltre l’evoluzione del pensiero umano aveva prodotto delle elaborate materie filosofiche quali la teologia e le religioni che avevano influenzato a loro volta la vita e l’evoluzione dell’uomo fino al punto da stabilire o almeno immaginare cosa sarebbe accaduto nel futuro. Secondo una famosa interpretazione nell’antichità esistevano almeno tre luoghi dove le anime avrebbero passato un tempo indefinito in conseguenza delle azioni commesse durante il corso della vita terrena: l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso, che partivano proprio geologicamente dal basso o dal “sotto” con il peggior luogo “infernale” e salivano verso l’alto per il più “confortevole” Eden o Paradiso o Nirvana…

Le analogie, tra il pensiero e l’immaginazione umana di almeno 10 secoli prima, la realtà di questo pianeta formatosi e scoperto per un gran numero di coincidenze uniche e la civiltà spaziale attuale, causavano una serie di corto circuiti filosofici e ponevano quesiti teologici e dubbi scientifici quasi da portare alla pazzia chiunque si fosse soffermato a rifletterci appena un po.

Perfino la vita estremamente vulnerabile in tutte le sue forme aveva trovato protezione dalla enorme quantità di radiazioni emesse da così breve distanza in uno scudo naturale di elementi metallici del nucleo originario del pianeta plasmato nel tempo. L’equilibrio di molte diverse potenti forze contrarie agenti su questa piccola oasi paradisiaca nell’inferno di effetti fisici su scala planetaria, e le analogie col pensiero umano che ne profetizzava l’esistenza reale con un così largo anticipo facevano presupporre l’intervento di una mano divina onnipotente e non sempre creduta reale.

Faceva rabbrividire il pensiero per certi versi anche ironico che la scoperta fortuita di questo piccolo Eden era avvenuta come conseguenza del sabotaggio della gang dei custodi del Paradiso.

——————-

Quello che è dato sapere dai files di registrazione del drone di esplorazione da questo punto in poi diventa molto frammentario. Dopo essere stato trovato per caso alla deriva da una nave cargo commerciale di passaggio in quel sistema con il guscio esterno praticamente fuso e con l’aspetto di un relitto metallico tondeggiante, l’estrazione dei preziosi dati contenuti nella sua memoria e la successiva analisi non chiarisce fino in fondo i fatti accaduti.

L’ultimo filmato in ordine di tempo registra un piccolo lampo apparentemente nel centro dell’enorme disco stellare quasi come il lampeggio di un flash fotografico in lontananza nella notte terrestre.

Nel momento in cui si studiavano i piani per evadere dalla permanenza forzata sul pianeta e far ritornare l’equipaggio nell’universo più familiare, la nave, prima ancora di poter fare il primo tentativo di lasciare il pianeta, perse irreparabilmente tutta la parte poppiera, i motori principali insieme con una buona parte di scafo, di equipaggio, e di risorse, a causa di una inspiegabile esplosione.

La successione rapida degli eventi successivi è attualmente all’esame di un gruppo di scienziati: Dalle informazioni e i dati raccolti dal drone è possibile scoprire il Comandante e un gruppetto di membri dell’equipaggio allontanarsi velocemente dal relitto della nave in fiamme e ormai irrecuperabile; prima che le fiamme finiscano ciò che rimaneva del vascello viene lanciata con successo nella direzione della sommità del megavulcano al centro del pianeta una sola capsula di salvataggio contenente solo il drone IEN-4 custode di tutte le informazioni raccolte e poi ritrovato semidistrutto dal cargo.

Un ufficiale ingegnere dell’equipaggio adibito alla manutenzione del drone, rimasto illeso nella nave durante l’esplosione, aveva in tutta fretta preparato la piccola capsula con il drone protetto da tutta la schermatura che poteva inserire nella capsula. Aveva collegato tutte le celle a combustibile nucleare, salvate dallo scoppio, con l’avionica e i propulsori della capsula, allo scopo di sovraccaricarli e aggiungere spinta fino al limite massimo permesso dall’integrità strutturale e programmato il navigatore automatico affinché tale spinta iniziasse in prossimità della bocca del vulcano, ricevendo così un boost supplementare.

La ripartenza dal pianeta, infatti, era diventata la priorità dell’equipaggio tecnico della nave e pareva non essere proprio di facile esecuzione. Piuttosto le varie opzioni di ripartenza e fuga includevano tutte una discreta percentuale di fallimento catastrofico a causa sopratutto del minaccioso flusso si plasma ad elevate temperature a cui la nave non si sarebbe potuta sottrarre. La corvetta, seppur affidabilissima anche oltre i limiti teorizzati, non era progettata per essere sottoposta a sollecitazioni così estreme, inoltre aveva già una volta superato miracolosamente tale test. Sarebbe servita tutta l’energia e tutta la spinta possibile e una buona dose di fortuna già abbondantemente usata nel corso dell’atterraggio.

La commissione di scienziati stabilì che lo scopo dell’ufficiale ingegnere fosse quello di lanciare almeno il drone fuori dal pianeta e farlo sopravvivere alla fusione con la vicina stella con la speranza che potesse testimoniare tutti gli eventi accaduti dopo che fosse stato trovato.

Il lancio della capsula avvenne quasi nella stessa direzione della piccola squadra del Comandante in fuga e fu per pochi secondi l’obbiettivo di qualche colpo del fucile ad onde d’urto che si usava comunemente per le prospezioni geologiche e adesso usato con altri scopi. Nessuno dei colpi del comandante andò a segno, solo uno di essi lambì uno spigolo della scialuppa in volo senza portare apparenti danni mentre proseguiva il suo tragitto verso il vulcano.

Con questo atto si evidenziò l’intenzione volontaria del Comandante di non far sfuggire niente da quel mondo a qualsiasi costo. La scelta così radicale e violenta invece è ancora materia di discussione e lo sarà anche nel futuro se non emergeranno ulteriori elementi utili a chiarirne le motivazioni.

La scialuppa custode del suo prezioso carico invece volò senza ulteriori intoppi verso la prima destinazione programmata, allineatasi dinamicamente col veloce flusso di plasma verso l’alto ne fu prima  inglobata e poi accelerata oltre quello che i soli propulsori, benché sovraccaricati, potessero fornire. La capsula ottenne così una grande velocità ma anche una notevole temperatura fino a quando il computer di bordo previde l’imminente esplosione dei piccoli motori e sopratutto delle celle supplementari di combustibile, il colpo a onda d’urto del comandante aveva in parte disallineato i flussi di energia dalle pile di antimateria danneggiando parzialmente alcuni raccordi.

I relè di apertura della capsula ricevettero l’autorizzazione ad aprirsi espellendo il drone quasi come se fosse stato il carico utile da mettere in orbita intorno alla Terra ad opera del primo stadio dei razzi agli albori dell’era spaziale umana. Il drone era ancora integro e protetto dalla sua schermatura supplementare continuando la sua instancabile raccolta di dati. La velocità di fuga acquisita in questo modo, seppur notevole, non fornì però il tempo sufficiente al drone di sfuggire al gradiente di temperatura e calore in costante e veloce aumento.

Sembrava che il “messaggio in bottiglia” non sarebbe mai giunto neanche alla deriva nello spazio a cui era alla fine destinato quando una notevole esplosione si formò sotto di esso. Era plausibile pensare che la capsula ormai in balia del flusso plasmatico avesse deflagrato violentemente prendendo ulteriore energia dal combustibile rimanente delle pile, la deflagrazione prodotta avesse generato un’onda d’urto paragonabile a una piccola bomba ad annichilazione (la più potente arma militare inventata nel corso dell’ultimo conflitto in grado di distruggere in un solo colpo interi pianeti). L’onda d’urto generata fornì un ulteriore spinta supplementare al drone che pur perdendo parte della schermatura avrebbe superato il punto di massimo carico meccanico e termico salvandosi dalla distruzione e mettendo al sicuro il messaggio in bottiglia.

La stessa potente onda d’urto però ebbe un drammatico effetto collaterale: nella direzione della bocca del vulcano più in basso la deflagrazione fece innalzare la pressione all’interno della sommità al punto da farne collassare una grande sezione; sui lati lo stesso fronte dell’onda deformò quella che era la cupola protettiva di plasma deviandone le lingue spiraleggianti all’interno della biosfera.

L’equilibrio di una unica miracolosa oasi paradisiaca e dalla bizzarra struttura simmetrica a forma di ciambella fu definitivamente e irrecuperabilmente perso per sempre.

Con una cascata di rapidissimi eventi l’innalzamento estremo di temperatura e le lingue di fuoco favorivano le interazioni esplosive tra ossigeno, idrogeno e altri elementi che ri-alimentavano le reazioni e gli stessi processi distruttivi. Quello che era stato il motore energetico del pianeta fino al momento prima si trasformò nella sua nemesi. Nei pochi secondi successivi tutto quello che poteva rappresentare la firma di un Creatore divino, con riferimento alla bolla atmosferica d’aria, all’acqua allo stato liquido e alla vegetazione, fu definitivamente cancellato. Le terribili onde d’urto delle immani esplosioni agivano verso il pianeta come il martello spacca il granito, in breve tempo l’intero pianeta o ciò che rimaneva fu inghiottito in un ultimo breve lampo di luce dalla stessa stella che ne aveva regolato l’esistenza per milioni di anni.

Il drone molto danneggiato registrò l’ultima presenza della terra piatta come una piccola anomalia delle normali reazioni nucleari della stella, poi smise di funzionare rimanendo su una traiettoria di fuga iperbolica.

L’ultimo smontaggio del cuore del robot automatico IEN-4 ormai smantellato dalla commissione di scienziati restituì i piccoli contenitori di campioni di vegetazione prelevati durante l’esplorazione di quell’improbabile mondo, accuratamente conservati e protetti.

L’etichetta scolpita nel materiale del contenitore riportava la scritta: CAMPIONE DI PARADISO.

 

Ready Player One

 

A proposito di “Futuribile” più che di pura Sci-Fi…il mondo distopico presentato da Ernest Cline nella sua visione di sviluppo umano potrebbe essere molto “reale” nel 2045, sovrappopolazione, inquinamento, sfaldamento sociale, sfruttamento sconsiderato delle risorse…lo hanno reso decadente e invivibile. Un possibile genio visionario (James Halliday) ne fornisce una soluzione dal suo punto di vista. Progetta e costruisce OASIS, un mondo (meglio dire un insieme di mondi) virtuale in cui ogni individuo possa evadere e/o persino vivere una vita parallela a quella reale…

L’adattamento cinematografico del grande Steven Spielberg ne fa uno dei migliori film di recente produzione. Non che la mia opinione conti più dei 2 centesimi con cui posso contribuire, ma devo confessare di essere stato spettatore appagato dal grande numero di citazioni per la cinematografia, videogames, discografia in salsa anni ’80 (mitica!).

Lo stesso film nella sua interezza è un richiamo alla più recente trilogia (rispetto agli ’80) di quella leggendaria Matrix ma senza la solita componente bellicosa tra umani e macchine (filone narrativo ormai ritrito centinaia di volte). Fenomenali gli inserimenti di alcuni frammenti di Shining, l’utilizzo della Delorean, il Gigante di ferro, Gundam, mitico il “pianeta Doom” e centinaia di altri camei, citazioni, richiami, mi viene in mente che lo stesso easter egg (il premio supremo) in alcune rappresentazioni mi riportava al vecchio Alien se non fosse per quella “simpatica” simulazione della scena di Alien che esce fuori dal torace dell’ospite…

Benchè io non sia un amante sfegatato di tutte le Opere di Spielberg, il suo particolare stile di regia rende questo film godibile anche ai nati molto dopo gli anni ’80, e anche a chi non è amante del genere Sci-Fi, e nel sottofondo un corredo di pesanti messaggi da intuire e di valori invariabili nel tempo da custodire gelosamente (per mia personale considerazione, valori sempre meno apprezzati dalle nuove generazioni…).

Il mio consiglio è quello di andare a vederlo perché ne vale la pena, commentate pure liberamente!

Star Trek Adventures: Pre-Order e primo contatto con le regole…

Data Stellare 20170608,

Prima di cimentarci nella discussione in merito al nuovo Gioco di Ruolo di Star Trek apro una piccola parentesi sulla nostra “Crio-stasi Temporanea”: se vi si state domandando: “allora siete tornati operativi?” la risposta è Ni… ovvero, i nostri articoli saranno comunque sporadici a causa dei nostri numerosi impegni intergalattici… Se invece non ve ne frega nulla potete passare oltre e leggervi l’articolo… Comunque sappiate che ci paleseremo di tanto in tanto sotto forma di ologrammi programmati per qualche sporadico articolo; lo stesso dicasi per Elite Dangerous, che a malincuore stiamo lasciando in disparte…

Ma veniamo al vero motivo per cui vi scrivo oggi: finalmente il nuovo (in passato ne furono sviluppati altri) gioco di ruolo basato su Star Trek della casa editrice Modiphius è in Pre-Order presso i canali ufficiali: https://www.modiphius.net/collections/star-trek-adventures

Ve ne avevamo parlato qualche tempo fa in un nostro articolo (qui) ma all’epoca avevamo troppo poche informazioni per trasmettervi le nostre sensazioni sul sistema di gioco. A oggi sono inoltre riuscito a mettere mano al regolamento che da un anno a questa parte stanno usando per il Playtest. Si tratta ancora di una Beta del regolamento che uscirà, ma già rende molto l’idea sulle meccaniche del regolamento. Il regolamento definitivo è quindi ora in stampa e, se piazzerete ora il pre-order, avrete i libri a Agosto o Settembre (a seconda del pezzo) mente i PDF ufficiali saranno disponibili quanto prima.

A breve spero di testare il regolamento sul campo di gioco con la mia schiera di amici di vecchia data… nel frattempo sto imparando il funzionamento sulla mia pelle: venendo da D&D/PathFinder, ci sono differenze ovviamente sostanziali che richiedono un po’ di tempo per essere assimilate (passatemi il termine considerando si tratta di Star Trek!). Comunque mi sono già fatto un’idea abbastanza precisa e volevo condividerla con voi.

Uno degli elementi che mi ha piacevolmente colpito rispetto agli altri GDR è che il sistema è studiato per il lavoro di squadra: così come accade negli episodi di Star Trek: non è mai il singolo a prevalere ma il gruppo. Quindi ogni giocatore può facilmente assistere un altro. Per Esempio, nella prima avventura disponibile per il playtest si ha il modo di provare tutte le meccaniche e subito ci si ritrova su una navetta che sta per schiantarsi al suolo; qui il pilota al comando (Conn) usa la sua abilità per manovrare la nave nell’atterraggio, mentre nel frattempo, l’ingegnere alla stazione operativa (Ops) può usare le sue abilità per mantenere i sistemi della nave attivi durante il processo di atterraggio. I successi totali (ottenuti usando dadi a 20) sono aggiunti al conteggio finale per determinare se il numero di successi è sufficiente a un atterraggio di questa difficoltà.

Da questa tipologia di approccio nell’affrontare le sfide si può notare come l’uso dei dadi a 20 ci dia la possibilità di avere un numero di successi anche più elevato rispetto alla difficoltà della sfida a cui si va incontro. e qui entrano in gioco i Momentum: ogni volta che si generano successi extra i PG accumulano punti Momentum che possono usare per sfide successive come tiri aggiuntivi, e questi Momentum possono anche essere accumulati per il gruppo intero. Tornando all’esempio precedente: se i successi necessari all’atterraggio fossero stati 2 e il gruppo ottiene 4 successi, i due di avanzo possono essere usati immediataemente dopo per trovare una zona di atterraggio il più vicina possibile al luogo designato. Mentre in combattimento i Momentum possono essere usati per aumentare i danni o generare effetti secondari. Se invece quei punti Momentum non fossero stati subito spesi potevano essere accumulati in una riserva (limitata) a disposizione di tutti i PG. Invece un altro modo per ottenere dadi extra è cedere al Master dei punti Threat: il quale può utilizzare a suo piacimento per aumentare le sfide ai PG quando meglio crede.

La creazione del Personaggio avviene invece secondo il metodo del Lifepath Generator, sistema già usato in altri sistemi di gioco ma qui non ho avuto ancora modo di capire il reale funzionamento: i personaggi che ho visto attualmente erano soltato pre-generati. In generale comunque gli elementi principali sono:

  • Specie di appartenenza e Pianeta di origine (per definire i Traits)
  • Background culturale / Educazione (Value)
  • Studi nella Starfleet Academy (Command, Conn, Engineering, Security, Science e Medicina) e Focus su campi specifici (troppi per elencarli qui)
  • Caratteristiche fisiche e mentali (Control, Daring, Fitness, Insight, Presence, Reason)
  • Lunghezza della carriera (rookie, veteran, o nel mezzo)
  • 2 eventi derivanti dalla carriera

Ancora non mi è chiaro però come avvenga la progressione del personaggio nel tempo: come inciderà la sua esperienza durante l’evoluzione nel gioco?

Tornando al regolamento e trattandosi di Star Trek, dove il tema dei valori sociali è sempre stato molto presente (e apprezzato), ciò che spicca è la necessità di attribuire dei Values ai propri PG: ovvero degli aspetti fondamentali che caratterizzano la propria identità morale. E quando un personaggio sta facendo qualcosa che rispecchia i propri valori allora ottiene dei Momentum extra se l’azione va a termine con successo. Se invece lo stesso personaggio facesse qualcos acontro i suoi valori non otterrebbe alcun beneficio anche con un successo ma avrebbe l’opportunità col tempo di modificare il Value a seconda del suo stile di gioco nel corso del tempo.

Un altro aspetto che davvero rispecchia a pieno lo stile di Star Trek è la possibilità di svolgere dei Task (azioni) inventandosi degli stratagemmi il più possibile bizzarri.. per la serie: So Crazy It Just Might Work! Ovvero il Master dovrebbe incoraggiare i personaggi a usare abilità che a prima vista non sarebbero necessarie per svolgere un compito, quando non si ha nessun altro modo di compierlo: facendo quindi di necessità virtù! e diventando tutti dei piccoli McGyver! 😀

In conclusione, se vi piace Star Trek e lo stile collaborativo dei suoi episodi, credo proprio che sia stato fatto un ottimo lavoro: i personaggi hanno un ruolo ben definito nel gruppo ma sono sufficientemente flessibili per rendersi utili in ogni avvenimento. Forse, per me si tratta solo di entrare un po più nell’ottica del regolamento settato a difficolta variabile con tiri multipli di dado; cosa che mi risulta un po’ lunga e macchinosa rispetto a un semplice singolo tiro contro una determinata difficoltà. Ovviamente questa è solo una piccola infarinatura delle regole del gioco: devo ancora far mia la parte che riguarda la gestione e il combattimento spaziale ma per questo mi rimetto a un seguente articolo.

Nel momento in cui vi scrivo ho appena piazzato l’ordine per il pacchetto completo del gioco che al momento prevede un gigantesco contenitore a forma di Cubo Borg con all’interno tutto il materiale che sarà edito con l’uscita del gioco. Per maggiori informazioni vi rimando al sito ufficiale: https://www.modiphius.net/collections/star-trek-adventures/products/star-trek-adventures-collectors-edition-borg-cube Certo è piuttosto caro.. ma sembra veramente ben fatto… e poi, ad un appassionato pazzo come me non poteva mancare!

 

il Gioco di Ruolo su Elite Dangerous

Mancano pochi minuti ormai alla chiusura della campagna Kickstarter per il Gioco di Ruolo basato su Elite Dangerous… Affrettatevi se volete partecipare!

Sembra che l’importo necessario alla produzione del gioco sia stato raggiunto e quindi il gioco si farà! Qui il link alla pagina Kickstarter con tutte le informazioni in merito:

https://www.kickstarter.com/projects/edrpg/elite-dangerous-role-playing-game

Qui potete vedere il video per la campagna di lancio:

https://www.kickstarter.com/projects/edrpg/elite-dangerous-role-playing-game/widget/video.html

Avremo così quest’anno un altro gioco di ruolo cartaceo (vecchio stile) basato su un ambientazione fantascientifica dopo che qualche giorno fa vi avevamo parlato dei GdR della Paizo (StarFinder) e di Modiphius (Star Trek Adventures): qui il nostro articolo su questi due giochi in uscita questa estate. Ma chi la avrà vinta?

 

StarFinder vs Star Trek Adventures

il 2017 sembra proprio che sia l’anno che riporterà in auge la Fantascienza, anche nel mondo tipicamente Fantasy dei Giochi di Ruolo di tipo “pen-and-paper”, ovvero nel senso tradizionale e purista del termine, non parliamo ora di videogames da essi derivati.

Infatti per l’estate sono previste le uscite di ben 2 giochi di questo tipo, dopo un periodo dove a farla da padroni sono stati giochi fantasy / horror. Difatti di questo genere di gioco non esiste il solo e famosissimo Dungeons and Dragons, ma una schiera di altri giochi di ambientazione varia. Anche la Fantascienza ha fatto la sua comparsa in questo genere con giochi basati su Star Wars e Star Trek ma parliamo di più di 10 anni fa ormai… e con scarso successo.

Ora pare che 2 grandi case editrici del genere GdR si daranno battaglia di nuovo tendando questa strada. Da una parte la Paizo (famosa per aver utilizzato il sistema di gioco Open Source D20, nel suo glorioso PathFinder, degno successore del D&D 3ed., a cui gioco abitualmente) e Modiphius Entertainment (con alla sua una sfilza di giochi: https://www.modiphius.net/).

Andremo qui ad analizzare quanto si sa al momento sui 2 giochi che le case editrici in questione andranno a pubblicare a breve… Paizo ha presentato infatti StarFinder, un ambientazione fantasy/fantascientifica che si rifà al mondo usato nel suo PathFinder mentre Modiphius ha preso i diritti per pubblicare un gioco di ruolo basato su Star Trek. Ma andiamo ad analizzarli uno per volta…

StarFinder (Paizo)


Si tratterà semplicemente di un “Pathfinder nello spazio”? alla Paizo ci tengono ad assicurare che non sarà così e per essere certi che non lo diventi, gli sviluppatori prima di tutto hanno scelto di eliminare Golarion: sia chiaro, l’ambientazione sarà sempre quella del piano materiale a cui questo pianeta appartiene, ma tutto sarà ambientato in un possibile futuro dove gli dei hanno fatto sparire quel pianeta e non hanno intenzione di rivelarne il motivo. Così le razze base di Pathfinder (elfi, orchi, ovviamente umani, e via dicendo) si sono ritrovate a vivere su una base spaziale, l’Absalom Station, battezzata così in onore della metropoli al “Centro del Mondo” nell’isola di Kortos nell’ Inner Sea (mare interno). Cosa sia successo nei secoli tra la scomparsa di Golarion e il momento in cui avvengono le vicende di Starfinder, rimane un mistero: gli avvenimenti sono stati cancellati dalle menti degli abitanti di tutta la galassia e di tutti piani, e questo “buco” è conosciuto con il nome di “Gap”.
Ogni abitante dello spazio soffre per questa situazione, non importa che sia una razza nativa di Golarion, che ha visto il suo pianeta sparire nel nulla, o di individui di altri luoghi, spaventati dall’idea di dover, un giorno, vedere la propria casa svanire. Inoltre avere un buco di memoria di diversi millenni renderebbe turbato chiunque. A soffrirne di più, ha affermato James Sutter, Direttore Creativo della Paizo, sono ovviamente le razze più longeve come gli elfi, all’interno delle quali ci sono persone che ancora riescono a ricordare Golarion prima del Gap.
Il Gap, comunque, non vuole essere solamente un dettaglio storico, ma un vero e proprio espediente narrativo per i Master. Questo perché l’evento, che ha abbracciato tutto il multiverso, ha avuto un inizio e una fine diversi in base al luogo in cui si è verificato. Magari potrebbe esserci un pianeta nel quale gli abitanti ricordano gli ultimi 300 anni, mentre in un altro sistema le memorie potrebbero risalire a 400 anni prima. I giocatori, quindi, possono anche andare a caccia di informazioni storiche in merito al Gap, fino a scoprire tutta la verità. Ma come si fa a viaggiare nello spazio in un gioco dove esisteranno sia magia che tecnologia? Pare che in Starfinder un’intelligenza artificiale sia ascesa a divinità, e abbia concesso a tutti l’abilità di muoversi più velocemente della luce, così da poter affrontare i viaggi interstellari. Ma l’universo è buio e pieno di terrori e chissà quali avventure aspettano i viaggiatori…

All’interno di questo universo, oltre ad avere a che fare con le vecchie razze di Golarion, Sutter ha promesso anche creature che abbiamo già visto in passato, ma di altri pianeti e soprattutto cresciute nel tempo, come i ratti umanoidi del pianeta Akiton (che potete vedere nell’immagine qui in basso), creati con una psicologia simile a quella dei Jawa di Star Wars; oppure torneremo a vedere i Lashunta, già visti in Pathfinder e più simili agli umani. A queste si andranno ad aggiungere molte altre razze, che saranno sia giocabili, sia sfruttabili dai Master come avversari e PNG.

Nonostante le molte similitudini con il “fratello” più fantasy, diverse regole di Starfinder saranno modificate rispetto a quelle del classico Pathfinder. Non si sa ancora molto al riguardo, ma pare che, ad esempio, le statistiche delle armi e gli stessi oggetti saranno leggermente diversi da come li conosciamo. Tutto ciò per due ragioni fondamentali: la prima è che dopo dieci anni dall’uscita del suo GdR di punta, la Paizo ha intenzione di mettere a frutto ciò che ha imparato nel tempo, snellendo alcune meccaniche (e meno male!); la seconda, è che siccome Starfinder non sarà “Pathfinder nello spazio”, ma un prodotto con un suo DNA unico ambientato semplicemente nello stesso mondo, qualche differenza di regolamento servirà per dare una propria personalità al gioco. Sutter ha anche aggiunto che Starfinder sarà incentrato meno sulla consultazione delle regole e più verso il “senso di meraviglia“. Non mancherà, comunque, la possibilità di integrare materiale di Pathfinder, come i mostri di Golarion, adattabili seguendo le istruzioni che saranno incluse nel manuale base… Ma è proprio da questa possibilità che nasce un dubbio: insomma da una parte sembra un progetto interessante tuttavia ne parlandone l’altra sera con la compagnia (di merende) storica di GdR: spero che non cadano nell’errore fatto anni fa dalla stessa editrice di D&D (TSR all’epoca, oggi Wizard of the Coast) quando pubblicò SpellJammer: infatti la miscela Fantasy e Fantascienza rendeva le cose né carne né pesce… Quindi le mie perplessità sul gioco rimangano…

D’altra parte le immagini evocative del gioco e dei personaggi fino ad ora pubblicate fanno intendere un gran bel impegno da parte di Paizo; mi ricorda vagamente lo stile grafico del videogames “Phantasy Star Online” pubblicato anni fa da Sega; anche questo tra l’altro era ambientato in un futuro simil-fantasy…

Tuttavia per poterci giocare, e togliersi i dubbi qui sopra enunciati, si dovrà aspettare fino ad agosto 2017, mese in cui uscirà il primo manuale (almeno in versione inglese). Ovviamente vi terremo aggiornatissimi su tutti i futuri sviluppi, nella speranza di potervi annunciare l’arrivo del gioco anche in versione italiana: nel frattempo, ecco il sito ufficiale: https://paizo.com/starfinder

Star Trek Adventures

D’altra parte Modiphius con il suo Star Trek Adventures punta tutto sul grande universo e background costruito intorno al mondo di Star Trek, su cui non abbiamo molto altro da dire: chi ci segue, sa già quanto amiamo questa serie…. Da un punto di vista del background storico non ci sarà quindi molto da inventare perché il Narratore avrà da se la sconfinata mole di materiale presente in 50 anni di film e serie TV.

Tuttavia, c’è da chiedersi, il gioco di ruolo saprà riprendere il fascino di questa ambientazione e accontentare i super-mega-fan come noi? e magari avvicinarne di nuovi più legati ad altri GdR? Solo il tempo ce lo saprà dire… anche qui la data di uscita è prevista per fine estate… Ma andiamo a vedere cosa si sa per ora.

Star Trek Adventures sfrutterà il sistema nativo della Modiphius, già sperimentato per tutti i suoi titoli, e che viene chiamato banalmente 2d20. Come si può facilmente evincere dal nome stesso, esso è basato sul tiro contemporaneo di due dadi da 20, dei quali almeno uno deve risultare inferiore al valore dell’attributo (ogni personaggio ne ha 8) su cui si lancia, per poter ottenere il successo nell’azione intrapresa. Il lancio di 2 dadi funge da “paracadute”, in modo che uno dei due possa salvaguardare la riuscita nel tentativo. In presenza di una specifica abilità, il punteggio di questa va semplicemente a sommarsi a quello dell’attributo per determinare la possibilità di riuscita. Da menzionare i punti “oscura simmetria” coi quali il master potrà mettere in difficoltà i personaggi intervenendo su numerosi fattori di gioco, a fronte di “richieste d’aiuto” dei giocatori dopo lanci da epic-fail! Di primo acchito, sembra un sistema già ben collaudato, agile e snello che lascia spazi di manovra per la parte interpretativa. (altrimenti si rischia di diventare dei supertecnici del sistema di gioco più che dei giocatori di Ruolo!)

Come accennavamo prima, la Modiphius ha annunciato che Star Trek Adventures coprirà tutte e cinque le serie prodotte, dalla Originale a Enterprise, e tutti i film con protagonisti il cast originale e quello della Next Generation (ma non includerà gli episodi del reboot di J.J. Abrams, a cui facciamo seguire 92 minuti di applausi per questa dichiarazione!), implementando tutto lo scibile necessario a sviluppare campagne per ognuna di queste ambientazioni. Secondo la casa editrice, inoltre, i giocatori sperimenteranno differenti approcci al gioco in base alla nave e alla serie nella quale decideranno di ambientare le proprie avventure, con sfumature più o meno dark, improntate all’esplorazione oppure al combattimento, proprio come diverse tra loro sono le varie serie tv. Sarà possibile prendere il controllo di famosi personaggi come Kirk, Spock, Picard, Data tramite statistiche pre-generate, anche se il gioco sarà ottimizzato per la creazione di equipaggi e PG completamente nuovi, così da dar vita ad avventure del tutto originali. Il focus del Manuale Base sarà rivolto all’interpretazione di personale umano o alieno appartenente alla Federazione dei Pianeti Uniti, ma niente paura: se il vostro sogno è sempre stato quello di interpretare un guerriero Klingon (io, io, io!!!) o un laido Romulano, ne avrete la possibilità grazie a espansioni e supplementi futuri.

L’aspetto positivo fin qui è che l’editore sembra intenzionato a trattare con rispetto noi fan fornendo un’esperienza il più possibile completa dell’Universo Trek. Secondo quanto dichiarato, sarà implementato un efficace, e speriamo semplice, sistema di combattimento spaziale tra astronavi, così come l’esperienza di comandare una Squadra di Sbarco durante l’esplorazione di pianeti sconosciuti (dove non dovrà mancare la morte di uno della squadra che non sia del gruppo storico!). Soprattutto, sembra che il gioco sarà disegnato per agevolare in game la vera essenza di Star Trek: uscire da situazioni apparentemente irrisolvibili, scoprire cospirazioni e antiche civiltà galattiche, e avere a che fare con dilemmi morali sarà altrettanto importante che saper dirigere un’astronave dalla Poltrona del Capitano in plancia. Per esempio, la Prima Direttiva della Flotta Stellare (la norma fondamentale che vieta alle astronavi federali di interagire con civiltà e governi meno avanzati per evitare di influenzarne il naturale sviluppo) e le scelte che ne conseguono saranno spesso fonte di decisioni difficili per i Pg, proprio come accade nelle serie tv e nei film… e questo potrò irrimediabilmente portare a degli stravolgimenti della trama.

Infine (questa è la ciliegina sulla torta), nonostante non siano necessarie per giocare, la Modiphius ha annunciato la contestuale creazione di una linea di miniature dedicate in resina e metallo alte 32 mm, raffiguranti sia personaggi importanti che equipaggi, creature e alieni generici(ma purtroppo non ci saranno le miniature delle navi). Annunciata inoltre una serie di tiles riguardanti l’ambientazione, come relitti alla deriva nello spazio, astronavi, basi stellari e antiche rovine per costruirsi il proprio scenario di gioco.

il Playtest è già cominciato e per chi volesse basta iscriversi qui: http://www.modiphius.com/star-trek.html

Noi non vediamo l’ora di provare entrambi i giochi… vi saremo sapere! 😉 3, 2, 1…Engage!

Newsletter #158

Klaatu barada nikto!
Benvenuti Commanders al settimanale riassunto della newsletter, tradotta in Italiano.
Questa settimana c’è una gran varietà di cose di cui parlare.
Vi piacciono i giochi di ruolo?
Vi piacciono le bobbleheads?
Volete sapere come procedono gli avvistamenti alieni?
E allora scorrete di qualche pixel più in basso e cominciate a leggere.

On the Horizon
Tutto ciò che c’è di nuovo su Elite Dangerous: Horizons

Elite Dangerous Role Playing Game

Questa settimana i nostri amici della Spidermind Games lanciano la loro pagina su Kickstarter, presentando il gioco di ruolo ufficiale di Elite: Dangerous. Sappiamo quanto duro lavoro sia stato messo in questo progetto e siamo felici di vederlo finalmente alla luce.

Andate a vedere la pagina su Kickstarter e, se vi piace, tirate fuori la carta di credito!

Quelli del Livestream
Restate aggiornati con i video del team

Q&A Livestream

Ed Lewis, in compagnia del responsabile sviluppo server, Dav Stott, rispondono alle vostre domande relative al gioco.

Ed Lewis ritornerà la settimana prossima con un’altro Livestrea, ci vediamo sul canale ufficiale di YouTube.

Notizie dallo store
Gli ultimi arrivi nel Frontier Store

I nuovi bobbleheads

Nessuna nave è completa senza quel piccolo particolare che vi ricorda “casa”, e niente parla meglio di casa vostra che un bobblehead.

Da questa settimana trovate due nuove aggiunte nello store : La stazione Coriolis e la stazione Coriolis “wireframe”. Ovviamente sono compatibili con tutte le navi del gioco.
Fateci sapere quale preferite!

Community Central
Tutto il meglio dalla comunità di Elite.

Dove nessuno è mai andato prima

Questa settimana la spedizione Distant Stars compie il suo ultimo (in tutti i sensi) salto, raggiungendo M67 ed il punto di non ritorno.

360 CMDR coraggiosi si sono riuniti in una missione esplorativa, verso il limite estremo del cosmo, per catalogare tutto ciò che troveranno. Si tratta di una missione senza ritorno, dato che non ci sarà modo di rifornirsi di carburante per tornare a casa. L’unico modo è l’autodistruzione.

Vi invitiamo a vedere il loro video finale, anche se non sappiamo ancora cosa incontreranno.

Community Goals
Il punto sui community goal attivi.

N.B. i nomi dei CG vengono lasciati volutamente in lingua originale.

RAM TAH APPEAL FOR ANCIENT DATA
Felice Dock, Meene

Guadagnate una ricompensa consegnando Unknown Fragments, Untypical Shield Scans ed Aberrant Shield Pattern Analysis al Felice Dock nel sistema Meene.
(la newsletter originale riporta un luogo di consegna sbagliato..)

COLONIA MIGRATION APPEAL, FEBRUARY 3303
Jaques Station, Colonia

Guadagnate un posto per la vostra fazione nella regione di Colonia, trasportando Galactic Travel Guides dal Bluford Orbital nel sistema LHS 3447, alla Jaques Station nel sistema Colonia.

Il tam tam della comunità
Una selezione del meglio del meglio del meglio, offerto dalla Comunità di Elite: Dangerous

Qualche manovra azzardata

“le manovre azzardate non sono tollerate” ovvero.. un po’ di sano divertimento in Flight Assist OFF.

Attenzione, mordo!

CMDR Isaiah Evanson ha postato questo screenshot dal titolo “Fangs out” (a zanne scoperte).

A tutto gas

L’epico momento della partenza della spedizione Distant Stars, postato da Dr.Kaii.

Un luogo tranquillo

CMDR MiiC ha trovato un bel posto dove parcheggiare il suo SRV.

Guida alla galassia

ObsidianAnt, con il suo tono pacato, ritorna questa settimana con un nuovo video, dal titolo “How to find the Alien Ruins & what to do when there”. Da guardare!

Questo è veramente tutto, Commanders.
Come sempre, controllate i forum e la pagina twitter, nonchè la pagina Facebook di Spacejokers per tutte le ultime novità dell’universo di Elite: Dangerous, ed altro.
Ricordatevi inoltre che accettiamo i vostri consigli e suggerimenti per migliorare il nostro blog e la nostra newsletter.

Ci vediamo nello spazio, ultima frontiera.

Cartoomics 2016 – fiera Rho-Milano

Nella giornata di ieri, si è concluso il Cartoomics 2016 a Milano: ovvero la rassegna dedicata al divertimento basato su fumetti, giochi, cinema e tanto altro.

Ormai si tratta di un evento storico che sta arrivando ai fasti di Lucca Comics. La fiera ha preso piede nei padiglioni di Rho-Fiera.

cartoomics-2016-posterOspite d’eccezione è stato Milo Manara, a cui è stato consegnato il Cartoomics Artists Award nel corso di un incontro con il pubblico, sabato 12 marzo. Per l’occasione, Manara consegnerà a Bona un’illustrazione ispirata a Star Wars che il direttore di WOW Spazio Fumetto esporrà successivamente nella mostra “Star Wars dal fumetto al cinema…e ritorno!” che sarà inaugurata il 19 marzo 2016.

sbam_milomanara-cartoomics3-750x400Novità assoluta era quest’anno il VideogameShow, evento dedicato al mondo dei videogames e degli youtubers.

Il centro dell’attenzione era ovviamente per i fumetti ma non sono mancate aree dedicate a Giochi da tavolo, cosplay, videogame e cinema… Per quanto ci riguarda ovviamente l’attenzione è per l’area fantascienza. Gli appassionati di Star Wars, Star Trek, DoctorWho hanno ritrovato i vari gruppi ufficiali italiani, ormai ospiti abituali dell’evento milanese dedicato al mondo dei comics, ma anche spazi dedicati all’editoria legata al mondo della fantascienza. Attesissimo è stato anche il debutto di una nuova area dedicata alla serie sempre più cult, DoctorWho, con un tardis a grandezza naturale in cui vivere l’ebbrezza di un salto tempo-dimensionale in piena regola.

I nostri “inviati” sul posto ci stanno inviando un po’ di foto dell’evento appena trascorso che condivideremo con voi in questo post appena possibile… qui di seguito…

IMG-20160313-WA0005 IMG-20160313-WA0002 IMG-20160313-WA0001 IMG-20160313-WA0000

Tom Clancy’s The Division: Come partecipare all’Open Beta

E3_Beta_Web_206776


Conclusa la fase Closed Beta, recensita nel nostro articolo, Ubisoft ha programmato una seconda run per partecipare alla Open Beta (dal 19 al 21 Febbraio)…e , sì, questa volta è aperta a tutti!

Da oggi si può pre-caricare il titolo sul vostro PC, ma attenzione che i file da scaricare sono ben 26,32 Gb.

Per parteciparvi è molto semplice! Per i neofiti vi riporto questa breve “guida”

  1. Scaricate e installate il Client Uplay.
  2. Avviate Uplay e create un Account Ubisoft .
  3. Fatto ciò, Cliccate nella sezione in alto a sinistra notizie.
  4. Qui troverete un “banner” Join the division open beta, cliccatelo.
  5. Ora troverete nella vostra libreria digitale il suddetto titolo.
  6. Scaricatelo….

Ci vediamo a New York gente!


 

NetCityShop

“Se una notte d’inverno un viaggiatore” è il titolo di un famoso romanzo di Italo Calvino, pubblicato nel 1979. L’opera è una riflessione sulle molteplici possibilità offerte dalla letteratura e sulla impossibilità di giungere a una conoscenza della realtà. Parallelamente, si potrebbe trasportare questa riflessione anche nel più circoscritto mondo reale che ci contorna : non riusciremo mai ad avere una conoscenza della realtà univoca, troppi sono gli elementi che ci circondano, ci influenzano e ci distraggono. Così, è possibile che la nostra visione della realtà sia sopraffatta dalla memoria o, a volte per pigrizia, dalle più familiari consuetudini.
Trasporto questo mia riflessione alla mia città natale, Terni, dove trovare qualcosa al di fuori dell’ordinario è già una esperienza che sfiora il mistico. Abituato quindi al suo tran-tran “standard”, è stato soprendente per me imbattermi, nella sua piccola realtà cittadina, nel negozio NetCity.

1

 

Ecco alcune foto del vastissimo assortimento:

2

3

NetCityShop esiste dal 2001, ma è stato rilevato a Giugno 2015 dagli attuali proprietari.

4

La tuta di Actarus è in realtà una tuta da moto. Incredibile!

5

Lo riconoscete il casco nella vetrina ?

I caschi che vedete nelle foto, sono stati realizzati su commissione da un loro artista, una produzione artigianale di altissima qualità.

 

6

E questo “oggettino”, lasciatemelo dire, avrei tanto voluto portarmelo a casa..

7

Il titolare, Alberto, con in mano uno dei caschi più desiderati..

Sono molti i servizi, oltre alla vendita, offerti da NetCityShop. Per aiutare tutti i cosplayers, ad esempio, hanno contatti con una sarta specializzata, sia per la realizzazione completa dei costumi, sia per la sistemazione. Possono realizzare anche peluche su misura a tema. Inoltre sono in grado di offrire un servizio di progettazione e realizzazione di teche per blaster e prop, oltre a vetrinette per collezionisti.

Uno dei servizi che mi ha maggiormente interessato è lo “scouting” di oggetti da collezione su Internet, ovvero NetCityShop si può occupare di ricercare, esaminare e consigliare per l’acquisto, tramite internet, di articoli da collezione e/o prop e articoli per cosplayers.

Ho avuto la fortuna di incontrarli e conoscerli durante il periodo natalizio, subito dopo l’uscita di Episodio VII, del quale abbiamo discusso nei minimi particolari e ne ho approfittato per fare qualche piccolo regalo di Natale.

Il negozio è anche online : www.netcityonline.com

Su Facebook : https://www.facebook.com/netcityshopterni

Su ebay: http://stores.ebay.it/NetcityShop-Terni

Vedere tanta passione e disponibilità nel proprio lavoro, in un settore che nella realtà di Terni, ha sempre faticato a decollare, è stato come vedere un faro nella notte, cogliendomi veramente di sorpresa.
A presto!

Tom Clancy’s The division: impressioni della versione beta

Salve gente!

Oggi parleremo di Tom Clancy’s The Division.

E3_Beta_Web_206776

Come immagino ben saprete il grande Tom Clancy, deceduto il 1° Ottobre 2013, ci ha regalato moltissimi videogiochi con trame mozza fiato, Splinter Cell Ghost Recon , Raimbow six per citare i più famosi. Ma anche film: il celebre “caccia a ottobre rosso“, con Sean Connery.

La sua ultima opera è The Division.

Vi chiederete di cosa parla questo gioco?

Bene vi spiegò!

Il gioco è ambientato a New York, ma non come la conosciamo noi!

A causa di un misterioso virus, diffuso con lo shopping sfrenato del Black Friday, la società si trova sull orlo del baratro. In pochi giorni le forniture di acqua e cibo scarseggiano, così da uccidere i pochi superstiti, mentre aumenta la criminalità “forzata” per accaparrare le ultime scorte. Il presidente attua la direttiva 51 per contrastare il virus, ma dopo 15 giorni estenuanti fallisce… Così come ultima speranza viene schierata la SHD (Strategic Homeland Division), conosciuta meglio come “The Division”. La loro missione è: riportare ordine al caos, e soprattutto scoprire chi ha creato il virus!

“Quando la società crolla, inizia la nostra missione”


E315_TCTD_Final_screenshot_Macys_213016Computer di prova:

  • Intel i5 4670
  • NVidia GTX 970
  • 8gb ram

Grafica al max (ultra) con lievi cali di Fps. (Secondo Ubisoft, la versione Beta è una release ormai vecchia, quindi il gioco finale si presenterà meglio ottimizzato)


New York…. New York! 

La versione proposta in The Division della “Grande Mela”, è un pò inconsueta, la vedrete come mai prima d’ora!  a causa del virus, e del panico generato da esso, avrete di fronte un panorama apocalittico! Macchine ferme con sportelli e cofani aperti dopo le razzie, camion dei pompieri fermi dopo aver estinto incendi… Ecc ecc. La mappa, seppur non è l’intera New York ma Midtown Manhattan, è stata creata scrupolosamente in scala 1:1, si avete capito bene in dimensione reale! Nella versione Beta la mappa non era tutta accessibile, ma il colpo d’occhio è davvero notevole!

La versione Beta iniziava, facendovi scegliere uno dei personaggi preimpostati, (nella versione finale, si potrà modificare a piacimento il proprio personaggio e saranno max. 4 per account). Appena scelto, verrete catapultati tramite elicottero nella base di Hudson Pier. Dove incontrerete altri giocatori online, (una sorta di punto di ritrovo per gli agenti). Inoltre sono presenti diversi mercatini dove acquistare e vendere, munizioni, equipaggiamento, modifiche per armi, e cibo….

Esplorare New York

Usciti dalla base, vi ritrovete soli. Perché l’esplorazione di New York si potrà effettuare, soli o con un gruppo di massimo 4 amici (da invitare che siano già amici o persone presenti nelle aree multiplayer; premendo tab si può inviare la richiesta per entrare nella squadra). Le zone online, presenti nella Beta sono la Base di Hudson Pier, e la Dark Zone di cui parlerò approfonditamente dopo….

In giro per New York potrete affrontare la campagna single player (una missione anch’essa in Beta), con missioni principali, e secondarie. Inoltre è possibile aiutare alcuni civili in difficoltà, donandogli Kit Medici e cibo, o uccidendo i loro agressori, in cambio riceverete esperienza per progredire di livello (come per tutte le missioni e varie azioni), ma anche qualche bella giacca in pelle, ginocchiere e altro materiale random… Ma attenzione perchè potreste trovare gruppi di nemici ben armati! E non saranno calmi come i civili! Più alto è il loro livello, più sarà difficile ma di contro troverete ottime ricompense!

Per farvi un idea generale, e per vedere la bella New York dinamica vi posto il mio video walkthrough

Le regole della Dark zone

Le dark zone (DZ) sono aree infette, (per entrare/uscire bisogna passare un Checkpoint di decontaminazione) dove si è scatenato il letale virus, infatti sono presenti zone contaminate, dove per accedervi si ha bisogno di determinati filtri per la maschera antigas (liv: 1-2-ecc). Nella Beta in queste aree non c’era nulla, ma probabilmente nella versione finale del gioco, ci saranno molti avversari, o altri eventi, capaci di mettere in pericolo gli avventurieri; il bottino reperibile in queste aree dovrebbe essere molto cospicuo.

Inoltre gli equipaggiamenti (limite di 6 oggetti con il piccolo zaino, potenziabile) presi nella DZ, dovranno essere decontaminati. Per far ciò bisogna andare in una delle tante aree di estrazione, chiamare con un razzo l’elicottero, e aspettare circa 2min per agganciare il carico alla fune.

semplice? Non proprio!

Come accennato prima, la Dark Zone è un area online , infatti troveremo altri agenti…. Ma occhio alle spalle!, sebbene fanno parte della Division , possono “tradire” gli altri agenti. Parlando di bottini, se un player (magari in squadra con altri amici) vede che siete in possesso di un Ottimo bottino, non esiterà ad uccidervi! Magari colpendovi alle spalle! Infatti il punto è, che non si ci può fidare di nessuno! Per carità i player “calmi” ci sono, ma è meglio non fidarsi troppo! (un po come nella vita reale…)

Naturalmente gli agenti traditori, in base a quanti player uccidono ricevono una taglia.

Per una singola uccisione,  dura circa 80sec (il timer si ferma quando viene avvistato).

Le DZ sono divise a loro volta in altre aree, per livello giocatore. (Un giocatore di livello basso, non potrà avventurarsi in un area pericolosa di livello 10 e così via..)

Per farvi un idea della Dark Zone vi riportò il mio video.

Progressione personaggio

essendo un RPG (gioco di ruolo) il vostro alter ego, oltre ad aver un inventario dove inserire gli oggetti, avrà qui due livelli di esperienza. Uno per quanto riguarda la zona “normale” di New York, l’altro per la Dark Zone, quindi il grado aumenterà in base alla vostra posizione.

Progredendo, si guadagneranno dei punti da spendere nelle abilità che ci piacciono di più. (Come abilità di cura, lancia granate, e molto altro).

Inoltre il livello, servirà anche per equipaggiare armi più potenti (magari un bel fucile recuperato nella DZ). infatti più si aumenterà di livello, più si troverà equipaggiamento superiore, e anche nemici più forti.. così come accade in tutti i RPG.

In conclusione:

Il gioco, nonostante la scarsità di contenuti della Beta, si mostra in Gran forma. La carne a fuoco è molta, l’unica missione di campagna è stata abbastanza divertente (Giocabile anche in Co-op). i vari elementi RPG funzionano tra loro, rendendolo molto divertente ed appagante, soprattutto dopo aver tradito con successo qualche altro agente nella DZ….. Ma, c’è da verificare nella versione finale, come sarà gestito l’end game (ovvero la parte dopo aver “finito” il gioco, che longevità potra avere di conseguenza?): cosa ci sarà da fare, e se sarà supportato nel tempo, e quanti contenuti gratuiti usciranno. (i DLC a pagamento previsti sono 3, acquistabili in blocco con il season pass).

Insomma le premesse sono Ottime. Spero non sprecheranno quest’ottima occasione. Ormai la Beta si chiude restiamo in attesa di vedere la release finale.

Per ulteriori info, scriveteci nei commenti! Sono a vostra disposizione! 😉

la (fanta) geografia di Plutone

E’ di qualche giorno fa la notizia che alcune zone mappate su Plutone da parte della sonda New Horizons avranno nomi ispirati alle nostre passioni fantastiche.

Pare proprio che gli ingegneri della Nasa siano come noi: dei ragazzini nell’animo, con il pallino del fantasy e della fantascienza (potrebbe essere altrimenti?). Li nominiamo SpaceJokers sul campo per la loro decisione!

Lo hanno dimostrato più volte… già quando New Horizons tornò alla vita: la sonda della Nasa in viaggio verso Plutone si era ridestata dalla sua lunga ibernazione, proprio in un momento in cui si stava avvicinando al pianeta nano. Per quel momento chiave della missione scientifica lo staff aveva scelto una canzone iconica dei viaggi stellari, “Where my heart will take me”, di Russel Watson, che è stata la sigla di Star Trek: Enterprise. e questo motivato dal fatto che New Horizons è in viaggio verso una nuova classe di pianeti che non abbiamo mai visto, in un luogo dove non siamo mai andati… Dove nessun uomo è mai giunto prima….

e infine ora lo dimostrano le carte morfologiche di Plutone e Caronte che l’équipe di New Horizons ha compilato dando alle piane, alle macchie e ai numerosi crateri nomi come Vader, Kirk e Ripley. Tratti insomma dai nostri film preferiti, capolavori della letteratura fantastica e sci-fi, che potrebbero così riuscire ad aggiudicarsi un posto nel cosmo che hanno raccontato.

Screen Shot 2015-08-03 at 1_35_48 PM

Se sul nono quasi pianeta (in quanto decalssato a pianeta nano) la regola di utilizzare appellativi mitologici ha limitato la scelta ad esempio a Cthulu, entità ideata dallo scrittore H. P. Lovecraft, o Balrog, creatura dell’universo immaginario di Tolkien, su Caronte le fantasie dei ricercatori si sono scatenate. Giusto per citarne alcuni, sul massiccio satellite naturale saranno presenti la macula Mordor, i crateri Spock, Kirk, Sulu, Ripley, Uhura, Vader, Leia Organa e tanti altri con i nomi di personaggi e luoghi tratti da Star Trek, Star Wars, Alien, Il Signore degli Anelli, Doctor Who e Firefly. Ma potete acnhe voi divertirvi a guardare le seguenti mappe per vedere se scoprite altre “trovate” fantascientifiche!

mappa-caronte

1366069970883601809Sempre che le scelte del team della Nasa vengano approvate dall’International Astronomical Union (IAU), l’ufficio governativo con sede a Parigi che si occupa di assegnare i nomi agli oggetti celesti.

Noi SpaceJokers speriamo fiduciosi così chè Plutone si possa trasformare nella mecca degli appassionati di fantascienza.. o il nuovo Eldorado Sci-fi.